Recensione: Back In Blood

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Helsinki, primi anni '90, è in questo periodo che i 69 Eyes cominciano a muovere i primi passi nel mercato musicale finlandese con una proposta musicale a base di rock grezzo con diversi tratti puramente più punk, riscontrabili specialmente in dischi come Motor City Resurrection (1994) e Savage Garden (1995). Album dopo album la band capitanata da Jyrki 69 comincia la propria ascesa a livello di popolarità (anche all'estero), ma non solo, con il susseguirsi degli anni le sonorità del gruppo subiscono un'evoluzione quasi naturale che devia sempre più verso lidi goth rock, sound che contraddistingue sopratutto i pur sempre buoni Wasting The Dawn e Paris Kills. Dopo l'ottimo Devils, seguito dal fratello minore Angels, la band finnica torna sul mercato musicale con Back In Blood, nono full-length ufficiale edito dalla Nuclear Blast Records.

Back In Blood non è solo un disco composto da una band che dimostra di saper sfruttare alla meglio l'esperienza dei vent'anni di carriera che si ritrova alle spalle, è sopratutto un album che segna una certa svolta per quella che è la proposta musicale del gruppo di Helsinki. Il sound racchiuso al suo interno subisce infatti una brusca sterzata verso lidi hard rock di matrice ottantiana, senza comunque perdere l'occhio di riguardo nei confronti di quella componente più oscura che ha da sempre caratterizzato le composizioni di Jyrki e soci. Quello che si nota da subito è certamente una sorta di ritorno al passato, con alcuni tratti paragonabili ad un Motor City Resurrection privo delle influenze punk e, quindi, condito da arrangiamenti decisamente più puliti e curati nei dettagli.
Ce n'è comunque per tutti i gusti: a partire dall'iniziale e adrenalinica title-track, caratterizzata da un riffing duro e diretto in puro stile anni '80, o dalle più "tamarre" Dead Girls Are Easy e The Good, The Bad & The Undead (titolo che è tutto un programma), fino ad arrivare alle sonorità dark delle splendide e avvolgenti Lips Of Blood, Night Watch e Some Kind Of Magick, quest'ultime a far capire che i dischi più recenti sono tutt'altro che dimenticati. Il tutto è condito da una produzione moderna e in linea con gli ultimi album, anche se nettamente più corposa già rispetto all'accoppiata Devils/Angels, ma anche da una prova esecutiva di tutto rispetto e, ovviamente, da un songwriting fresco e ispirato come non lo era mai stato. Un altro passo in avanti è anche la voce del singer Jyrki 69, molto più versatile del previsto e capace quindi di adattarsi alla meglio ai cambi di sonorità ed atmosfere che si alternano continuamente all'interno dell'album. In una tracklist dove è quasi impossibile individuare il benché minimo passo falso o calo di livello qualitativo, su tutte spiccano sicuramente la già citata title-track, una We Own The Night che in alcuni tratti sembra essere uscita direttamente da una produzione a caso dei maestri AC/DC e la stupenda Kiss Me Undead, highlight assoluto del disco caratterizzato da un refrain coinvolgente come pochi.

Insomma, un gran bel modo di festeggiare i vent'anni di attività quello dei 69 Eyes. Il combo di Helsinki è riuscito a dare alla luce un disco che, senza snaturare più di tanto il classico trademark che ha da sempre contraddistinto i dischi pubblicati con questo nome, rappresenta anche una certa evoluzione stilistica che convince in pieno anche dopo una lunga serie di ascolti. Back In Blood è la prova che esiste la possibilità di rinnovarsi anche con una carriera ventennale e otto full-length pubblicati alle spalle, senza comunque rischiare di scadere nel banale. Sicuramente una fra le migliori uscite in ambito hard rock di questo 2009, e scusate se è poco.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Back In Blood
02 We Own The Night
03 Dead N' Gone
04 The Good, The Bad & The Undead
05 Kiss Me Undead
06 Lips Of Blood
07 Dead Girls Are Easy
08 Night Watch
09 Some Kind Of Magick
10 Hunger
11 Suspiria Snow White
12 Eternal

 
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