Recensione: Battering Ram

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Sostituire il mitico Steven per parlare dei Saxon?  Onore e timore allo stesso tempo, nonostante la “carta bianca” concessami per parlare di questo “Battering Ram”, ventunesimo lavoro in studio degli inossidabili inglesi. Gli ultimi quindici anni hanno messo in luce una band che se dal vivo si è dimostrata, sempre efficiente e spesso in un vero stato di grazia, in studio ha alternato ottime cose con altre meno buone, con molti fans che hanno incolpato la band di scelte di sound e di produzione troppo “suddite” del mercato tedesco… insomma, un approccio pompato e muscolare più vicino ai Primal Fear a scapito dell’originario sound inglese.

Per tranquillizzare i critici possiamo innanzitutto dire che in questa nuova fatica lo smalto tipicamente “british” è messo più in evidenza rispetto anche al passato recente e, cosa ancor più importante, i pezzi scorrono che è un piacere, aiutati senz’altro anche dal minutaggio contenuto del disco, un particolare che molte band al giorno d’oggi tendono a sottovalutare riempiendo i lavori di “fillers”. Qui tutto ha un suo senso nell’economia del disco, aperto da una terremotante title - track marchiata a fuoco dalle chitarre di Paul e Doug e da un coro concepito appositamente per i “live shows”.

Chi si aspetta una prova di mestiere e senza spunti però si sbaglia: tanti anni di carriera non significano assolutamente immobilismo e i Saxon riescono ad iniettare in un tessuto rodatissimo piccoli particolari e sfumature che rendono il sound ancora fresco e dotato di nuove sfaccettature. Si notano le lievi tastiere e gli inserti corali nella melodica “Queen of Hearts”, una malinconica melodia che si insinua nella strofa di “Feel The Pain” oppure l’atipico lento “Kingdom of the Cross”, che in memoria delle vittime della Prima Guerra Mondiale alterna parti recitate ed un chorus molto melodico.

Piccole sfumature come detto, su una base solidamente hard’n’heavy che ha al proprio arco diverse carte davvero niente male: gli amanti del classico “Saxon sound” non hanno nulla da temere, fra i solchi di “Battering Ram” troveranno pane per i propri denti nei duelli chitarristici di “Hard and Fast”, nella poderosa “Stand Your Ground” fino a una “Top of the World” che a modesto parere di chi scrive si candida al ruolo di vero e proprio nuovo classico dei Saxon del ventunesimo classico. “Three Sheets to the Wind (The Drinking Song)” chiude con il suo “mood” più festaiolo e “da pub” un disco assolutamente riuscito, fresco e divertente.

Parliamo di una band attiva da oltre trentacinque anni che pubblica un disco nuovo e che riesce a far venire la voglia di pigiare nuovamente “play” una volta che il disco finisce, un pregio non da poco per “Battering Ram”, un’altra gran bella prova marchiata a fuoco “Saxon”!

 

Stefano “SG” Giusti

 

 

 

 
80