Recensione: Atlantis Rising

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I Manilla Road sono una cult band che tutti i fanatici del vero ed indiscusso Epic Metal conosceranno, una delle principali band americane della corrente epica di questa eroica musica chiamata Heavy Metal. Tutti ricordiamo i loro dischi capolavoro che hanno davvero segnato un'epoca e influenzato parecchie bands a venire pur non avendo mai avuto grande popolarità (sebbene in questi anni molte etichette si stanno incredibilmente ristampando tutti i loro classici).

Dopo più di 10 anni i Manilla sono tornati in studio per questo loro ultimo lavoro, Atlantis Rising, che ha fatto gridare al miracolo moltissimi recensori di varie riviste e portali ancor prima che uscisse, figuriamoci dopo l'uscita e dopo gli effettivi ascolti, promosso dappertutto al massimo dei voti. Senza nulla togliere alla magnificenza assoluta della band in questione, penso che bisogna essere sempre quanto più obiettivi possibile e giudicare un lavoro senza lasciarsi catturare dal fascino che l'Heavy Meal di culto getta su di noi.

Tornando all'album anche qui abbiamo un concept abbastanza affascinante con una mescolanza di miti della letteratura classica, nordica e fantastica. Ancora una volta i testi, anche se non risultano geniali come in passato, sono scritti a metà tra il sogno e la letteratura e si intrecciano in uno dei più affascinanti misteri della nostra civiltà: il mistero di Atlantide. La prima canzone, Megalodon, è molto pesante e cupa e ci da un'idea di cosa ci aspetta in questo lavoro, cio che mi stupisce è la forma di Shelton, chitarrista e voce nonchè mente della band, da più di 20 anni di carriera non ha perso il suo oscuro fascino. Lemuria è la seconda traccia del platter, epica e sontuosa, lenta e affascinante che apre le porte forse ad uno dei punti più alti dell'album, la title track Atlantis Rising, dal refrain epico e dal riff portante pesante e monolitico, con uno Shelton che sfodera un granitico assolo, tra i più belli dell'album. Sea Witch è un pezzo lento e magico, caratterizzato da una voce calda, e potente. Notevole è anche Decimation, forse il brano più pesante dell'intero lavoro, una batteria bellicosa, un riff potente e d'acciaio, e un Anderson al basso in grande spolvero per sonorità che mi ricordano i primi lavori della band. In March Of The Gods troviamo uno dei ritornelli più belli ed epici dell'intero album, un classico inno da guerra di puro Epic Metal, esaltante!. L'album si conclude con le buone Siege Of Atland e War Of The Gods che concludono così quest'altra opera musicale/letteraria/epica di questa incredibile band.

Alla fine un ottimo lavoro, con alcune gemme dal valore indiscutibile, un album che ridicolizza decine di metal bands moderne facendo loro capire cosa sia il vero Epic Metal. Un platter tuttavia che non riesce minimamente a spodestare o intaccare dal trono di "best albums of the band" il trittico di capolavori Crystal Logic/Open The Gates/The Deluge che rappresentano il culmine artistico dei Manilla Road.

Tracklist:

1 - Megalodon
2 - Lemuria
3 - Atlantis Rising
4 - Sea Witch
5 - Resurrection
6 - Decimation
7 - Flight Of The Ravens
8 - March Of The Gods
9 - Siege Of Atland
10 - War Of The Gods

 
78