Recensione: Aurea

Di Alessandro Zaccarini - 26 Settembre 2005 - 0:00
Aurea
Band: Auticada
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno: 2005
Nazione:
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64

Ci sono voluti 11 lunghi anni agli Auticada per arrivare al traguardo del debutto discografico, dodici anni in cui la band è stata tutto meno che prolifica: prima di questo debut la formazione mantovana aveva dato alla luce due demo per soltanto sette brani.

Possiamo definire gli Auticada come un tentativo di fondere, in un metal melodico sempre piuttosto soft, prog rock e musica sinfonica. Tutto il disco è dominato dalle tastiere e dal cantato di Riccardo Roverso (sul quale torneremo dopo). Sotto questa accoppiata che monopolizza il lotto, troviamo la chitarra, relegata a un ruolo decisamente marginale. Il lavoro di Massimo Piasenti non viene messo quasi mai in evidenza, eccezion fatta per alcuni brani come Aurea Parte 1, che infatti si pone tra le cose meglio riuscite dell’album. Le influenze di questo album, ventate di scuola prog-metal americana a parte, sono tutte made in Italy: Goblin e i PFM per quanto riguarda gli inserti progressive (redivivi qua e là), un discreto quantitativo di pop, quello più sperimentale, e tanto rock. Il tentativo di arrivare a una dimensione prog rock è infatti di solito limitata ad alcuni passaggi di coesione tra riff e strofe, mentre la quantità più massiccia delle composizioni è fatta di un rock non immediato ma lontano dal poter essere considerato progressive.

Le linee vocali, interamente in italiano, non convincono appieno: troppo melodiche e trascinate, mancano di quel guizzo di vitalità in grado di dare traino e presa al brano e anzitutto una personalità più marcata. Così, nonostante testi ragionati e abbastanza ricercati, il cantato di Roverso si trova in una dimensione in continuo bilico tra il rock e il pop, ricordando più di una volta cantautori italiani. In ogni caso, non si può non rimanere soddisfatti dall’ascolto della bella ballad Strega, dove piano e chitarra dialogano ottimamente, e dove finalmente la chitarra di Piacenti riesce a ritagliarsi una parte da protagonista. Pollice in su anche per le più dinamiche Re dei Re e La Strada nelle Ombre Lunghe, mentre il resto dell’album non fa che riproporre gli stilemi espressi in questo trittico in maniera meno ispirata, toccando in alcuni casi livelli non da full length (vedi l’opener Dimentica).

Aurea è un disco di rock sinfonico ben suonato ma non troppo equilibrato, non semplice ma “ruffiano”, inequivocabilmente orientato verso idee pop-rock piuttosto che hard’n’heavy. Alla luce di tutto ciò, francamente, non mi sento di consigliare questo lavoro a chi vive di sonorità metal senza nutrire una passione forte per il prog rock italiano, e cosa altrettanto importante, a chi non sia disposto a vedere la scuola tricolore degli anni ’70 notevolmente ibridata e addolcita.

Tracklist:
01. Dimentica
02. Bianca Luce
03. Aurea (parte 1)
04. Aurea (parte 2)
05. Re dei Re
06. Strega
07. La Strada delle Ombre Lunghe
08. Sangue nell’Anima
09. Nel Mio Blu
10. Vivo
11. Sesto Senso

Alessandro ‘Zac’ Zaccarini

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