Recensione: Awaken To A Different Sun

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Tornano a farsi sentire gli statuntensi Mudface con l’EP ‘Awaken To A Different Sun’, successore dell’ Album ‘The Bane of Existence’ e disponibile dal 28 giugno 2019 attraverso la label Art Gates Records.

Il prodotto è un Thrash influenzato dalle sonorità scaturite negli anni ’90, quando in tanti provarono, per aumentare il proprio pubblico, a renderlo più duttile ed accessibile, rispetto alle bastonate prodotte nel decennio precedente. Il sound, non troppo truce, è improntato su ritmiche aperte e dinamiche, fasciate dal suono delle tastiere, ed alterna strofe arrabbiate a refrain ed interludi più melodici.

In altre parole, di Thrash c’è poco: qualche guizzo qua e là che però non basta per far decollare l’album. Non che la band non abbia un buon potenziale, purtroppo, però, non lo non sfrutta appieno, preferendo in molti casi ridurre la grinta sonora, privando il disco della maggior parte della carica aggressiva che potrebbe indurre.

MUDFACE 2019 980

In generale, le tastiere sono troppo presenti per quello che è il genere suonato, le chitarre non hanno il giusto spazio così come la sezione ritmica, che impatta poco. Una scelta che va al di là della capacità degli artisti (che c’è), che non esalta il lavoro di una voce più che discreta e di una buona chitarra solista.  

Ad esempio il brano iniziale ‘End of My Rope’ parte benissimo e fa alzare le antenne con una ritmica Hardcore dirompente e la parte cantata dinamica ed arrabbiata, a metà, però, cambia completamente trasformandosi in un tempo medio che perde la maggior parte della grinta facendo calare l’emozione.

La Title Track ‘Awaken to a Different Sun’ alterna, per metà della sua durata, strofe melodiche e refrain irosi quanto disperati, giocando più sulla forza che non sulla velocità. Poi si trasforma in un tempo lento con strofe scure che portano ad una buona sezione solista per poi riprendere il tema originario. Il brano si lascia ascoltare senza però far brivare l’anima.

La successiva ‘Snakes’ dice ancora meno, con momenti in cui sembra che ciascun musicista vada per conto proprio. Purtroppo è un pezzo che si può anche saltare.

Rabbit Hole’, pur non essendo eccezionale, è già meglio: inizialmente marziale è arrabbiata quanto sofferente, mentre ‘Warhorse’ chiude con una buona sferzata e fa sperare per il futuro.

Tirando le somme, ‘Awaken to a Different Sun’ non raggiunge la sufficienza ma non perchè ci sia poco Thrash o poco Metal, più che altro perchè ha poco phatos, con più momenti freddi che roventi.

Lo stile scelto non è tra i più semplici, in quanto ricco di dinamiche e di variabili. Necessita che i Mudface lavorino sul songwriting per migliorare il loro livello, considerato che le capacità sicuramente le hanno.

 
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