Recensione: As The Gods Command

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Stefano Galeano e Roberto Ladinetti sono due metalhead che, incuranti delle mode, dei problemi logistici e strutturali legati alla Loro terra – la Sardegna – e dei numerosi cambi di line-up, continuano a credere strenuamente in un sogno italiano chiamato Icy Steel. Nati ufficialmente nel 2005 i Nostri esordiscono su full length con l’album omonimo due anni dopo, sotto l’egida della commovente – in senso stra-buono - Pure Steel Records, label indomita nella promozione dell’HM più puro e tradizionalista, di quello rigorosamente lontano dai riflettori.         

As The Gods Command, il nuovo album oggetto della recensione, dalla copertina sicuramente meglio riuscita del predecessore – bello anche l’artwork con il guerriero armato stampato sul Cd fisico -, rappresenta il secondo capitolo della carriera e il raddoppio con l’etichetta tedesca. Fuori Alessandro Oggiano e Alberto Eretta e dentro Pietro Bianco e Claudio Sechi. In questo modo si consolida la formazione e per certi versi si può parlare di nuovo inizio per il combo isolano, visto che ben metà del gruppo non fa più parte del progetto.        
 
Impetuos Fire, preceduta dalla deflagrazione di un tuono spazza gli eventuali dubbi sul fatto che gli Icy Steel abbiano cambiato direzione artistica. Ancora di HM in mezzo alle gengive si tratta, sorretto da un riff di taglio Accept utilizzato in altre mille occasioni ma che è sempre un piacere ricevere in dosi da cavallo. Il resto del brano si muove su strutture British a la Judas Priest e il singer Stefano Galeano dà fondo alla propria estensione sonora, con risultati alterni, invero, ma sempre spaccando per attitudine e credo. Poi abbondanza di chitarre e un coro anthemico che si stampa in testa senza soluzione d’uscita. La seguente, strumentale, The Persistance of Time meritava un degno accompagnamento vocale ma tant’è. La piccola delusione si scioglie come neve al sole durante una giornata di primavera a botte di riff e mazzate Thrash purissime provenienti da The Holy Sun, pezzo dove il singer emula, per quantità e qualità, due mammasantissima come James Hetfield e Chuck Billy in sol colpo. Il resto è adrenalina e potenza Bay Area da paura, roba a la Creepin’ Death, per intenderci. Per chi scrive l’highlight del disco.             
 
Netto rallentamento in Out Of Your Time, traccia malinconica e nello stesso tempo eroica, ben riuscita e costruita, che fa da anfitrione alle bordate epiche di Mjollnir, canzone nordica fino al midollo dove Galeano, coraggiosamente si spinge oltre le proprie possibilità naturali per dare maggior enfasi possibile all’insieme. Fallen Heroes, mantenendo un tiro glorioso, si risolve in ambientazioni più aperte segnando però qualche passaggio poco riuscito durante i nove minuti e mezzo di arco temporale, prontamente recuperato dall’ottimo songwriting che contraddistingue Fly Without Wings, dolce episodio struggente per feeling profuso e ambientazione poetica.

La title track, suddivisa in due sezioni, parte lieve per poi esplodere in una colata lavica dal forte sapore battagliero, una traccia scritta con la pancia e la spada prima che con la penna, dove i Nostri talvolta pagano pegno per via dell’eccessiva durata che ne mina l’attitudine-killer, ma sarebbe davvero stato compito improbo per chiunque mantenere un pieno effetto deflagrante per tredici minuti filati.             
    
The Hymn Of The Brave, intro del pezzo successivo, palesa un inglese sicuramente migliorabile, mentre The Commander si presenta con i dote dei riff di chitarra taglienti come le lame dei coltelli sardi Resolza e colpisce, in generale, per il sapiente connubio fra l’heavy metal più diretto e la forte vena epica che gli Icy Steel portano inevitabilmente nel Loro Dna. Chiude There Was Once a Weeping Willow, prode episodio dove i Nostri non hanno paura a mettere fuori il muso, denudandosi completamente dell’enfasi fatta di armature e strumenti elettrici, e viceversa costruendo una melodia vincente con le sole mani nude, in modalità pressoché unplugged, mostrando attributi da vendere.    
 
As The Gods Command, in generale, mostra un impetuoso e gran lavoro di chitarre, soprattutto nelle canzoni più lunghe, e questo non può che far piacere agli amanti dell’heavy metal più ortodosso. Probabilmente, la presenza di divagazioni strumentali in soprannumero è andata a detrimento della forza penetrante dell’insieme, ma di peccato veniale si tratta, perché nei momenti dove c’è da menare gli Icy Steel ci sanno fare, alla grande. Il disco, sempre e comunque con una verve intrepida, connaturata alla proposta dei quattro sassaresi, suona sufficientemente variegato, mostrando le diverse facce dell’acciaio, senza mai uscire dai confini conformi ai dogmi. Una prova di forza tangibile del Sardinian Steel, che tiene fede alle aspettative di una band senza compromessi, fieramente animata dal Sacro Fuoco del Metallo.    



Stefano “Steven Rich” Ricetti


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Tracklist:
1. Impetuos Fire
2. The Persistance of Time
3. The Holy Sun
4. Out of your Time
5. Mjöllnir
6. Fallen Heroes
7. Fly Without Wings
8. As the Gods Command (Pt.1)
9. As the Gods Command (Pt.2)
10. The Hymn of the Brave
11. The Commander
12. There Was once a Weeping Willow


Line-up:
Stefano Galeano – Vocals, Guitar
Roberto Ladinetti - Bass
Pietro Bianco - Guitar
Claudio Sechi – Drums
Simone Spissu – Guitar (guest)











 

 
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