Recensione: Battle Maximus

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Negli angoli più bui delle città, di notte, compaiono prostitute pronte ad andare a letto con chiunque. I Gwar sono paragonabili a queste signore, perché, a loro modo, "si concedono" a tutti: soprattutto dal punto di vista musicale. La loro proposta, antica (dall’85) quanto il mestiere di quelle donne, attinge da vari generi, tutti rivisti in chiave demenziale e con testi fantascientifici: thrash, heavy e power. È proprio questa bizzarra idea di metal che stona e ciò avviene in modo così netto che ci si chiede l’utilità dei cinque statunitensi. Come se non bastasse, oltre ad avere nomi inventati che neanche il bambino con la fantasia più sviluppata avrebbe partorito (Oderus Urungus, Balsac the Jaws of Death, Pustulus Maximus, Jizmak Da Gusha e Beefcacke Mighty) questi cinque individui bizzarri hanno pensato bene di travestirsi da personaggi rivisitati, presi dalla letteratura fantasy e fantascientifica, arrivando ad un orrido ibrido, come lo è la loro musica.

Se la musica che compongono fosse interessante, non se ne parla proprio di usare l’aggettivo bello, allora potrei benissimo capire tutto ciò, ma non è cosi, per cui viene da chiedersi come siano potuti arrivare così lontano da concepire nel 2013 “Battle Maximus”, tredicesima fatica in studio. I primi problemi si hanno sulla voce di Murray Brockie, che mescola elementi metalcore, soprattutto nei cori, con parti a volte più punk e vagamente thrash. Le chitarre di Derks e Pustulus si perdono nell’inutilità più scontata, veramente un peccato, perché ogni tanto qualche riff azzeccato esce dalle loro sei corde. La batteria di Roberts non è così pessima come gli altri strumenti, anche se in fase di missaggio si poteva fare di più soprattutto sul kick che ha un rumore strano. La traccia migliore è "Madness At The Core Of Time" che ha un riff power che poteva essere sviluppato anche su altre canzoni.  Le restanti dodici tracce, tra il metalcore e il thrash,  sono inutili, non superflue, come lo sono molte cose nella vita. Come se non bastasse, le canzoni durano in media tra i 3 minuti e mezzo e i 4 e mezzo, portando l’ascoltatore a voler spegnere il lettore/pc a metà album, constatando appunto l’inutilità di “Battle Maximus”.

Anche se si cerca di non prendere sul serio la proposta dei Gwar, si finisce inevitabilmente per starne alla larga, anche perché il contorno è superiore alla musica, e ho detto tutto! La “Battle” è stata persa ancora prima di averla iniziata!

Luca Recordati

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