Recensione: Away From Light

Di Giuseppe Casafina - 14 Gennaio 2019 - 0:00
Away From Light
Etichetta:
Genere: Doom 
Anno: 2018
Nazione:
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85

Lì sopra, nell’indice poco sopra queste prime righe di questa recensione, vi è riportata una specifica categoria di suono.

Le categorie sono, appunto, quelle suddivisioni che ci permettono di definire una qualsivoglia proposta musicale all’interno del sempre più vasto mare delle sette note: con sette note si può infatti creare una serie variopinta di Mondi diversi, ma spesso queste etichette vengono utilizzate per pura comodità, e infatti quel  ‘Doom’ che leggete lì in alto, altro non è che una convenzione.

Già, perché i Rome In Monochrome tutto sono fuorché convenzionali: integrano sì una malinconia estrema, tipica dello spirito Doom, così come determinate soluzioni sonore inequivocabilmente accostabili al suddetto genere del ‘Destino’, ma dal canto loro miscelano mondi del tutto differenti che ad opinione dei puristi dei generi, non potrebbero stare l’uno di fronte l’altro.

Il Mondo poi, dicevamo. Il Mondo dei Rome In Monochrome è, facile a dirsi dal monicker adottato, rigorosamente in sfumature monocromatiche.

E’ un Mondo oscuro, malvagio, privo di qualsiasi compromesso di pietà e raggio di luce, serenità, pace interiore. E’ un Mondo fatto di sensazioni estreme concettualmente, ma il suono rimane lento, ragionato e pienamente istintivo allo stesso tempo: ogni singolo strumento sussurra la sua opinione, ora la urla, ma il contesto mette tutti i musicisti d’accordo sul medesimo argomento, cioè la disperazione. Ma per disperazione, sia chiaro, non s’intende certo quella spesso trita e ritrita di un certo Depressive Black Metal, così come non si limita a scimmiottare certe sensazioni tipiche dei Katatonia, sebbene i Katatonia siano una delle influenze preponderanti per il six-piece laziale.

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

La Divina Commedia (Inferno – Canto I) – Dante Alighieri

 

Esattamente come un tempo Dante Alighieri con tali versi ci introdusse al suo viaggio tra le lande infernali, “Away From Light” introduce l’ascoltatore nel Regno delle Angosce Umane, un viaggio all’ìinterno di un territorio ove alcuna luce può porre su di esso i suoi raggi, fieramente privo di speranza alcuna per chiunque osi avventurarsi tra le sue lande eteree e in scala di grigi: partendo con l’arpeggio desolante di ‘Ghosts Of Us’, ecco che immediatamente i fantasmi di noi stessi ci assalgono nella mente per regalarci ansia e quiete allo stesso tempo. L’arpeggio è lungo, sai che sta per succedere qualcosa, e invece nulla…l’arpeggio continua. Poi di colpo, una voce riverberata ci da il suo benvenuto in questo circolo del malessere cantato…cosa stai ascoltando? E’ Doom Metal, è Rock malinconico, è Gothic Metal, è un suono moderno ricolmo anche di accenti estremi….sì, quelle ‘diavolerie’ Post-qualcosa che vanno tanto di moda oggi, solo che i sei laziali dimostrano di saperne fare un uso lodevole. La macedonia insomma, ha un sapore ben riuscito ma allo stesso tempo amaro…e date le immagini che ti si parano davanti chiudendo gli occhi sai già che tale ricetta un altro sapore non potrà mai offrirtelo, ma sei anche certo che vuoi affrontare questo viaggio, perché vuoi conoscere te stesso.

Dopo il ‘Canto I’ della Roma Moncromatica arriva ‘A Solitary King’ a tessere altre melodie malinconiche: forse le hai già sentire da qualche parte, pensi…chissà, forse in qualche disco dei Katatonia, perché la scuola è indubbiamente quella…eppure i Rome’ hanno quel carisma, quel piglio che manca a tanti altri presunti artisti della scena musicale attuale, perché sanno far loro qualsiasi cosa. La solitudine cantata dai Rome’ è quella reale, vera, perché un brivido ti attraversa la schiena e quando la cose stanno così, sai che hai davanti qualcosa di autentico. L’intera somma musicale del disco è autentica, appunto.

Dai primi momenti sino alla sua conclusione, il debutto dei sei ricercatori del malessere è ricolmo di sfumature infinite, che si rivelano ascolto dopo ascolto proprio come nei grandi dischi del passato, quelli che sai già che riascolterai per anni e che di certo non abbandonerai lì sullo scaffale, a prender polvere. Male che va li rivenderai su eBay o su qualche mercatino pensi, ma “Away From Light” non potrà mai fare questa fine: non vi è alcuna mente sensibile che possa mai fare ciò, a patto che non abbia un animo, perché tra questi solchi vi è un po’ l’animo di ognuno di noi, dando voce a quelle incaute domande che almeno una volta nella vita noi tutti abbiamo rivolto a noi stessi, senza saperci dare ovviamente delle risposte.

E, giungengo appunto alla fine dell’incauto quanto affascinante viaggio, tale disco non ti farà certo vedere il Paradiso…no, tra queste lande Dante Alighieri di sicuro non avrebbe proseguito oltre il Purgatorio, Purgatorio appunto rappresentato dalla perfida ‘Only the Cold’ (brano che per certi versi sembra volutamente riprendere molte caratteristiche di quello iniziale), ultimo Canto in grado di lasciare appunto il tuo animo all’interno di uno spazio vuoto, tra gli ultimi spiragli di grigiore, dove inevitabilmente presto il tutto lascerà il posto ad un buio totale, un nero più oscuro della pece tra i meandri della notte più profonda. Il viaggio finisce, ma lo vorrai immediatamente rivivere l’inizio: è come fare l’amore per la prima volta, sai…la prima volta avevi paura, ricordi? Ora sei più sicuro di te. Ma tutto ciò è anche un tranello, perché molto probabilmente non troverai mai le risposte che cerchi in quanto, ad ogni nuovo viaggio, nuovi dubbi ti assilleranno, esattamente come le nuove sfumature che “Away From Light” è in grado di offrirti ogni volta. Ora l’unica cosa che hai capito è che ti piace questo viaggio, quindi ti piace questo disco, e ti importa solo questo.

In fondo, nella vita ci sono domande che non avranno mai alcuna risposta, per tanto conviene aggrapparci alla sola certezza che la vita ci offre: il compiacimento offerto da chi sentiamo a noi affine. Certo, anche costui non ci saprà dare risposte, ma soffre assieme a noi nel cercarle, solo che la ricerca è bellissima viverla assieme. “Away From Light” è un album monumentale, che ha di suo aperto strade verso qualcosa che nemmeno i Rome’ stessi sarebbero in grado di definire…e, in fondo, la miscela indefinibile che rappresenta la proposta della stessa band è proprio di conseguenza anche la forza delle sonorità insolite, tanto ‘aliene’ quanto note, che animano questo Capolavoro.

Orgoglio tricolore.

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