Recensione: As the Kingdom Drowns

Di Daniele D'Adamo - 9 Novembre 2018 - 0:00
As the Kingdom Drowns
Band: Psycroptic
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2018
Nazione:
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80

Sette album in carriera tutti di buon livello, più altre minutaglie per una collezione discografica di tutto rispetto, per gli australiani Psycroptic. Sono passati ormai tre anni dal loro ultimo full-length, omonimo, per cui è finalmente cosa buona e giusta avere fra le mani l’ultimogenito, “As the Kingdom Drowns”.

Non muta il mostruoso muro di suono innalzato dalla strumentazione elettrica e non, caratteristica inusuale per chi, come i Nostri, pratica il technical death metal. Sì, perché chi mette in primo piano la perizia esecutiva difficilmente riesce a conglobare in essa, anche, la furia necessaria per sfondare il muro del suono.

I Diavoli della Tasmania, invece, riescono a elaborare un sound ricco di perizia ma spaventoso nella sua componente energetica. Merito della chitarra di Joe Haley, vera mitragliatrice thrashy, e della batteria di Dave Haley, impegnata a restituire pattern complessi ed arcigni ma capace di scatenare l’Inferno sulla Terra; assieme al basso di Todd Stern, quando il ritmo diverge verso le impossibili lande dei blast-beats. Il tutto, ovviamente, senza che si perda nemmeno un decibel di pressione sonora.

Già l’opener-track lascia ben intuire lo sfacelo cui dovranno essere sottoposti gli orecchi dei coraggiosi ascoltatori. Il riffing è semplicemente mostruoso nella sua clamorosa esplosione di grande intensità, assommata ai complessi arzigogoli della lead guitar, i quali disegnano arazzi dai colori vividi e forti. Da bombardamento nucleare ‘Frozen Gaze’, devastante up-tempo che farebbe capovolgere anche un carro armato, ritmato alla perfezione sino a raggiungere la follia dei blast-beats eseguiti, anch’essi, a piena potenza.

Quel che si percepisce nelle prime due song è un miglioramento complessivo della macchina-Psyctropic rispetto alla media dei platter precedenti, con un perfezionamento della perizia utilizzata nell’eseguire la varie canzoni. In modo che essa sia la più chirurgica possibile, per quanto riguarda la precisione, e la più possente possibile secondo lo stato dell’arte attuale in materia di vigoria allo stato puro. Qua e là non mancano brevi accenni melodici che, abbastanza inusuali nel genere trattato dal combo di West Hobart, hanno invece il pregio di rendere più fruibile l’intero lavoro e, addirittura, in certi frangenti, di renderlo… accattivante, fatte le debite riflessioni su cosa possa significare accattivante in ambito death metal. Jason Peppiatt, che di melodico non ha nulla, nelle sue linee vocali, interpreta le stesse con foga e veemenza, inventando uno stile canoro assai personale, ben riconoscibile fra i tanti. Né growling, né screaming, né inhale, bensì qualcosa teso a scarificare i timpani pur essendo sufficientemente intelligibile. Un’ugola scabra, acida, che sfugge alle classiche… classificazioni.

Notevole il rallentamento in occasione della title-track, aperta da un incipit ambient cupo e tenebroso. Il suo mid-tempo sfracella le ossa, rallentando sino ai battiti del doom per penetrare meglio in profondità, a scavare nell’anima. L’ottimo gioco della doppia cassa da parte di Haley movimenta il tutto, approfondendo l’emotività di una song a tratti addirittura epica.

La bontà di “As the Kingdom Drowns” non è però soltanto quella che si è più su descritta. Gli Psycroptic, con molto buon senso, non si discostano granché dalla forma-canzone classica, rinunciando deliberatamente a mettere giù composizioni dal nucleo altamente complesso, digeribile solo a chi sia feroce appassionato del technical death metal. Svolgendo, così, una funzione quasi… scolastica, nel senso che il disco è l’ideale complemento per gli amanti del metal estremo che volessero avvicinarsi alla tipologia musicale disegnata dai quattro abitanti del quinto continente. ‘Upon These Stones’ ripropone una variante ai brani iper-veloci issando in alto un main-riff gigantesco, titanico, capace di donare al brano stesso una possanza elevatissima.

Tirando le fila, non si può non evidenziare che gli Psycroptic siano stati molto bravi a non farsi possedere dai propri strumenti, per poter realizzare un’opera, “As the Kingdom Drowns”, destinata a un pubblico sia dal palato sopraffino, sia dai canini acuminati.

Da avere.

Daniele “dani66” D’Adamo

 

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