Recensione: Atlantis Rising

Di Thrashing_Rage - 26 Giugno 2004 - 0:00
Atlantis Rising
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Genere:
Anno: 1990
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82

Dopo ben 3 anni dall’uscita dallo storico combo americano Fifth Angel, il chitarrista James Byrd si dedica alla carriera solista con un gruppo che porta il suo nome: James Byrd’s Atlantis Rising. Un nome maestoso, epico, adatto alla musica suonata dal nuovo gruppo del bravo axe-hero.
Premetto che questo non è soltanto un disco per i patiti della chitarra (come possono esserlo i dischi di Vai, Satriani, Angelo, Romeo), questo disco è Heavy Metal unito a fraseggi chitarristici ad alta gradazione metallica, il tutto condito con piacevolissime influenze AOR (le stesse che Malmsteen utilizzò per la realizzazione del bel Eclipse).
Byrd si circonda del bassista dei mitici Q5 Evan Shelley e di un misconosciuto vocalist: Freddy Krumins che riesce perfettamente ad intonare le epiche strofe di questo bellissimo Lp.
Il trittico di avvio è davvero micidiale: Into the Light, Let It Out e After the fire rappresentano per me quello che un rocker micidiale come James Byrd poteva regalare ai metal kids di tutto il globo. Tre HM songs davvero micidiali in cui James Byrd ci mette del suo, con maestosi assoli che variano dal classico assolo neoclassico a quello più melodico e rilassato.
Fallen Warrior è un tributo ai Black Sabbath di Eternal Idol (mitico), questa song riprende gli stilemi usati nel primo disco dei Sabs con Tony Martin e cioè ritmi cadenzati, linee vocali mentre a livello solistico James può ricordare il Tony Macalpine di inizio carriera (il progetto MARS vi dice niente ?).
Si cambia letteralmente registro con Angel of Mercy. Un intro acustico veramente dolce guidato dalla voce calda di Freddy ci guida lungo le strofe, poi entra James con la sua classe e ci piazza un grande assolo. (Per i più esperti, non vi sempre che questa song abbia molto in comune con la cover di Can’t Find My Way Home riarrangiata sul secondo disco degli House of Lords, Sahara ?).
Con Driver by Desire e Eye of The Storm siamo di fronte a due ipotetiche hit di U.S Metal in virtù a ritornelli sorretti da un grandissima sezione ritmica e da un solismo stellare.
Vorrei citare l’unica strumentale dell’intero lavoro: Bay of Rainbows. Qua il buon James mischia tutte le sue influenze (da Brian May, a Wolf Hoffman, da Yngwie Malmsteen e Gary Moore) e ne viene fuori un pezzo (che nonostante la sua durata, 7 minuti) si ascolta tutto di un fiato grazie alle suadenti sonorità che fuoriescono dalla infuocata chitarra del nostro chitarrista.
Come ho detto in precedenza, snobbare questo disco soltanto perché porta il nome di un chitarrista sarebbe grave, questo album è per ogni Heavy Metal Maniacs.

Tracklist:
1.Into the light
2.Let it out
3.After the fire
4.Falling warrior
5.Angel of mercy
6.Driven by desire
7.Eye of the storm
8.Remember love
9.Bay of rainbows
10.Fly to the sun
Line Up:
James Byrd – Guitar
Freddy Krumins – Vocals
Evan Shelley – Bass
Scott Hunt – Drums

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