Recensione: Armageddon Genesi

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Gli Eversin nascono ad Agrigento nel 2008 con il nome Fuoco Fatuo, che muteranno nell’attuale monicker nel 2008.

Come Eversin non hanno mai cambiato la formazione: Ignazio Nicastro al basso, Giangabriele Lo Pilato alla chitarra e Angelo Ferrante alla voce. Dal 2015 è diventato membro fisso anche il batterista Danilo Ficicchia.

Il loro genere viene definito Post Thrash o Groove Metal, nato negli anni ’90 come tentativo di mantenere in vita il Thrash Metal, in forte declino per via dei nuovi generi, quali il Grunge, che attiravano dalla loro parte molti fan, stanchi dell’alta velocità e della poca variabilità che offriva il genere.

Con il Groove la velocità venne messa quasi in secondo piano, esaltando le parti più lente del Thrash, appesantendole ulteriormente e rendendole martellanti. Per dare ulteriore forza si assimilò dal Death il modo di cantare in growl e l’utilizzo dei blast beat per le sezioni di batteria.

Gruppi fondamentali per dare spazio a tale genere furono, ad esempio, i Pantera, i Machine Head, i White Zombie ed i Sepultura, da un certo punto della loro carriera in avanti.     

Ultimato il tentativo di lezione di storia, torniamo agli Eversin. Nel 2008 le braci che alimentavano il Thrash invece di spegnersi si ravvivarono: i gruppi storici cominciarono a farsi risentire ed il pubblico manifestava nuovo interesse per loro e per chi stava nascendo.

Tra questi, appunto, il combo siciliano, che esordì a livello discografico nel 2010 con l’album ‘Divina Distopia’, che li mise subito in luce.

Nel 2012 fu la volta del valido ‘Tears on the Face of God’, album violento, suonato senza fronzoli che dimostrò il raggiungimento di una buona maturità tecnica – compositiva che non lasciò dubbi: la strada degli Eversin era quella del Thrash.

Tre anni dopo il gruppo fece un ulteriore balzo in avanti (un balzone direi) con l’ottimo ‘Trinity: The Annihilation’, album aggressivo ed esplosivo a dismisura, che provò quanto gli Eversin fossero in cerca di una propria identità, volendo uscire dal mare di band un po’ tutte uguali.

La maturazione continuò non solo nelle sale d’incisione ma anche con l’attività live, che ha visto gli Eversin suonare a fianco a gruppi quali Iron Maiden, Slayer e Megadeth.

Ora siamo nel 2018 e la macchina non si ferma: ancora sotto la label My Kingdom Music, che li tiene sotto contratto fin dagli esordi, gli Eversin danno alle stampe il nuovo album: ‘Armageddon Genesi’, data d’uscita 29 giugno 2018.

Ci sono ben poche cose da dire: il gruppo non si è seduto assolutamente sugli allori, ha faticato e lavorato sodo per regalarci un nuovo prodotto.

La maturità è salita alle stelle, i paragoni con i loro precedenti lavori sono quasi impossibili, le influenze con i grandi gruppi si sentono velatamente per quanto è giusto, amplificando la sensazione di evoluzione del combo.

Il risultato ottenuto appaga ampiamente la fatica che la band ha sicuramente fatto per arrivare ad un risultato del genere.

Chiamatelo un po’ come volete: Thrash, Groove, post: per me è ottima musica. Composizioni instancabilmente dinamiche, esplosive, manifestanti una violenza ed una rabbia musicale che tiene sempre sul chi vive. ‘Armageddon Genesi’ è un album da ascoltare con attenzione, come un brano di musica classica, da assimilare pian piano tante sono le sfumature che escono dai solchi e non basta un passaggio per giudicarlo. E si, con gli Eversin la testa si sbatte poco ed è meglio essere sobri, perché non sono solo da sentire, ma da ascoltare con attenzione.

Le novità rispetto ai precedenti lavori sono tante, come l’uso diverso della voce, che in alcuni casi, pur mantenendosi arrabbiata da morire, infonde sensazioni di inquietudine o l’utilizzo maggiore del growl, che in alcuni casi diventa quasi protagonista.

