Recensione: At the Cemetery Gates [EP]

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Dopo l'interessante debutto In Strange Aeons, edito nel 2013 via My Graveyard Production, gli heavy-doomster italiani Crimson Dawn tornano in pista con un nuovo EP dall'oscuro titolo At the Cemetary Gates. Quattro tracce inedite, tre registrate in studio e una tratta dall'esibizione al Malta Doom Metal Fest 2014, che possono rappresentare un'importante indicazione per l'imminente secondo full length intitolato Chronicle of an Undead Hunter.

 

At the Cemetary Gates viene pubblicato come autoproduzione sul finire del 2015 e, se da un lato sembra una chiara mossa per colmare il silenzio tra il primo e il secondo album, dall'altro appare come un passaggio fondamentale per poter comprendere al meglio il percorso evolutivo del sestetto milanese. Con In Strange Aeons la proposta dei Crimson Dawn mescolava heavy e classic doom, condendo il tutto con spiccate atmosfere epiche, seguendo la lezione impartita dai maestri Candlemass. Partendo da questa base, in At the Cemetary Gates i Nostri cercano di arricchire e rendere più personale il proprio sound, inserendo elementi dal forte richiamo settantiano, facilmente riscontrabili nel guitarwork del duo Beretta-Rusconi e dal lavoro alle tastiere svolto da Emanuele Laghi. L'EP si apre con l'articolata Agarthi, che nei suoi quasi cinque minuti di durata ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio carico di pathos. Partendo dal riff portante, che riporta alla mente i Rainbow, sino al ritornello, melodico ed enfatico, ben interpretato da Antonio Pecere al microfono, supportato alla perfezione dal già citato duo Beretta-Rusconi alle chitarre. Con la successiva The Suffering (Chronicles Of An Undead Hunter, Pt. I) i tempi rallentano ulteriormente e le atmosfere si fanno plumbee e cariche di epicità. Soluzione che permette di evidenziare l'interpretazione, a tratti quasi teatrale, di Pecere. Allo stesso tempo, però, il singer milanese mostra qualche piccola sbavatura quando spinge sulle note più acute, risultando maggiormente a proprio agio sulle tonalità in cui può cantare in voce piena. Tocca poi alla title track, vero e proprio highlight dell'EP, con cui i Crimson Dawn mettono in mostra un songwriting estremamente maturo e personale, oltre che una straordinaria capacità interpretativa pronta a emozionare l'ascoltatore. La canzone si apre come una sorta di ballad in cui voce, piano e tastiere creano un toccante connubio, mescolando le epiche linee vocali a melodie di pianoforte al limite del gothic. Con l'ingresso di chitarre e sezione ritmica la traccia evolverà in un crescendo di pathos, sino a toccare nell'assolo il lato più heavy del sestetto capitanato da Dario Beretta. Da segnalare l'ottima prova di Pecere, qui su tonalità in cui può mettere in mostra tutto il suo valore e la sua espressività. L'EP si chiude con Checkmate in Red, traccia, come detto in precedenza, registrata durante l'esibizione al Malta Doom Metal Fest 2014, che si rivela in pieno Crimson Dawn style e sembra studiata appositamente per essere proposta in sede live.

 

In attesa di Chronicle of an Undead Hunter i Crimson Dawn colmano il vuoto con un EP che evidenzia la crescita e il desiderio della band di creare un proprio sound. Una compagine formata da ottimi musicisti, dotati di grande esperienza e capacità personali. Come già sottolineato in sede di analisi, qualche piccola sbavatura si può riscontrare durante l'ascolto, vedasi quando il singer Pecere prova a spingere sulle tonalità più acute. Sbavature facilmente superabili e a cui si può chiudere un occhio, piccole macchie in una prestazione degna di nota, in particolare per il carattere evocativo delle linee vocali tracciate dal cantante milanese. Detto questo e consapevoli che spetterà all'imminente full length definire se i Crimson Dawn riusciranno o meno nel loro intento, At the Cemetary Gates si presenta come un ottimo antipasto in grado di fornire un'interessante indicazione su quello che sarà il banchetto principale.

 

Marco Donè

 

 
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