Recensione: Apex Predator - Easy Meat

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Meglio tardi che mai.

Insomma, parliamoci chiaro, in tutta schiettezza: l'assenza di quest'ultimo lavoro targato Napalm Death sulla pagina del nostro portale è stata una grave assenza.

Vicissitudini redazionali, ovviamente non dipendenti da nessuno in particolare (ognuno di noi ha anche una vita privata da gestire), hanno fatto sì che tale album fosse fino a ieri finito nel dimenticatoio, inserito nel nostro database senza alcuna analisi degna alle spalle: inutile dire che, una volta resosi conto della immane mancanza, il sottoscritto si è, con sommo piacere, occupato personalmente di porre un buco definitivo a questa perdita.

Il mio parlare in tono tanto tragico si riflette ovviamente nei confronti della qualità, ovvero immensa, di questo platter.

'Apex Predator - Easy Meat' è stato, infatti, un atto coraggioso da parte di quella che può essere conosciuta, a tutti gli effetti, come una delle più importanti, se non più importante, grindcore band del globo. Un concept-album, basato sulle tematiche che tanto sono da sempre care al combo inglese: degrado in aumento, umanità prossima al picco, ingiustizie sociali quotidiane.

Il tutto riassunto in un'opera unica, mastodontica e dalla violenza assolutamente inaudita.

E nei versi di 'Hierarchies', dodicesimo pezzo qui in scaletta, ritroviamo tutta l'essenza di questa lunga storia di collasso in crescendo quotidiano.

 

We pushed it all too far
Those vicious cycles, ecocide
We spilled the blood of innocents
Hierarchies

 

Un ritornello cantato, della melodia: un qualcosa che forse ai fan più intransigenti avrebbe fatto andare di traverso persino un bicchiere d'acqua.

Ed invece, anche in questa veste, e partendo proprio da sottili innovazioni nel loro sound, i Napalm Death sono riusciti, in quel 2015, ad apporre il loro marchio anche quando le carte in tavola si fanno volutamente meno volgari, più elaborate: non che le scariche di violenza manchino, data la presenza in scaletta di brani talmente feroci e distruttivi da poter causare un genocidio auricolare se ascoltate ad un volume esageratamente alto.

Eppure l'arrivo dell'iniziale title-track, sembra voler puntare a ben altro che il solito massacro grind-oriented tipico dell'ensemble.

 

Come, the predatory to luckless
Spread-eagled, I am easy meat

 

Un brano fortemente atipico, atmosferico, privo di violenza ma non di tensione, quest'ultima talmente percepibile da lasciarti addosso la sgradevole sensazione di poter essere aggredito alle spalle da un momento all'altro da qualcuno, qualcuno in grado di staccarti le cuffie con violenza, per poi affettare il tuo corpo con una mannaia!

Quel qualcuno è Il Sistema, vale a dire quel meccanismo perfettamente difettoso, volutamente imperfetto, concepito dai grandi magnati del Pianeta, coloro che tengono le masse in pugno grazie a due cose: denaro e potere. E il primo abbraccia quasi sempre il secondo, anzi togliamo pure il quasi. E loro, i magnati, ne godono, godendosi tutti i pregi della vita lasciando ai loro popoli, quei popoli che loro stessi sono (più o meno) democraticamente chiamati ad amministrare come pastori, solo le briciole del loro losco pellegrinaggio finto-pastorale.

Questo è un fot*uto Mondo allo sbando, i Napalm l'hanno sempre detto: solo che qui alzano il tiro, sfoderando un disco coraggioso ed oltraggioso, in grado di innalzare il livello di denuncia sociale a livelli mai sfiorati prima nel corso della loro longeva carriera!

Perchè siamo tutti prede, prede dei predatori: il Sistema ci fo*te e ci inghiotte con esso, ci risucchia in esso assieme alla nostra stessa anima.

E i magnati, vale a dire i nostri burattinai, sono solo lupi vestiti da agnelli. Anzi, serpenti.

 

Awe at copulating snakes
Copulating snakes
Copulating snakes
These are copulating snakes

 

Ecco un altro pregevole estratto di succo del discorso, tratto dalla conclusiva 'Adversarial / Copulating Snakes'.

Serpenti in accoppiamento: la metafora del Sistema, balordo e progettato per essere perennemente nella linea di confine tra sbando e benessere apparente.

Così facendo, nessuno potrà mai pretendere di avere ragione, mai una parte prevalicherà sull'altra: a destra, coloro che fanno finta di nulla rantolando in un quasi-benessere apparente, a sinistra invece vi sono coloro che ogni giorno subiscono soprusi ed ingiustizie. Al centro loro, i serpenti, che sco*ano e si riproducono come i vermi che sono (- alla fine un serpente e un verme sono 'tecnicamente' simili, non riferendomi unicamente al lato puramente morale di tali individui - Nda), lasciando le masse a morire ammazzate l'una contro l'altra, in una guerra tra poveri.

Basterebbe solo aprire gli occhi: uccidere un tuo simile non avrebbe alcun senso in fondo, no? Ed invece continuiamo ad inginocchiarci al cospetto dei potenti che noi stessi disprezziamo...

 

Big strong boss
Have a query to raise
with my head underfoot
Face shaved on stone and
it's answer enough

 

Tali sono i primi versi di 'Dear Slum Landlord...', un'altra fucilata in pieno volto, sia per la violenza del brano stesso, basato su un tempo in constante evoluzione a violenza crescente, sia per i testi crudelmente reali di cui il brano (anzi, ogni brano) è infercito, il tutto mentre le vocals di Mark 'Barney' Greenway a tratti citano soluzioni vocali pesantemente alternative-metal (ricordandomi a tratti certe cose dei primi Alice In Chains nel ritornello).

Ma si tratta solo di pochi secondi, giusto in tempo per permettere al tipico massaco sonoro degli inglesi di risalire al potere in tutta la sua maestosità.

E, mentre brani come 'Smash a Single Digit' (ferocissimo e straniante come pocho altro nella carriera dei Napalm) e 'How the Years Condemn' (puro stile Napalm Death arricchito da un testo pullulante saggezza) vi ammazzeranno i padiglioni auricolari, arriverete di sicuro alla fine come tramortiti: come se il disco di colpo vi rapisse l'anima per trasportarla, metaforicamente parlando, all'interno di un qualsiasi programma sperimentale governativo segreto del ca**o, tipo MK Ultra per intenderci, per costringervi a subire overdosi di malata furia, alternate senza pietà a momenti di calma apparente dove la tensione cresce in sottofondo fino a causare attacchi di tachicardia in serie, per poi riprendere di nuovo quota in velocità e costringervi ad ulteriore stress e furia omicida in chiave musicale!

Ma alla fine ne uscirete sicuramente vivi, oltre che maggiormente consapevoli riguardo al fatto che il Sistema vi ha già fottuto. Possiamo solo peggiorare? Migliorare? Sta a voi, i Napalm Death vi hanno servito il Mal Di Vivere su un piatto di argento. Sta a voi percepire se vale la pena o no continuare su questa via o cambiare percorso.

 

Insomma, tolti alcuni momenti di sperimentazione...alla fine sono i soliti Napalm Death, è vero.

Ma questa volta, con qualcosa di più. E provate ad assistere ad un loro concerto senza almeno avere un livido addosso.

Un Capolavoro. Vero. Diffidate dai miscredenti.

Nessuno finora è riuscito a riassumere così bene il degrado della società da ogni punto di vista su un singolo disco.

Un Monumento. Un inno al decadimento, nella speranza che il futuro possa essere migliore.

 
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