Recensione: Andem

Di Leonardo Arci - 15 Settembre 2006 - 0:00
Andem
Band: Andem
Etichetta:
Genere:
Anno: 2006
Nazione:
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58

Power metal dalle forti contaminazioni gothic è quanto ci propongono questi Andem, band russa formatasi nel 2005 e composta dalla singer Natalie e dal chitarrista e tastierista Sergey Polunin, che in questo disco si avvalgono della collaborazione in qualità di ospite di Nikolay Korshunov, membro dei connazionali Arteria, al basso. Come si evince la band non ha al proprio interno un batterista, ed è questo il motivo per cui si è ricorso ad una drum machine, sotto la supervisione di Polunin, che rappresenta il vero punto debole dell’intero lavoro.

Come accennavamo ad inizio recensione ci troviamo di fronte ad una pregevole commistione di generi che vanno dal power più orecchiabile, complici interessanti ma ridotti assolo di chitarra e linee melodiche accattivanti affidate alle tastiere, al gothic più ispirato grazie alla voce di Natalie, la cui prestazione si afferma come preponderante nel sound complessivo degli Andem. Le potenzialità dunque per esordire con un lavoro di buona fattura c’erano tutte, purtroppo le parti di batteria finiscono per comprometterne il risultato finale. Recensire un album di debutto e indirizzare critiche negative alla produzione appare di una scontatezza talmente ovvia da far venire inevitabilmente meno la credibilità dello scribacchino di turno. In questo caso purtroppo certe osservazioni vanno comunque fatte, per rispetto verso i lettori e finanche nei confronti della band stessa. Le parti di batteria sono assolutamente fuori luogo, registrate su livelli troppo alti rispetto agli altri strumenti, in qualche caso fuori tempo, del tutto avulse dal contesto sonoro, con quel suono plastificato e con tempi monotoni da risultare davvero indigeste.
Il demo consta di 5 pezzi compresa la breve intro nella quale vengono svelate le coordinate stilistiche lungo le quali si svilupperà l’intero lavoro. Nine circles of heaven esordisce con un buon riffing di chitarra piuttosto accattivante, sul quale si innesta la voce da soprano di Natalie, accompagnata da alcuni inserti di growling che rendono la traccia complessa ma interessante. Peccato per l’errata programmazione della drum machine, troppo monotona, e per il missaggio finale che non ha saputo ben amalgamare tutti gli strumenti. From nothingness ripercorre gli stilemi anticipati nella precedente canzone, anche se fanno capolino inserti tastieristici che rendono la composizione più orecchiabile e meno diretta (da notare il solo di piano centrale, dal sapore vagamente barocco). Mad angel esordisce con un bel riffing di Polunin e un egregio tappeto di tastiere di sottofondo; la prestazione tuttavia da sottolineare è quella della cantante la quale dimostra versatilità non comune ed una impostazione lirica personale mai debitrice alla pluri osannata Tarja & co. La conclusiva Pendulum of life inizia con un raffinato arpeggio di chitarra e si assesta su ritmi più lenti anche se nelle poche accelerazioni la batteria non convince per nulla; tuttavia la qualità della traccia non risulta penalizzata più di tanto considerata la buona prestazione dell’intera band, in particolare del già citato Polunin che sprigiona un ottimo assolo centrale accompagnato da cori decisamente epici e pieni di pathos.

Dalle poche informazioni disponibili su internet sembra che la band abbia reclutato un batterista inserito in pianta stabile nella formazione. Scelta da apprezzare ed appoggiare incondizionatamente visto che, se fosse stata fatta prima, sicuramente questo lavoro avrebbe riscosso giudizi e voti più favorevoli.

Leonardo Arci

Tracklist:
1) Intro
2) Nine Circles of Heaven
3) From Nothingness
4) Mad Angel
5) Pendulum of Life

Total running time: 17.20

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