Recensione: Alive Again: The Breathing Shadow Part IV

Di Mauro Gelsomini - 15 Febbraio 2003 - 0:00
Alive Again: The Breathing Shadow Part IV
Band: Nightingale
Etichetta:
Genere:
Anno: 2002
Nazione:
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80

Dan Swano (che molti conosceranno per le sue collaborazioni con Millencolin, Katatonia, Arjen Anthony Lucassen e Novembre) formò originariamente i Nightingale nella seconda metà degli anni ’90 per controbattere alla proposta Death Metal degli Edge Of Sanity con un sound più orientato verso il prog/goth. Dopo due album (“The Breathing Shadow” e “The Closing Chronicles”) Dan riformò i Nightingale con suo fratello Dag (alias Tom Nouga) e registrò “I”. Completarono la band il bassista Erik Oskarsson (ex Godsend) e il batterista Tom Bjorn (Memory Garden). Ciò che viene fuori è un album completamente diverso dai precedenti, in cui domina la melodia delle calde vocals di Swano, la raffinatezza delle chitarre e degli arrangiamenti. Il risultato dunque è un hard rock / aor di pregevole fattura, curato con grande attenzione per i particolari, forte del fatto che non conta sulla ricerca della melodia facile, pur riuscendo nell’intento di risultare orecchiabile.
Molto è dovuto, come già accennato, alla timbrica calda e melanconica di Dan Swano, che concilia le linee happy di alcuni ritornelli con i fumi più decadenti di altri passaggi. In molti potrebbero pensare ai Ten nella loro versione più pop-oriented (specie con l’aor di “The Glory Days” e di “Shadowland Serenade” o lo straight rock di “Into The Light”). Tuttavia, alle linee vocali così catchy da rendersi proponibili per un pubblico più allargato, si affiancano arrangiamenti molto complessi e suoni di chitarra abbastanza pesanti: il rischio, se posso permettermi, è quello di allentare la presa, cioè buttarsi troppo sull’intimista, con la ricerca di soluzioni più ambient e d’atmosfera, come avviene in “Falling”, vista anche la timbrica medio-bassa di Swano: resta il fatto che sia grande la capacità di uscire in destrezza da situazioni di stallo, con cori strappa-consensi. Stesso discorso potrebbe farsi per l’insolita intro cantata, dalle tinte ambient, che stempera subito gli indugi con una hit come “Shadowman”.
Molto bello anche il rock della lunga (oltre 11 minuti) “Eternal”, con tanto di tappeto di hammond, per un epic prog cangiante, struggente e vivace al tempo stesso. Ruggente “State of Shock”, gran lavoro di chitarra ad inizio brano, poi freschi cambi di tempo e tonalità (chi si ricorda dei Legs Diamond alzi la mano) con voce e chitarra sotto “effetto Wa-wa” che duettano in maniera impeccabile. Aor super armonioso e, a dire il vero, un po’ melenso, per “The One”, in cui l’hammond iniziale riecheggia “1984” di Van Halen, mentre appare piu’ Led Zeppelin oriented la conclusiva “Forever and Never”, che consta di repentini cambi d’atmosfera assimilabili a qualche trovata Kansas, soprattutto sui break del refrain. Forse ai più ortodossi potrà non piacere il feeling tutto commerciale della musica dei nuovi Nightingale, ma io promuovo senza dubbi un disco ben suonato, ben cantato e arrangiato con classe come questo “Alive Again”, e rimango in attesa di eventuali sviluppi (leggi: live show).

Tracklist:

1. Recollections
2. Shadowman
3. The Glory Days
4. Falling
5. Into the Light
6. Eternal
7. State of Shock
8. The One
9. Shadowland Serenade
10. Forever and Never

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