Recensione: Aus der Asche

Di Marcello Labombarda - 19 Agosto 2009 - 0:00
Aus der Asche
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Genere:
Anno: 2007
Nazione:
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72

Line Up:
Alea der Bescheidene – Voce, cornamusa, chitarra, ciaramella
Cordoban der Verspielte – Cornamusa, ciaramella
Bruder Frank – Basso
El Silbador – Cornamusa, ciaramella
Falk Irmenfried von Hasen-Mümmelstein – Cornamusa, ciaramella
Lasterbalk der Lästerliche – Batteria e percussioni
Samoel – Chitarra
Thoron Trommelfeuer – Cornamusa, ciaramella

I teutonici Saltatio Mortis hanno esplorato nella propria carriera le diverse sfumature che poteva offrire l’intera sperimentazione musicale di ispirazione medioevale, tanto gradita dai nostri cugini d’oltralpe, e l’ha inserita in contesti sempre diversi. Nella loro carriera incontriamo infatti sia artwork di ispirazione fieristica-rievocativa, che vivaci e riuscite sterzate in ambito elettronico. Ma è con “Aus der asche” che i Saltatio Mortis, rinnovati nella line-up, approdano scoppiettanti nell’ambito mittelalter rock (appunto “Rock medioevale”) integrando per la prima volta in modo definitivo il proprio repertorio strumentistico di cornamuse, ciaramelle e ghironde, con un solido ruggito chitarristico. E il risultato è efficace abbastanza da considerare questo drappello di ciambellani moderni degni di affiancarsi ai colossi e fautori del genere come i Subway to Sally e gli In Extremo. Già nella proposta tematica i Saltatio Mortis, però, si discostano da questi ultimi proponendo, piuttosto che classici testi tradizionali, spesso argomenti di ispirazione più contemporana e personale.
 
Già colpisce al primo ascolto l’immediata immersione nel genere: le cornamuse, ben quattro, fanno da araldi del gruppo e gestiscono l’intera organizzazione melodica per la maggior parte delle tracks, sprigionando una potenza di suono che investe. Il primo pezzo è anche uno tra quelli più degni di nota: “Prometheus” ci introduce al full-lenght abbracciandoci con una intro malinconica delle suddette cornamuse e deflagrando poco dopo in una esplosione chitarristica che in una solida struttura ritmica sfuma in un arpeggio che lascia spazio alla voce di Alea der Bescheidene, front man del gruppo dalla capigliatura manga e dai gesti acrobatici. Probabilmente proprio in vista di un’accoppiata devastante in sede live, i Saltatio Mortis propongono la seconda track “Spielmannsschwur”, con un chorus trascinante nel ritornello che fa emergere tutta l’energia di questo gruppo.
In “Uns Gehort Die Welt” le ciaramelle (un sorta di lungo flauto medievale), dopo un intro acustica, sfornano un movimento saltellante e brioso che inneggia alla danza e alle feste. Decisamente un pezzo tra i più scuotenti e allegri e che ci propone il primo trascinante solo chitarristico, che ben fraseggia e si accorpa ai fiati.
Con “Sieben Raben” il gruppo ci racconta una leggenda sinistra, fatta di maledizioni e magia nera, e la scelta sonora segue di conseguenza con un struttura ritmica leggermente più oscura sopratutto in apertura. I saltellanti ritornelli folkeggianti non vengono comunque abbandonati: si tratta infatti della scelta melodica di base che caratterizza l’intero cd.
E’ la volta di “Varulfen”, una vera canzone scandinava in lingua nordica, con un trascinante chorus quasi power da cantare a voce grave e pugni in alto, mentre una cornamusa ci porta lontano. Si prosegue con un viaggio esistenziale profondo in “Irgwendo in Meinem Geiste”, dove un triste arpeggio parla di angosce e dolori, ma con una puntina di speranza finale che trova il suo proseguimento tematico in “Koma”. Con questa canzone la band tocca il proprio apice: è sicuramente la track più bella di tutto il cd. Le cornamuse creano una melodia potente e dolce allo stesso tempo, che, terminando bruscamente, ci svela il dramma interiore di sofferenza e inquietudine proposta nelle strofe. Nel ritornello ritorna la stessa linea melodica come tappeto sulla quale il cantante supplica un abbraccio forte e stretto con un “Halt mich fest!!!” gridato con forza. Abbraccio che dopo un finale altisonante e in crescendo finalmente sopravviene, e si svela con appagati sospiri accompagnati da un tenero carrion.
Nella seconda parte del disco le canzoni si susseguono veloci ripresentando contenuti simili e soluzioni melodico-ritmiche conformi al sound tipico del full-lenght. L’unica rilevanza sta in “Choix de Dames” dove il metal viene messo da parte e il corpulento ghirondista canta una danzabile ballata bretone percussionata, dialogando con le ciaramelle e decantando di una bella fanciulla.

In conclusione un ottimo lavoro. Certo la proposta musicale non è nuova, ma efficace nel suo genere: da un lato il boato del metal, dall’altro la rievocazione sonora del medioevo con una strizzatina d’occhio alle melodie contemporanee, il tutto ben equilibrato e bilanciato. Ma è in sede live che questa band sprigiona una perizia incredibile, sfoderando tecnica e straordinaria teatralità mentre i musicisti, danzando all’unisono nello loro tuniche punk-celtiche, paiono essere schiacciati dalla mole fregiata delle loro cornamuse, i veri protagonisti infine dei Saltatio Mortis.

Tracklist:
01 Prometheus
02 Spielmannsschwur
03 Uns Gehört die Welt
04 Sieben Raben
05 Varulfen
06 Irgendwo in Meinem Geiste
07 Koma
08 Wirf den Ersten Stein
09 Tod und Teufel
10 Choix des Dames
11 Worte
12 Kelch des Lebens
13 Nichts Bleibt Mehr

Marcello Labombarda

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