Recensione: Berserker

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Anton Kabanen is back, bitches!! Nel febbraio del 2015 scoppia una bomba in casa Battle Beast: Anton Kabanen, chitarrista e principale compositore dei primi tre album della band finlandese, viene allontanato dal gruppo. La prima prevedibile conseguenza del cambio di line-up è una virata abbastanza decisa nello stile dei Battle Beast, orfani del main composer e capitanati dalla potente Noora Louhimo, che pur restando ben saldi alla tradizione ed agli insegnamenti degli intramontabili anni ’80, ci consegnano un “Bringer of Pain” (2017) più AOR e sbarazzino, privo degli elementi guerreschi e dei toni epici del passato – a partire dalla “Bestia” per la prima volta assente nella copertina del disco.
Dall’altro lato del campo di battaglia, il giovane Anton Kabanen (classe 1987) si presenta con i nuovi Beast in Black, riabilita la bestia leonina nell’artwork (e pure più incaxxata che mai!) e ritorna agli stilemi classici della band da lui fondata: un metal tastieroso ed epico, tamarro e furibondo. “In berserk”, direbbe un giocatore di ruolo, frenetico come il manga di Kentarō Miura, fumetto annoverato dallo stesso Kabanen tra le ispirazioni del disco: “Berserker”.

Tormented and wounded, branded and persecuted
Torn Inside Out Yet Here I Stand 
Fierce Anger Blind Madness 
Invoke The Beast Of Darkness 
No Mercy Cause They All Must Die 

Per affrontare gli usurpatori, in un confronto diretto con i Battle Beast, era innanzi tutto necessario trovare una voce che potesse competere con una delle cantanti più apprezzate degli ultimi anni. Noora Louhimo è una macchina da guerra, una valchiria pronta all’assedio. Il buon Anton riesce con una certa astuzia a giocare in maniera complementare, senza correre il rischio di sfigurare rivaleggiando con una nuova voce femminile mascolina ma scegliendo un voce maschile... femminina. Il microfono dei Beast in Black è infatti presidiato da Yannis Papadopoulos (Wardrum): un cantante capace di arrivare a tonalità altissime (anche qui, in perfetta coerenza con gli eighties) e con un falsetto veramente degno di nota. Basti ascoltare la strofa di “Blind And Frozen” (1,5mln di visualizzazioni su Youtube)… in tanti sentendola avranno pensato: “ma è una donna a cantare?”.
Berserker” è un continuo arrembaggio come l’ira del barbaro che prende a mazzate qualsiasi cosa capiti a tiro, a partire dall’opener vendicativa “Beast in Black” fino alla Berserk-iana “‘Zodd The Immortal” che con la doppia cassa martellante di Sami Hänninen non lascia scampo. Non mancano i cambi di tempo repentini, le strofe strappalacrimoni “voce, batteria e tastiera” che esplodono in ritornelli altissimi ed antemici col power chord che si intrufola all’improvviso, in brani come “Blood of a Lion” o “Born Again”.
C’è spazio anche per un brano più elettronico e robotico come “Crazy, Mad, Insane” al centro del disco che è un po’ la “Touch in the Night” dei Beast in Black, un pezzo che riesce a farsi largo con la sua ignorantissima tastiera discotecara.
Bella anche la ballad, relegata in ultima posizione, “Ghost in the Night”, ancora impreziosita da un’interpretazione sopra le righe di Yannis. Produzione al solito bombastica e ricca, come si conviene a dischi di questo genere.

Con “Berserker” i Beast in Black rischiano poco e pigliano tutto. Un quintetto di talentuosi musicisti che sanno divertirsi e divertire tutti i devoti di mazzate, tamarraggine e ignoranza, e ce lo dimostrano con questo bel disco. Peccato per il tour con gli W.A.S.P. interrotto in maniera repentina a causa di non meglio precisato “trattamento garantito non rispettato”. Un lavoro per certi versi facile e di mestiere per Kabanen e soci, che si limitano a riprendere gli elementi originari dei Battle Beast facendoli propri con grande personalità: poco male, finché la qualità continua ad attestarsi su questi livelli il divertimento è garantito! Come contraddire la Bestia? Avete visto com’è infuriata? Io ho anche un po’ paura…

Luca “Montsteen” Montini 
 

 
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