Recensione: Balls to Picasso

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Si può dire che la carriera di Bruce Dickinson come ex-cantante dei Maiden sia durata più o meno 5 anni (1994-1998): in questo periodo costui ha lavorato a 4 album di studio, 2 live (anche se il primo, Alive in Studio A, è stato poi "rinnegato" dallo stesso Bruce e da lui fatto ritirare dalle vendite), un considerevole numero di b-side (finora ne ho trovati 30), e varie collaborazioni (Monserrat Caballè -Friends for Life, 1997-, i due album tributo a Black Sabbath -Nativity in Black, 1994- e Alice Cooper -Humanary Stew, 1999-). Aggiungiamoci i tour e l'esercizio per migliorarsi come pilota di aerei e possiamo concludere che probabilmente non ha avuto un giorno libero.
Ma veniamo a questo Balls to Picasso, album disomogeneo come pochi che dimostra quanto Bruce avesse molte idee in testa ma non ancora deciso chiaramente la direzione musicale da prendere. Per chi come me ne ha la versione in cassetta (a quei tempi si usavano ancora...) è ben udibile la differenza tra le prime 5 canzoni (il lato A) e le restanti: più cupe ed heavy le prime, più varie e distese le altre.
Si parte con Cyclops, ottimo pezzo heavy metal che ci fa conoscere i musicisti che Bruce ha scelto per accompagnarlo nella sua avventura: sono i Tribe of Gypsies, capitanati da Roy Z, chitarrista molto abile e fantasioso (lo si nota già in questa canzone) che in futuro darà un tocco determinante ai due album di Dickinson Accident of Birth e Chemical Wedding, essendone anche il produttore.
Non si continua proprio in bellezza con le successive Hell No e Gods of War, di cui salverei soltanto gli assoli e la ritmica molto curata, soprattutto nella seconda.
Torniamo a un metal deciso con 1000 Points of Light, dura accusa alla guerra del golfo promossa da Bush senior ("...the freedoms you profess to hold won't bring the dead back from the cold"), e arriviamo all'insolita Laughing in the Hiding Bush (di nuovo un Bush, ma questa volta non è il presidente...), che Bruce ha spesso riproposto anche live forse più per affetto al figlio Alex (citato nei credits tra i compositori del pezzo) che per l'effettivo valore del brano.
L'orecchiabile ballata Change of Heart apre la parte dicevamo più distesa dell'album, che contiene anche i tre brani a mio avviso più interessanti: due sono la successiva Shoot All the Clowns e la penultima Sacred Cowboys (tra queste passa un po' inosservata Fire, i cui riff e assoli di chitarra richiamano in parte il southern rock degli ZZ Top), canzoni folli che permettono a Bruce di mostrare in pieno le sue doti teatrali e che senz'altro non avrebbe mai potuto scrivere per i Maiden (cosa avrebbe detto Steve davanti alle strofe praticamente rap di Sacred Cowboys?). Il terzo è la splendida Tears of the Dragon, che penso si possa definire senza tanti dubbi il miglior episodio della carriera solista del singer. Ricordo che quando Bruce ha lasciato i Maiden ha detto in alcune interviste che si sarebbe dedicato alla musica pop(!), e sembra che ci abbia provato veramente (lo testimoniano alcuni dei b-side che ho citato all'inizio, come Tibet o Spirit of Joy, incisi in quel periodo). Lui sostiene di non essere stato soddisfatto del risultato e di aver deciso di cambiare, i maligni (tra cui il suo amico/nemico Steve Harris) dicono invece che semplicemente nessuno accettava di pubblicargli qualcosa di troppo lontano dal genere musicale frequentato fino ad allora. Quale che sia la verità, si comprende perchè quest'album non abbia un'identità precisa e riesca a osare veramente solo in pochi brani.
Il voto che do è comunque altino, perchè i vari momenti felici del disco fanno in parte dimenticare i suoi difetti. Balls to Picasso (1994)
1. Cyclops (7.50)
2. Hell No (5.06)
3. Gods of War (5.00)
4. 1000 Points of Light (4.23)
5. Laughing in the Hiding Bush (4.19)
6. Change of Heart (4.56)
7. Shoot All the Clowns (4.21)
8. Fire (4.24)
9. Sacred Cowboys (3.51)
10. Tears of the Dragon (6.18)
 
75