Recensione: ??? ???????? ????????? [An Hour Of Bloody Sacrament]

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Dalla Russia arrivano gli Scream In Darkness, fieri propugnatori della propria lingua madre che, al pari di altri connazionali, utilizzano l’inglese solo per i titoli delle song (e degli album), a uso e consumo dei redattori stranieri soltanto.  

“An Hour Of Bloody Sacrament” è il terzo full-length della band moscovita che, per festeggiare i dieci anni di attività, lo impacchetta in una splendida edizione deluxe, apribile ‘a fiore’ e dotata di tutte le informazioni necessarie, ovviamente in rigoroso e intelligibile ai più alfabeto cirillico.

I Nostri propugnano death melodico vigoroso e travolgente, ricco di armonie a volte assolutamente coinvolgenti. Seppur non siano direttamente legate alla tradizione popolare, queste ultime sanno comunque molto di terra, cielo e persone. Terre gelide e sconfinate, sferzate da sempiterni venti ghiacciati che sibilano fra le infinite distese dei boschi. I cui odori, sapori e, soprattutto, echi di memorabili nonché leggendarie epoche passate che mai più torneranno, permeano sino al midollo il platter (“Comprachicos”). Non si tratta di un’intromissione pesante come per esempio quella dei Nokturnal Mortum, che trascendono addirittura nel folk: alla fine lo stile degli Scream In Darkness è legato indissolubilmente ai dettami del melodic death metal e da lì non ci si muove. Anche se si tratta di una tipologia ben lontana da quella scoppiettante che è dilagata nei paesi scandinavi negli anni ’90.

Al contrario, Yuriy “Lemmy” Golovko e i suoi due compagni aggrediscono costantemente l’auditorio con violentissime bordate di puro death metal, in alcuni momenti bagnato nel black (“Caligula”), raggiungendo e anzi superando la folle barriera dei blast-beats (“Chimeras”, “Rejoice Again, Death!”). Proprio Golovko, peraltro, si rivela un ottimo vocalist, capace di alternare con pari abilità growling e screaming mantenendo sempre e comunque una certa flessibilità nel seguire le linee armoniche. Linee che, pur essendo costruite sull’immane lavoro della chitarra di Max “Dark” Kryukov, davvero instancabile nell’erigere lo sterminato muraglione di suono che regge tutto l’insieme, a volte sono rimpolpate con delle orchestrazioni assai riuscite, foriere – come più su accennato – di quel senso di grigia oppressione che solo i desertici paesaggi siberiani sono in grado di alimentare.

In tali sensi, è proprio la già citata “Comprachicos” che riassume a sé tutte le caratteristiche peculiari della formazione asiatica: furiose accelerazioni, repentini rallentamenti, ariose sinfonie, grande melodiosità ed enorme senso epico. Il problema, se così si può dire, è che tutto ciò non si trova con continuità, nel disco. Del resto, se ci fosse una compattezza del genere ci si troverebbe di fronte a un vero e proprio capolavoro. Così non è ma “An Hour Of Bloody Sacrament” resta in ogni caso un’opera più che degna di menzione.

“Revenge 3” fa il paio con “Comprachicos” per via della sua splendida musicalità, legata a un incedere marziale che fa onore alla Madre Russia, al suo popolo e alla sua storia. Una song ottimamente riuscita che, assieme all’altra, è la strada giusta per il miglioramento definitivo dell’ensemble di Mosca. Lasciando magari perdere quell’approccio un po’ troppo legato alla tradizione heavy metal che emerge in “Scream” e che, almeno a parere di chi scrive, invecchia precocemente il sound così bene elaborato dal poderoso trio.           

Daniele “dani66” D’Adamo
 

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