Recensione: Apocalyptic Rhymes

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A due anni dall’uscita di ‘Deadhead Syndicate’, loro debutto discografico, tornano i tedeschi Septagon con ‘Apocalyptic Rhymes’, nuovo full Length prodotto dalla label Cruz del Sur Music ed uscito il 09 novembre 2018.

Il loro è un Heavy Metal con buone linee melodiche ed orecchiabili, tirato al limite per consentire l’esplorazione di sentieri tipici sia del Thrash che del Power.

Complice di questo eclettismo è la buona esperienza dei musicisti, membri od ex membri di altre band quali Atlantean Kodex, A cosmic Trail, Them e Lanfear, giusto per citarne alcune, rotanti intorno ai vari generi Progressive, Power, Epic, Doom ed Heavy Metal propriamente detto.  

Il gruppo conta anche su un buon cantante, Markus Becker, di voce sufficientemente estesa e vicino, come timbro e stile, più a quello americano che a quello tedesco. L’uso che Markus fa di queste sue qualità rende bene per quel che concerne la continuità melodica dei pezzi, ma influisce negativamente sulla cattiveria e sulla violenza che sta alla base del Thrash, elementi poco presenti nel Platter.     

Questo non vuol dire che ‘Apocalyptic Rhymes’  non sia duro od incisivo, semplicemente non può dirsi un album di vero Thrash. Poco male, le qualità per renderlo gradevole non mancano.

Tornando ai musicisti, il lavoro delle due asce, Markus Ullrich e Stef Binnig-Gollub, è ben espresso soprattutto a livello solista, mentre, per quanto riguarda la ritmica, anche se nulla manca loro, è stata tenuta un po’ sottotono a livello di produzione, dando più importanza alle pressanti sezioni di basso e batteria, curate rispettivamente da Alexander Palma e Jürgen Schrank.

In ‘Apocalyptic Rhymes’ domina, quindi, la varietà di stili, senza punte estreme, rimanendo legati tra loro da un continuo tessuto melodico che caratterizza il sound della band.

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I brani sono nove, introdotti da ‘The End’, una narrazione intensa e profonda accompagnata da una chitarra in sottofondo.

Il primo vero pezzo è ‘The Weight Of The World’, dirompente e trascinante, con strofe epiche, contro strofe accelerate ed un refrain che unisce la melodia della voce alla ritmica assillante della batteria. A parere del sottoscritto non può proprio dirsi un brano Thrash perché, come già detto, manca un po’ di violenza e cattiveria, ma ci va molto vicino.

Segue ‘Home, Sweet Hell’, un tempo medio immediato anticipato da un basso coinvolgente, che poi accelera e prende potenza. A tratti ricorda il primo lavoro dei Fifth Angel, soprattutto per come viene cantata e per la melodia del refrain; ottimo è l’assolo di Twin-Guitars, sapientemente accompagnato dal basso.

La terza traccia è ‘Apocalyptic Rhymes’, che alterna velocità a varie andature. Purtroppo, a parte dare il titolo all’album, dice poco e niente.

Il combo si riprende subito con ‘Make A Stand’, molto dura e compatta e con la successiva  ‘The Unfathomable Evil’, una mid-tempo struggente e rassegnata che si muove su un buon tessuto corposo di chitarre.

I Septagon attaccano l’attuale presidente degli USA con ‘P.O.T.U.S.A.’: dall’atteggiamento accusatorio, è un pezzo molto duro ed incalzante, alla quale segue ‘Cosmic Outrage’, frizzante e viva, con un buon assolo coinvolgente.

Non si può dire altrettanto della cupa ed inquieta ‘Nothingness Awaits’, altro brano che lascia un po’ così, senza arte né parte. Come si dice ‘non tutte le ciambelle riescono col buco’.

Chiude la lunga ‘Sunset Blood’, acustica, melodica e lenta ma al contempo tosta e corposa. Un buon finale.

Venendo al dunque, ‘Apocalyptic Rhymes’ è un album discreto, con una propria identità. Ha, purtroppo, qualche carenza a livello compositivo ma le idee espresse sono, per la maggior parte, positive.

Si spera che i Septagon continuino la loro crescita per poterci regalare altre belle emozioni.

 
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