Recensione: All Fear The Axeman

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Come scritto a pagina due del libretto che accompagna il cd, All Fear The Axeman è un tributo agli Omen che scaturisce da un’idea partorita da Alessio “Alemosh” Aondio, giovane dannato dell’HM classico, nonché apprezzato collaboratore saltuario anche sulle pagine di Truemetal. Trovata la piena collaborazione di un altro malato delle sonorità tradizionali ed eroiche del Metallo quale Giuliano Mazzardi, uomo-tutto della My Graveyard Productions, non gli resta che imbragare band nazionali degne e portare avanti il progetto, dopo aver avuto la benedizione di Kenny Powell, chitarrista e fondatore degli Omen.

Quindici i gruppi, fra nuove e più consolidate realtà, che accettano al volo evitando le solite menate all’italiana e l’idea inizia a prendere corpo. Il periodo oggetto del tributo riguarda i dischi degli Omen con il mai troppo compianto J.D. Kimball alla voce, interprete di assoluto spessore a livello mondiale, purtroppo prematuramente scomparso nel 2003, ossia: Battle Cry, Warning Of Danger, The Curse e l’Ep Nightmares.

Il lavoro procede, l’entusiasmo mitiga le difficoltà e i momenti di scoramento, Aondio trova un’ottima spalla in Guido Tiberi, chitarrista degli Axevyper, per quanto attiene la parte grafica e, quasi per magia, il tutto si concretizza nel parto di un dischetto ottico in questo 2012. Booklet di ben venti pagine con copertina curata da Tiberi stesso che non si fa mancare nulla: foto delle band coinvolte, line-up, riflessioni personali, ringraziamenti reali e sentiti, efficacissime espressioni in dialetto lariano da urlo e qualche bella svista, che fa tanto Italian Way of HM anni Ottanta. Chiusura affidata alla doverosa dedica, con foto degli Omen d’epoca, allo stesso J.D. Kimball.   

A livello artistico, in generale, All Fear The Axeman an Italian Tribute to Omen si muove attraverso la riproposizione di brani dei cult heroes americani strettamente ispirati agli originali, senza variazioni stilistiche da segnalare, quindi all’insegna dell’integrità.

Fra i più convinti e possenti la vitaminizzata Last Rites degli Axevyper, la rozzissima – in senso positivo, sia chiaro, ma nello stesso tempo incredibilmente rasente alla primigenia – Be My Wench degli Stonewall, classico il trademark thrash a la Overkill dei National Suicide in Termination, così come lo spirito Speed Metal degli Asgard si riversa su Warning Of Danger e quello degli Alltheniko comprende i sei minuti scarsi di The Curse, tutti interpretati su registri alti.  Metallone al galoppo di stampo epico ed enfatico ricordante di molto gli Omen-Omen, quantomeno a livello di mood, in Teeth of The Hydra, da parte dei sardinian attacker Icy Steel, gruppo dall’immagine HM fortissima.  

L’alto profilo di Mr. Damien King III Rick Anderson sostiene la classe degli altri Martiria impegnati in Don’t Fear The Night, uno degli episodi meglio riusciti del disco, da segnalare anche Death Rider dei Balrog e Ruby Eyes (Of the Serpent) da parte dei Red Warlock. Peccato per i Prodigal Sons, penalizzati da una resa alla casse che non rende giustizia alla potenza di fuoco dei cinque bresciani.

In definitiva All Fear The Axeman si conferma lavoro d’insieme interessante, degno di portare in copertina il logo originale dei leggendari Omen, campioni dell’Epic Metal di classe e sostanza ma non solo, un modo elegante e pregno di passione per ricordare a tutti che un cantante come J.D. Kimball non lo si trovava di certo all’angolo della strada e certe canzoni non moriranno mai.

     

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 


Tracklist:
01. The Axeman (Walpurgis Night)  
02. Battle Cry (Aeternal Seprium)  
03. Last Rites (Axevyper)
04. Be My Wench (Stonewall)
05. In The Arena (Etrusgrave)
06. Termination (National Suicide)
07. Dragon's Breath (Bringer Of War)
08. March On (Darking)
09. Warning Of Danger (Asgard)
10. Don't Fear The Night (Martiria)
11. The Curse (Alltheniko)
12. Death Rider (Balrog)
13. Ruby Eyes (Of The Serpent) (Red Warlock)
14. Die By The Blade (Prodigal Sons)
15. Teeth Of The Hydra (Icy Steel)

 

 
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