Recensione: Back In 2066

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Esistono due categorie di gruppi: alcuni che sono al top e che lo saranno a prescindere dalla bellezza della loro ultima fatica e altri che costantemente navigano in una terra di mezzo, cercando di uscirne per affermarsi, continuando con determinazione a produrre lavori di un certo spessore. Questa seconda opzione, fa al caso degli italiani Alltheniko, che hanno appena pubblicato “Back In 2066”, quarta fatica. Prima di mettermi all’ascolto ho storto un po’ il naso, perché non credo molto nei gruppi italiani, per svariate ragioni: produzioni non sempre al top, come invece succede spesso per gruppi nordici (anche per band meno famose), accento inglese non sempre perfetto, promozioni non sempre degne di nota e scarsa visibilità nei maggiori festival stranieri e nostrani, anche se probabilmente il problema è a monte più che dei gruppi stessi.

Superato questo muro di Berlino, ho ascoltato queste undici tracce con la curiosità che riservo alle nuove uscite. All’ascolto però, ho notato subito un paio d’imperfezioni concernenti produzione e stile. Si sente fin dalla prima traccia l’influenza di gruppi come i Judas, gli Anthrax, gli Annihilator e i Messiah Force (sconosciuti, ma che andrebbero riscoperti), anche se va riconosciuto loro che ce la mettano tutta per far emergere il proprio stile. La produzione, purtroppo, non è paragonabile ai big perché è pompata al massimo, raggiungendo picchi di esagerazione, come nel rivedibile intro, oppure in “Ticket For The Fireball” e “Dance Of Mutant Knight”. Inoltre i suoni non sempre sono perfetti, soprattutto perché la batteria e il basso sono nascosti dietro la voce e la chitarra. Può essere una scelta voluta, al di là dei comprensibili limiti di budget ma, anche se non intacca del tutto l’album, lo rende a mio avviso più difficilmente ascoltabile e assimilabile. Il disco, infatti, non scorre in maniera fluidissima, per colpa di qualche intoppo qui e là; il suo principale limite probabilmente è la netta divisione tra le prime tracce e la seconda metà dell’album, dal punto di vista stilistico. Le prime sono ascrivibili a un thrash-power di matrice heavy (basta vedere la copertina ‘pacchiana’ per capire) nelle quali i Nostri non ricercano sistematicamente la potenza dei riff thrash e i cori strizzano l’occhio al power. Le restanti invece, sono brani di puro thrash, in cui il trio italiano inizia finalmente a pestare di più, regalandoci peraltro le maggiori soddisfazioni.

Tuttavia, nonostante la divisione di cui sopra, le tracce partono in maniera heavy per arrivare piano piano a essere sempre più dure, in un costante crescendo. Sembrerà strano, dopo quanto detto, ma il disco ha una sua coerenza ed è comunque assai gradevole all’ascolto nel complesso, facendo dimenticare i suoi limiti, anche per merito della valida voce acuta di Dave Nightfight e dei riff melodici di Boneshaker di pregevole fattura, al pari dei suoi soli, nonché per la ricercatezza e la genuinità degli arrangiamenti. Perciò preso nella sua interezza non merita assolutamente di essere bollato come mediocre. Come detto sopra, la pronuncia inglese non è impeccabile, ma ci si passa sopra facilmente.

Della prima parte del disco, spicca notevolmente “Will The Knight”, per i riff melodici e per la voce acuta soprattutto nel ritornello, e “Riders To Raven”, che a differenza dell’altra traccia, ha una chitarra più aggressiva con un volume di missaggio più alto e riff più aggressivi che ci introducono nella seconda parte del disco, quella sicuramente più riuscita. “Bastard Rabbles” e “Back From The Other Side” sono due tracce irruenti in cui finalmente si sentono riff thrash di un certo spessore, conditi però con una voce nettamente power che predomina in tutto l’album. L’intro poi di “Bastard Rabbles” è di pregevole fattura anche perché la batteria esce finalmente dal seminterrato.

Questa ultima fatica degli Alltheniko è un album sincero e suonato bene, anche se in parte controverso, che di sicuro non sfigurerà nella vostra collezione metal se gli concederete la chance che merita.

Luca Recordati

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Tracklist:
1. Land Of Salvation 1:20
2. Ticket For The Fireball 4:55
3. Will The Knight 4:39
4. Dance Of Mutant Knight 5:05
5. Horizon 4:13
6. Struggle Till The Sunset 5:09
7. Riders To Raven 4:55
8. New Worlds Hero 4:46
9. Bastard Rabbles 4:19
10. 2066 5:20
11. Back From The Other Side 4:43

Formazione:
Davide “Dave Nightfight” Celoria: Voce e Basso
Joe Boneshaker: Chitarra
Luca “Luke The Idol” Traversa: Batteria e Voce

 
75