La sezione ritmica inchioda, il basso non si limita ad essere uno strumento di accompagnamento, gli assoli viaggiano alti senza mai distaccarsi dalla ritmica principale del brano e diventano un tutt’uno con il canto; in breve, gli Eversin raggiungono l’obiettivo che dovrebbe essere un po’ di tutti: comporre un album diverso dai precedenti, che metta bene in luce tutto il lavoro fatto nel frattempo per migliorare, sia come tecnica, che come songwriting.

Armageddo Genesi’ è un disco che mette in evidenza tutta la loro rabbia, ma anche la loro passione, che va oltre quella il voler essere quattro ragazzi che suonano assieme (che va benissimo, per carità), perché va alla ricerca della sua univocità, elemento caratteristico di chi è artista; si, perché gli Eversin sono indubbiamente degli artisti e se prima qualcuno aveva qualche dubbio, con ‘Armageddo Genesi’ questi vengono belli che dissipati.

Eversin pic 2 new

Le canzoni sono otto, anticipate dall’intro ‘A Dying God Walks the Earth’, che oscura, cupa, densa e profonda fa entrare nel mondo degli Eversin, dove si vivono gli orrori della guerra; una narrazione malvagia e mefitica provoca la paura che si presenta in tutte le sue forme.

Segue il primo vero pezzo: ‘Legions’: un tempo medio potente che esplode accelerando e poi rallenta nuovamente. Le strofe riprendono velocità e sono seguite da un controcanto in growl e da un refrain nuovamente veloce. La sezione centrale è quasi cacofonica, che però si trasforma in una melodia che conduce di nuovo al refrain. E’ un pezzo sorprendente, dinamico e vario, con addirittura una breve sezione acustica a stoppare, per qualche secondo, tanta violenza.

Jornada del muerto’ è il secondo pezzo: le strofe sono molto arrabbiate e determinate, anche in questo caso seguite da un controcanto in growl; il refrain è sintetico e segue una narrazione, elemento del quale gli Eversin fanno largo uso aumentando l’enfasi. L’assolo è deflagrante e lascia inchiodati sul posto.

Soulgrinder’ rimanda un po’ agli anni ’90, con un assolo che tende quasi al Progressive accompagnato da una ritmica pestatissima. Poi il brano accelera improvvisamente con strofe brevi ed incisive per rallentare ma aumentando di potenza grazie alla batteria.

Havoc Supreme’ interseca voci in clean al growl ed è un continuo scambio di tempi. E’ caratterizzata dall’inserimento di una voce demoniaca e da un assolo che inizia grave per poi alzarsi di tono.

Where Angels Die’ inizia melodica e nostalgica e l’alternanza del growl al clean esala rabbia e rassegnazione. Poi il tutto assume velocità e potenza deflagrante.

Seven Heads’ lancia giù un po’ di mosh seguito da una voce malefica. Il pezzo alterna la forza delle chitarre ad un basso quasi psichedelico, tema che viene ripreso dall’assolo prima di diventare un metal furioso dalle molte facce.

La Title Track ‘Armageddon Genesi’, che si basa essenzialmente sul tempo medio, ha un assolo che richiama il metal degli Iron Maiden, su base molto potente e devastante.

Conclude l’album ‘To the Gates of the Abyss’, divisa in due parti: la prima più lenta con strofe che richiamano alla memoria le composizioni dei Rage Against The Machine, poi, attraverso un bridge demoniaco, si cambia marcia ed il pezzo accelera furiosamente. Il cantato impazzisce, l’assolo è spasmodico e mancano solo i tre botti finali che concludono lo spettacolo dei fuochi d’artificio per esserci tutto. Invece conclude una sezione acustica che riporta alla calma. Il tempo della furia è finito.

Concludendo, ‘Armageddon Genesi’ è un ottimo lavoro, di quelli che non se ne sentono tanti. Bravi gli Eversin per la maturazione conseguita e per la strada evolutiva che hanno intrapreso. Buone le idee espresse per impreziosire i pezzi, validissima la produzione. Insomma, cosa altro si può volere? Da ascoltare assolutamente.

 
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