Recensione: Apoptosis

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Quinto full-length in carriera per gli Allegaeon, "Apoptosis", a seguire lavori ben riusciti a dimostrazione di una avvenuta, quasi completa crescita tecnico-artistica in grado di esprimere ai massimi livelli la loro proposta musicale.

La quale consiste in una cosiddetta forma di melodic technical death metal, espressione indicativa della commistione di più sotto-generi quasi a voler dimostrare che, in realtà, ogni band di alto lignaggio come i Nostri fa storia a sé, elaborando uno stile personale e sostanzialmente unico. Tuttavia, per un necessario ordinamento atto inquadrare - per non entrare in confusione - ciò che, in sostanza, suona una determinata formazione, alla fine nascono (a volte) improbabili definizioni atte a centrare il modus operandi della formazione medesima.

Nel caso dell'act del Colorado, però, melodic technical death metal appare un giusto compromesso per mettere a fuoco un sound concepito per bombardare l'ascoltatore con delle micidiali bordate di death eseguito con perizia tecnica assoluta, addolcito da congrue dosi di melodia per un risultato finale eccellente, in grado di essere digerito sia dai fan della tecnica strumentale, sia da coloro che, nella musica, esigono di trovare forme melodiche accattivanti. Un po' come accade con gli Inferi, quintetto dalla caratteristiche natie simile a quelle degli Allegaeon.

L'intro strumentale 'Parthenogenesis' fa subito capire che si ha a che fare con un ensemble capace di eseguire con la massima abilità complesse e ardite strutture di suono, con una padronanza pressoché totale dei propri mezzi. Stupendi gli intrecci dei riff delle due chitarre, perfettamente riconoscibile in mezzo a un sound dalle infinite diramazioni ma sempre sotto controllo da parte di un combo che ha raggiunto la propria maturità musicale. Riff complicati ma allo stesso tempo perfettamente intelligibili, affiancati da assoli di pregevole fattura nonché di gran classe. Allineato alla norma il growling di Riley McShane, piuttosto anonimo, forse il punto debole di un sound pazzesco grazie, anche, all'estrema perizia di una sezione ritmica che spinge gli Allegaeon praticamente ovunque, sia nelle sezioni meno veementi, sia quando si tratta di spingere a fondo il pedale dell'acceleratore per spingersi al di là delle lande della follia, ove regnano i blast-beats.

Circostanza, questa, che si ritrova un po' in tutte le song; articolate e ricche sia di elementi virtuosistici, sia di armonie degne di menzione ('Extremophiles (B)'). Quando decide di attaccare, però, bisogna ammettere che il combo di Denver fa male, molto male. La potenza di fuoco è enorme, e la spinta energetica è tale da pressare la cassa toracica. Il muro di suono che idealmente, materializza il suono prodotto dai cinque cavalieri a stelle e strisce è gigantesco, impressionate sia per le due dimensioni planari ma, anche e soprattutto, per un grande spessore, originato da una furia che non ammette compromessi. Esemplificativa di questa metafora è l'eccellente 'The Secular Age', nella quale assume carattere di univocità l'immensa spinta erogata dai motori a curvatura che prendono il nome di basso (Brandon Michael) e batteria (Brandon Park); spinta avvolta - come getti di plasma - dai delicati arzigogoli disegnati dalle formidabili chitarre di Greg Burgess e Michael Stancel.

A questo punto, giunti alla stupenda suite finale 'Apoptosis' si ha la sensazione che Allegaeon abbiano da centrare ancora un pochino il loro stile, come se, detto in temine tennistici, avessero il braccetto corto. Un modo per dire, a parere dello scriba, che per arrivare a un sound irresistibile manchi un po' di melodia in più, sì da essere il primo gruppo di un neo-melodic death metal. Sono particolari, questi dettati da una sensibilità personale invece che di un freddo ragionamento analitico. Ma, si sa, la musica è arte e non ingegneria.

"Apoptosis" è un'opera in grado di soddisfare molti appassionati del metal estremo, la quale conferma il grandissimo valore intrinseco posseduto dagli Allegaeon che, forse, hanno bisogno di un pizzico di coraggio in più per rendere ancora più catchy la loro attitudine melodica.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 
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