Recensione: Amsterdamned Hellsinki

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Lo scarno promo fornito dalla Listenable Records e le altrettante, vaghe notizie che si possono reperire in giro, anche dopo una lunga ricerca, non svelano il mistero: chi sono questi Tornado? Chi si cela dietro quest’anonimo moniker e questi improbabili ‘war name’? Tale curiosità trova naturale voglia di soddisfazione per un motivo assai semplice: “Amsterdamned Hellsinki” è un travolgente, folle, devastante, riuscito e raro esempio d’incrocio fra thrash metal e sleeze rock! Talmente riuscito che è lecito pensare che dietro a questo progetto ci siano dei professionisti non certo di primo pelo, anzi... comunque sia, accontentiamoci di quel che passa il convento e andiamo avanti.

Andiamo avanti ponendo l’attenzione sull’aspetto principale della questione: la musica. E qui, davvero, sorge spontanea la sorpresa per un sound fresco e scoppiettante, nello stesso tempo duro e possente; dotato di un tiro straordinario, da ribaltare a 360° anche il più assonnato dei metalhead. È un sound che coniuga perfettamente il ritmo sciolto e irresistibile dello sleeze rock alla potenza e veemenza del thrash metal. Facendo fede al nome, il quintetto di Amsterdam non si ferma nemmeno un attimo nello sciorinare, nota dopo nota, una proposta musicale impetuosa, debordante energia da tutti i pori, piena zeppa di melodia e di violenza sonora. Tutto ciò grazie all’evidente padronanza degli strumenti da parte del combo olandese e – ed è questo il vero segreto della bontà della formula – del sicuro, enorme background culturale che si erge alle spalle dei Nostri.
Non occorre scorrere le influenze dichiarate dal gruppo stesso per accorgersi della gran quantità di musica d’ogni genere masticata in passato dai membri dell’act nordeuropeo (Slayer, Mötley Crue, Guns’n’Roses, Black Sabbath dell’era di Ozzy, Ratt, Kiss e chi più ne ha più ne metta). Questa qualità esecutiva non trova certo sfogo in aridi tecnicismi o in inutili arzigogoli musicali ma, semplicemente, nel ritmo. Un ritmo dalla naturalezza disarmante, pieno e vivo, quasi dotato di vita propria. Uno solo l’obiettivo: travolgere tutto e tutti senza addentrarsi negli oscuri territori dell’estremismo metallico. Incredibile poi, almeno per chi vi scrive, l’aver saputo far confluire – grazie a un magico imbuto – tutte le su citate influenze in un sound unico, personale e riconoscibile fra mille. Fatto questo, raggiungibile da pochi ensemble se si pensa all’inflazione di gruppi-clone di cui è invaso in mercato discografico internazionale in ambito metal.

La spiccata attitudine dei Tornado a prendere la gente e tirarla per i capelli esplode immediatamente. Dopo il fallace intro “A Bold Statement”, “Hate Worldwide” è uno schiaffo in piena faccia, incontenibile in tutti i suoi passaggi; dalle strofe al ritornello, con quel dannato ‘riccioletto’ del riff portante che si stampa al volo, per rimanervi, all’interno della scatola cranica. E il ritmo sale... sale... grazie alla micidiale macchina prima composta da Ben Varon al basso e da Juhana “Starvin Marvin” Karlsson alla batteria. È impressionante, anche, il muro di suono eretto dalle chitarre ritmiche capaci, inoltre, di ricamare soli al fulmicotone di pregevole fattura. E Su tutto, come una ciliegina sulla torta, l’irriverente, sciagurata e folle voce di Superstar Joey Severance, il cui tono somiglia un po’ a quello dell'Ozzy dei tempi migliori. Se “Hate Worldwide” difficilmente perdona qualcuno, “3 Of 8” spazza via quel che per caso fosse rimasto in piedi: la sua devastante strofa fa ruzzolare le ossa dell’orecchio interno verso l’annichilazione, coincidente con il lacerante, terminale guitar-solo. Una canzone che saccheggia tutto e tutti. Esattamente come “Massive Extinction Impact”, altro deciso spintone in direzione della zona più rovente dell’inferno. Le linee melodiche di Severance s’intrecciano a meraviglia con le cuciture delle soliste (in odore di Slayer...), per poi partire a razzo verso la velocità della luce e quindi rallentare all’improvviso allineandosi a rabbiosi mid-tempo. “Eugenics” dimostra quanto sia elevata la forza muscolare dei Tornado nell’addentrarsi nei territori di un infuocato slow-tempo pesante come un macigno; salvo accelerare, poi, vertiginosamente verso lo Zenit. “Ignorance Is Thy Name”, sempre basata su un thrash da spaccare i sassi, mostra forse di più degli altri brani il grezzo e ruvido lato dello sleeze rock, con i suoi cori stentorei e riottosi. Finalmente, una pausa: “Noora”, lisergico stacco che prepara come si deve al furibondo attacco all’arma bianca di “Blue”. Un pezzo derivante dalla fusione fra glam e thrash... un’altra devastazione, se si osa andare dietro alle rapidissime strofe cantate da Severance! Un umore un po’ più tetro del solito ammanta l’atmosfera di “Priesthood Pedophilia”, song grezza e ruvida come la carta vetro a grana grossa. “Diva”. Semplicemente un’altra mazzata thrash cui, davvero, è impossibile resistere. “Tunisia Uprising” fa invece il verso agli Exodus e Metallica con una durissima parte ritmica dettata dalle sei corde su un suono compresso e poi stoppato dal palm-muting. Dopo un incipit vigliaccamente calmo e tranquillo, improvvisamente deflagra come una bomba “Rise Disciples, Rise”, altro pezzo (e ultimo) dallo strattone incontenibile e dal refrain da trascinare chiunque, in uno stato di trance ipnotica, nel più profondo girone dell'Ade.  

Termino il più sinteticamente possibile: fatelo vostro, “Amsterdamned Hellsinki”. Tutti. Subito.

Daniele “dani66” D’Adamo


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Track-list:
1. A Bold Statement 1:04
2. Hate Worldwide 4:05
3. 3 Of 8 4:29
4. Massive Extinction Impact 3:19
5. Eugenics 3:19
6. Ignorance Is Thy Name 2:33
7. Noora 1:13
8. Blue 3:36
9. Priesthood Pedophilia 3:29
10. Diva 4:46
11. Tunisia Uprising 4:26
12. Rise Disciples, Rise 3:52

All tracks 39 min. ca.

Line-up:
Superstar Joey Severance – Vocals
Michiel Rutten – Lead Guitar
Ben Varon – Lead Guitar
Pekka Johansson – Bass
Juhana “Starvin Marvin” Karlsson – Drums
 

 
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