Recensione: Armor Column

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In un mercato saturo di proposte mediocri, provenienti dagli Stati Uniti o dai paesi teutonici, è difficile trovare giovani band che ancora sappiano suonare decentemente. Questo non è il caso degli americani Armor Column, che si dilettano con un thrash di derivazione power, strizzando più di un occhio sia ai Sanctuary, per alcune sonorità dark, sia ai Metal Church per il cantato, oltre che a tutte quei gruppi della costa ovest degli USA. Il loro è un thrash potente, suonato magistralmente in maniera pulita e l’accento è posto sul riffing e quindi anche sulle parti strumentali, in misura maggiore rispetto alla media di tutte le giovani band, che si concentrano nel creare un sound duro, a scapito del songwriting e del cantato.

"Armor Column" è un album suonato da un quintetto che ne sa in fatto di metal, riuscendo nell’intento di creare un thrash-power potente pieno di riff ma anche godibile all’ascolto. Forse l’unica vera pecca è la voce, non tanto nell’estensione vocale di Jeff Andrews, che si muove tra il piano acuto e grave in modo disinvolto, ma nel mixaggio, poiché risulta troppo piatta e priva di mordente. Si poteva osare di più nel renderla più graffiante.
 
L’album si apre con "Warmonger", che inizia con la frase: “You know where you are […]”. Qui verrebbe voglia di finire il periodo con “You’re down in the jungle baby”, ma non siamo magicamente finiti in un album dei Guns ‘N’ Roses. Appena conclusa la frase, che inneggia alla guerra, parte una successione di riff scatenati e suonati magistralmente dal duo chitarristico Noah Carpenter e Ray Russell. La successiva "With Blood And Vengeance", mette in mostra la capacità tecnica del quintetto americano, aprendosi dopo la consueta frase, con una parte strumentale davvero ben suonata, per poi introdurre il cantato, qui non del tutto convincente, e arrivare nella parte centrale all’assolo. A mio avviso, la più bella traccia è la quarta: "Where There’s a War, There’s a War", in cui tutte le parti, voce compresa, riescono a dare il meglio. Ancora una volta il riffing e le parti strumentali sono ottime, basta ascoltare il solo al minuto 1:23 per capire che ci sanno fare. Verso la fine poi c’è una accelerata che porta a degli spari. Un po’ troppo, anche se si abbina con la copertina che inneggia alla guerra. "Dictator’s Whore", si apre con un bell’assolo che invoglia ad ascoltare tutti i (quasi) sei minuti, per poi  arrivare verso la fine ad un altro assolo, che è il più bello di tutto l’album.  Una menzione meritano anche gli assoli di "We Breath Extintion" e "Maximum Collateral Damage".

Gli Armor Column non hanno creato niente di nuovo o sconvolgente, ma hanno semplicemente suonato in maniera semplice, senza cercare di strafare o di suonare in maniera troppo tecnica e potente; e questo è il loro biglietto da visita. Se metà delle giovani bands suonassero cosi, riceverebbero più consensi.

Luca Recordati

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Tracklist:
1. Warmonger 4:17
2. With Blood and Vengeance 4:50
3. Armor Column 4:04
4. Where There’s a War, There’s a War 5:42
5.Dictator’s Whore 5:46
6. Rattenkrieg 4:51
7. We Breath Extintion 5:03
9. Maximum Collateral Damage 6:41

Formazione:
Jeff Andrews: Voce
Ray Russell: chitarra
Noah Carpenter: Chitarra
John Grassburner: Batteria
Tom Barber: Basso

 
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