Recensione: Aurelia

Di Alessandro Cuoghi - 6 Gennaio 2011 - 0:00
Aurelia
Band: Sanctus Nex
Etichetta:
Genere:
Anno: 2009
Nazione:
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63

Esordio discografico per gli inglesi Sanctus Nex, che grazie ad un sound violento, ribassato e decadente ed a tematiche puramente anticristiane vanno ad unirsi, assieme ai più blasonati colleghi Funeral Mist, Deathspell Omega ed Ondskapt, alle fila del relativamente recente sottogenere del Religious Black Metal, da non confondere, data la denominazione fuorviante, con l’Unblack Metal o White Metal di matrice cristiana, di cui in pratica è il lato opposto della medaglia.

Curiosamente la band, nata nel 2004 ad opera del chitarrista Dian, firma per ATMF sin dal primo disco, bruciando senza pudore tutte le tappe che contraddistinguono la famosa “gavetta” che un gruppo generalmente sarebbe tenuto ad affrontare prima di ottenere l’agognato contratto discografico. Nessuna esibizione live, nessuna demo, solo un lasso di tempo di circa cinque anni dalla data di formazione fino all’esordio sulla lunga distanza, durante il quale il leader del gruppo, locato per la cronaca a York, ha avuto modo di comporre canzoni e reclutare i propri compagni d’avventura, Svograth alla voce e T.Vallely alla batteria, che, giusto per complicare la situazione, abitano rispettivamente dall’altra parte dell’Inghilterra (a Bournemouth sulla Manica) ed in Belgio.

Insomma, un ensemble abbastanza atipico, con una storia sicuramente non ordinaria alle spalle, che propone un Black Metal piuttosto variegato ed a tratti evocativo, caratterizzato da toni bassi e da un frequente uso del growl. Lo stile della band rimane tuttavia chiaramente legato ad un modo di comporre piuttosto canonico e derivativo, figlio di influenze che vanno dai succitati Ondskapt fino ai norvegesi Gorgoroth. L’aspetto che separa maggiormente la band dalla corrente del Black Metal “standard”, è costituito fondamentalmente dalle tematiche, curate, ma spesso unidirezionali, incentrate sullo studio di teologia e filosofia piegato al cospetto del satanismo più assoluto.

Aurelia“, frutto del lavoro di circa tre anni, vede la luce nel 2009 ed è costituito da quattro tracce decisamente lunghe, per una durata totale che si aggira intorno ai 35 minuti.
L’atmosfera sprigionata sin dall’intro strumentale “Exordium Of The Apostate” (L’esordio dell’Apostata, tanto per restare in tema) è claustrofobica e soffocante. L’oscurità e la malinconia emanate dagli intrecci musicali del combo prendono presto il sopravvento, mentre l’angoscia che impregna la successiva, ridondante, “In Pursuit Of Albion“, non lascia scampo.
Solamente l’attacco della banale ma violentissima “Held in Reverence” spezza il velo di sofferenza che ricopre il lavoro, apportando una sana dose di rasoiate metalliche ad una situazione che altrimenti si sarebbe rivelata pesante all’inverosimile.
Si nota come il sound della band rimanga sempre e comunque legato, come già accennato, al Black Metal primordiale, seppur con l’apporto di moderate contaminazioni riprese dal Depressive e dal Funeral Doom, fino al Death/Black di casa Dissection, come nel caso della conclusiva, e probabilmente miglior canzone del lotto, “Genesis Reversion“.

Questo Aurelia si configura infine come un prodotto concepito nell’ombra e destinato a rimanervi, dove lyrics e atmosfere dovrebbero ricoprire un ruolo fondamentale.
Dal punto di vista musicale infatti – a riprova della lacunosa assenza di alcuni fattori indispensabili per la costruzione di una realtà solida, tra cui un percorso evolutivo musicale normale – è notevole la mancanza di coesione che contraddistingue il lavoro; un continuo susseguirsi di alti e bassi, dove alcune trovate interessanti si fondono a fiaccante ridondanza ed a soluzioni banali o riciclate, garantisce così al disco una valutazione che non va oltre la sufficienza stiracchiata,  lasciando però le porte aperte ad eventuali margini di miglioramento.

Concludendo: le doti si scorgono e sicuramente Dian e soci saranno soddisfatti del proprio operato, ma la maturità compositiva è ancora lungi dall’essere raggiunta. Resta infine da valutare in quanti vorranno recepire il messaggio di cui i Sanctus Nex si fanno fieri portavoce.

Alessandro Cuoghi

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TRACKLIST

1.Exordium of the Apostate
2.In Pursuit of Albion
3.Held in Reverence
4.Genesis Reversion

Line up

Svograth – Vocals
Dian – Guitar
T. Vallely – Drums

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