Recensione: Behold The Mankind

Di Marco Tripodi - 29 Marzo 2017 - 8:00
Behold The Mankind
Band: S91
Etichetta:
Genere: Power 
Anno: 2016
Nazione:
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70

Dal 2009 ad oggi i lucchesi S91 hanno sfornato 3 release, due in italiano (l’EP di esordio “Sto Per Tornare” e l’album “Volontà Legata“) ed il qui presente “Behold The Manind“, evidentemente primo passo nel mondo delle liriche anglofone, immagino per necessità di poter raggiungere un pubblico più ampio. Anche perché certamente uno degli obbiettivi del quintetto toscano è quello di poter dare più ampia diffusione possibile al verbo, il loro (quello con la v minuscola) e quello delle Sacre Scritture (qui la V maiuscola è d’obbligo). Un po’ ovunque troverete catalogati gli S91 come appartenenti al filone tricolore del metal cristiano; non solo i ragazzi non si sono mai sottratti a questa importante ed impegnativa etichetta ma anzi, in articoli ed interviste che mi è capitato di leggere online (anche a proposito dell’organizzazione del noto festival pratese Rock For The King), hanno sempre rivendicato con orgoglio i temi portanti delle proprie liriche, dando l’impressione di credere per davvero in ciò che fanno, e non di aver meramente adottato una “fisionomia di scena” tanto per attrarre l’attenzione.

Di per sé la cosa mi fa simpatia, lo ammetto. Già perché in una scena musicale come quella metal, nata (in teoria) su salde basi anticonformiste e iconoclaste, la vera trasgressione oggi come oggi rappresenta quella di non avere caproni e teste cornute in copertina. La vera sfida è proclamarsi costruttori di ideali positivi, da contrapporre a pseudo divinità sumere, lovecraftiane o genericamente infernali. Di professoroni della bestemmia e accademici della croce rovesciata ne abbiamo a decine, fatti con lo stampino, incuriosisce non poco dunque una band che decide di filtrare la propria musica attraverso un’ottica perlomeno differente dalla solita “solfa”. Di un disco però stiamo parlando e dunque non può tutto ridursi alla messa domenicale, oltre alla forma ci vuole anche il contenuto, che nel nostro caso sono le canzoni.

Behold The Mankind” è un lavoro elegante, dal sound fondamentalmente heavy power, anche se concede parecchio a digressioni prog oriented (pur senza per questo poter essere ascritto tout court al progressive metal). I nostri hanno fatto una cura dimagrante, delle tre vocalist precedentemente impiegate è sopravvissuta la sola Maria Liondino, nella cui interpretazione (assolutamente solida) si incanala il grosso dell’artiglieria celeste della band. Va detto che a far da contraltare maschile c’è la preziosa ospitata di Christian Liljegren (Narnia, Golden Resurrection, Divine Fire, Wisdom Call) e che la prduzione è affidata a Cristiano Bertocchi (Vision Divine, Labyrinth). I testi si occupano di illustrare nientemeno che la storia dell’umanità dal punto di vista della teologia cristiana. L’album di per sé è certamente denso e corposo anche se, alla lunga, la mancanza di un po’ di velocità ed aggressività finisce con lo stuccare. Emerge una discreta maestria degli strumenti, un gusto negli arrangiamenti e un bel tratto del songwriting,

Dove a mio parere gli S91 difettano è nell’infondere una maggior vitalità alle composizioni; per quanto raffinate e principesche, le trame dei toscani finiscono talvolta per accartocciarsi su loro stesse, sensazione che si sarebbe potuta stemperare con un filo non dico di “cattiveria”, ma di adrenalina in più, magari meno sfarzosa ma funzionale a rendere l’ascolto più digeribile. Agli S91 formalmente non mancherebbe proprio nulla, emerge forte e chiaro che si tratta di una bella band, devono solo accettare di scendere nell’arena e infangarsi le armature dorate anziché contemplare esclusivamente le mistiche sfere celesti. Un compromesso più sanguigno con una vena schiettamente metal potrebbe essere la quadratura del cerchio.

Marco Tripodi

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