Recensione: Alba

inserito da

“Non sfidare la notte
La paura che hai dentro
È il tuo rifugio
Il buio è dentro di te
Insieme a te”


Quattro anni ci separano dal debutto dei symphonic metallers emiliani Sleeping Romance: “Enlighten” (2013), un disco in cui la band mostrava fin da subito un’attitudine naturale per un genere che ricorda da vicino le sinfonie dei primissimi Within Temptation, quando la solennità dell’orchestra ed il triste disincanto delle linee vocali regnavano incontrastate, prima che lo spirito crepuscolare del gothic metal declinasse verso lidi più commerciali. Un genere tipicamente nordeuropeo, spesso molto inflazionato, che con gli Sleeping Romance muove il suo geist verso sud, tanto che la stessa label ci presenta il gruppo come la “sensuale seduzione del Symphonic Metal Mediterraneo”: una band in ascesa e forte dell'esperienza sui palchi acquisita sul suolo europeo, considerato l’interesse dell’austriaca Napalm Records per la quale i ragazzi hanno recentemente firmato. Siamo dunque con “Alba” al secondo full-length per gli emiliani, un lavoro che non si allontana troppo dai temi crepuscolari evocati nel debut e nel successivo EP “Fire & Ice” (2014), vero e proprio prequel del nuovo album. Ad un songwriting più maturo si affianca una produzione notevolmente migliorata, finalmente limpida e cristallina sia nella parte più prettamente metal che in quella orchestrale.

Il disco è un concept album che narra la storia di “Alba”, in un percorso attraverso le tenebre dell’esistenza e verso la speranza emanata dalla luce, contro i fantasmi che, nel bene e nel male, fanno parte di ognuno noi. Un viaggio periglioso, racchiuso tra “Overture – Twilight” ed “Underture – Daylight”, intro ed outro orchestrali prettamente cinematografici in cui il compositore e chitarrista Federico Truzzi ci accompagna tra archi e cori nel mood solenne delle vicende.
Si parte subito con uno tra i pezzi più efficaci del platter: il singolo “Where the Light is Bleeding” ci accoglie con la voce suadente di Federica Lanna (qui la nostra intervista), molto più matura e consapevole sul piano vocale dai tempi del debut, in un brano che ci conquista subito con un refain immediato e ficcante, ed un bel break voce e pianoforte dove ci sembra di sentire gli echi di una giovane Sharon den Adel.
Interessante la fusione tra orchestra e guitar-work di Federico, anche se in diversi casi le chitarre e la sezione ritmica finiscono un po’ troppo sotto la voce; abituati forse fin troppo a suoni bombastici come quelli di band come gli Epica, gli Sleeping Romance finiscono per risultare più raffinati ma anche meno impattanti nei passaggi più duri.
Tra gli highlight del disco segnaliamo tra i brani più veloci e diretti “Lost in My Eyes” e “Through the Looking Glass”, tra i lenti senza dubbio la ballata “Accross the Sea” ed il mid-tempo “My Temptation”, pezzi in cui la band riesce ad ammaliare con personalità nella perenne tensione tra le delicate linee vocali e la potenza del riffing.
Chiusura da buona tradizione con una suite dal minutaggio più generoso, “Alba”, titletrack da sei minuti e mezzo in cui la band si concede un ultimo arrembaggio nel conflitto tra luce e tenebre, con un bel coro in italiano su un tappeto di doppia cassa. Non sfidare la notte…

Alba” è un disco costruito su un songwriting solido, che segna un importante traguardo per gli Sleeping Romance, ma anche un nuovo punto di partenza per la band. Per emergere oltre un genere che ha già detto molto, se non tutto, negli ultimi vent’anni (eh si, “Enter” è del 1997… come passa il tempo!), gli emiliani dovranno sfidare sé stessi e superare la dicotomia di luce e tenebre, in una terza dimensione che trascenda i vincoli del loro stesso genere. Ricercare, sperimentare, osare con personalità. Un percorso di evoluzione che è partito proprio dall’Olanda, talvolta con risultati sorprendenti ed inattesi, talvolta invece deludenti, ma che segna un passaggio ormai essenziale per ogni band di metal sinfonico dalìEuropa settentrionale al Mediterraneo. Nel frattempo, godiamoci quest’Alba luminosa.

Luca “Montsteen” Montini
 

 

 
75