Recensione: Alive

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Riuscire a seguire senza rischiare di fare confusione tutto quello che è accaduto ai Goblin, nome storico e imprescindibile del Prog rock italiano, dalla metà degli anni Settanta a oggi è impresa per intenditori: cambi di formazione e di moniker si sono succeduti con insistenza sino ai giorni nostri, tanto che, dati dell’anno scorso, le cronache davano per esistenti quattro varianti al tema principale.

Oggetto della recensione è Alive, doppio Cd registrato dal vivo al Crossroads di Roma il 22 aprile del 2011 da parte dei Goblin Rebirth, band formata poggiando su due colonne della musica tricolore e degli stessi Goblin della portata di Fabio Pignatelli (basso) e Agostino Marangolo (batteria). Accanto a loro, il chitarrista Giacomo Anselmi e l’accoppiata alle tastiere formata da Aidan Zammit e Danilo Cherni.

L’uscita griffata Black Widow Records - prevista anche in vinile in diverse colorazioni, Dvd e box in edizione limitata - si accompagna ad un libretto di dodici pagine costellato di foto più qualche annotazione tecnica afferente il concerto.

Scorrendo le diciotto tracce componenti Alive risulta impossibile restare inermi di fronte a capolavori conclamati della musica horror nella sua accezione filmografica insieme con altri pezzi suonati per la prima volta sulle assi di un palco della portata di: Buio Omega, Connexion, Death Dies, Witch e Le Cascate di Viridiana. A capitanare il lotto, per lo scriba, Profondo Rosso, traccia non a caso posta come ultima, ove la tensione ipnotica raggiunge il proprio orgasmo sinfonico.

Il doppio Cd non porta in dote alcuna chitarra fiammeggiante… men che meno urla sovrumane ed effetti splatter di sorta accompagnano un lungo viaggio attraverso caposaldi che ci hanno fatto tremare, per davvero, anni fa, grazie alla regia di un mago del thriller quale Dario Argento ma non solo, basti pensare anche a George A. Romero e Zack Snyder. Per coloro i quali hanno avuto la fortuna di emozionarsi piuttosto che inquietarsi in tempo reale - ma anche non - di fronte a pellicole quali Profondo Rosso, Suspiria, Tenebre, Zombi, L’Alba dei Morti Viventi e La Chiesa spararsi per più di una volta di fila Alive equivale a fare un viaggio a ritroso nel tempo, ove quasi per magia sulle note di Pignatelli, Marangolo & Co. si materializzano nella mente immagini che si pensava per sempre accantonate. Un percorso a tratti catartico, che per essere gustato al meglio deve giocoforza liberarsi dai blocchi mentali che impongono di pensare sempre e comunque a “quei” Goblin. Un esercizio non di certo facile, sia chiaro, dal momento in cui associato agli stessi Goblin in testa permane il disegno anni Settanta con il diavoletto rosso intento a suonare il violino oppure il ricordo di noi stessi che ci accingiamo a posare sul 45 giri di Profondo Rosso la puntina, incuranti del crepitio legato all’usura dei molteplici passaggi per quei solchi.

Incuranti del pensiero dei puristi reazionari e degli ultras più ortodossi del Prog italico i Goblin Rebirth hanno avuto il coraggio di mettere su due Cd brani immortali della musica tutta, quella che sa oltrepassare gli steccati mentali e di genere. Alla sensibilità di ognuno dare fiducia a un prodotto del genere…  

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

                     

 

GOBLIN NERO

Alive versione vinile

 

GOBLIN REBIRTH BAND

Goblin Rebirth

 
75