Recensione: Annihilate The Enemy

Di Stefano Risso - 9 Gennaio 2007 - 0:00
Annihilate The Enemy
Band: Jasad
Etichetta:
Genere:
Anno: 2005
Nazione:
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70

Alfieri di una scena sempre più malata e in espansione, i Jasad ritornano sul
mercato con il secondo album, Annihilate The Enemy, mantenendo sempre
alta la bandiera del brutal marcissimo e senza compromessi. Tutto nella norma se
non fosse per il paese di provenienza di questi quattro musicisti, ovvero
l’Indonesia. Elemento non di poco conto, che se alla stragrande maggioranza dei lettori
non dirà assolutamente nulla, per i più devoti alle sonorità appena citate è
sinonimo di violenza purissima e senza freni, distillata secondo miglior
tradizione e nel pieno rispetto dei canoni, aggiungendovi anche quel tocco in
più che è il timbro vocale fognato tanto caro ai detrattori del genere,
persistentemente monotono e incomprensibile.

All’apparenza un disco come tanti altri nella scena underground -giudizio non
molto lontano dalla verità, ad essere onesti- che riuscirà però ad aprire una
breccia nei rudi cuori degli ascoltatori grazie alla genuinità e
all’immediatezza delle composizioni; i Jasad non si distinguono per chissà quali
capacità compositive, ma sul piano della frenesia e della pura devastazione è
meglio non sfidare il combo indonesiano, capace di elevare trame a dir poco
impenetrabili, compatte, semplici ma non scontate. Debitori di un certo sound
alla Brodequin (dei Brodequin meno tecnici, per intenderci, ma non
solo), i Jasad presentano
dieci brani che non ammettono pause o cali di tono, spezzando di tanto in tanto
il riffing serratissimo con qualche frangente slam e con ritmiche più avvolgenti,
dando prova di non essere solo dei “semplici” esecutori, dimostrando infatti
anche una buona capacità nel creare brani che non annientino solamente per la
ferocia riversata a fiumi, ma che si lasciano apprezzare anche per le felici
variazioni inserite e per la buona tecnica strumentale.  

Annihilate The Enemy non è certo esente da pecche e ingenuità varie, come la
scarsa fantasia di alcuni frangenti (specialmente nei primi brani del disco) che
assieme ad una produzione di “basso profilo” non aiuta a fare dei Jasad una
formazione fondamentale per il brutal, un destino che accomuna centinaia di band
in tutto il mondo tra l’altro. Ma nonostante tutto, brani come Getih Jang Getih
e la title-track Annihilate The Enemy hanno davvero una marcia in più rispetto
alla sterminata concorrenza, coniugando al meglio il lato più malato e
“ragionato” della musica dei Jasad, che snocciolano con FFF (dove si apprezza in
apertura uno dei ragli più gutturali e lunghi ascoltati ultimamente..), con
l’opener Raking The Weak, o con la nona Rotten Body Fluids, ad
esempio, delle autentiche
bordate che non potranno che allietare le orecchie degli ascoltatori, grazie
alla carica travolgente che i nostri riescono a creare con partiture semplici ma
dal grande impatto.

La sensazione è che i Jasad, supportati da una produzione adeguata e con
maggiore esperienza tecnica/compositiva, possano realmente compiere il fatidico
salto di qualità. Annihilate The Enemy è un album genuino e altamente godibile,
ben lungi dall’essere un’uscita da avere a tutti i costi, ma
che vi farà rimanere col grugno sul volto per tutta la sua durata. Solo ed
esclusivamente per cultori del genere.

Stefano Risso

Tracklist:

  1. Raking The Weak (mp3)
  2. Dismember Pleasing
  3. Binasakan Benih Bidadari
  4. Getih Jang Getih
  5. Annihilate The Enemy
  6. FFF
  7. Jemput Ajal, Cari Mati
  8. Pathetic Unidentified Obsession
  9. Rotten Body Fluids
  10. Bless My Wrath

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