Recensione: Beyond The Gates

inserito da

 “Beyond the Gates” è il secondo album della band californiana Possessed. Fu pubblicato nel 1986, epoca in cui i principali gruppi Heavy Metal si aprirono ad un mercato più vasto ammorbidendo, in molti casi, il proprio sound. Quindi, smentendo le dichiarazioni di qualche anno prima, in “Somewhere in Time” e “Turbo”, album rispettivamente degli Iron Maiden e dei Judas Priest, si diede maggior spazio all’uso di tastiere e sintetizzatori; i Saxon collaborarono con Elton John, che suonò il piano in due pezzi di “Rock the Nations” e Ozzy Osbourne pubblicò il commerciale “The Ultimate Sin”.        

A questo si contrappose la furia del Thrash Metal: fu l’anno dei capolavori quali “Master of Puppets” dei Metallica, “Reign in Blood” degli Slayer e “Peace Sells …… But Who’s Buying?” dei Megadeth, tutti album diventati icona. Si mosse con prepotenza la cosiddetta “seconda ondata”, con band del calibro di Nuclear Assault, che pubblicarono “Game Over” e Flotsam And Jetsam che dettero alle stampe “Doomsday for the Deceiver”; Il Thrash Metal più brutale proveniente dall’Europa trovò sempre più consensi, grazie ai lavori dei tedeschi Kreator (“Pleasure to Kill”), Destruction (“Eternal Devastation”) ed Exumer (“Possessed By Fire”).

Fu in quel periodo che i celebri Possessed, dopo aver scosso gli inferi con il primo lavoro “Seven Churches”, quasi abbandonarono la ferocia iniziale in favore di un sound basato sulla maestria tecnico - strumentale di cui erano consapevolmente dotati. Il risultato fu “Beyond the Gates”, album nel quale il combo affiancò alla velocità delle inusuali sezioni ritmiche dinamiche e degli assoli precisi, evidenziando un distacco sonoro da chi li aveva inizialmente influenzati (Venom e Celtic Frost per fare un esempio).

Con il nuovo lavoro i Possessed vollero essere riconosciuti come una vera Thrash Metal Band, evolvendo in tale direzione; non sconfessarono comunque il passato mantenendone il collegamento attraverso la voce di Jeff Becerra, sempre ruvida e grezza quanto basta per legare le partiture delle singole tracce, amplificandone i tenori oscuri e devastanti.

I brani proposti sono undici, per una durata complessiva dell’album di quasi trentasette minuti.

Un sinistro arpeggio introduttivo che naviga su un fiume di tenebrose tastiere sembra accompagnare l’ascoltatore attraverso i cancelli dell’oltretomba. Poi un lampo squarcia l’oscurità ed irrompe il tuono: “The Heretic”, “Tribulation” e “March to Die” sono tre pezzi mozzafiato dove la velocità s’incastra con potenti e gravi tempi medi, dando vita ad un tecnicismo proprio del Thrash Bay Area, maggiormente sviluppato attraverso i lunghi scambi di assoli tra le “asce” Mike Torrao e Larry LaLonde.

Segue “Phantasm”, impostata sui tempi medi tipici dell’Heavy Metal più profondo ed impreziosita da strofe oscure ed evocative; è il brano che maggiormente evidenzia l’allontanamento dal sound selvaggio e demoniaco di “Seven Churches”.

Con la successiva “No Will to Live”, di quasi sette minuti, i Possessed si confrontano con le composizioni di lunga durata. Il brano, imperniato essenzialmente sulla velocità, alla fine risulta un po’ ripetitivo.

Dalla Title-Track “Beyond the Gates” in avanti le partiture si mantengono sullo stesso livello: velocità, mid tempo pestati, duetti di assoli, con un’ultima traccia strumentale a chiusura monotona e ridondante; ecco uno dei difetti del disco: la poca variabilità.

Altro elemento negativo è la registrazione, troppo sporca e primitiva, che non dà il giusto valore al contenuto del full-length appiattendone un po’ i suoni e non mettendo in giusto risalto le qualità tecniche e compositive acquisite dai musicisti.

Questi motivi, uniti alla delusione dei fans più accaniti, che non videro di buon occhio la svolta musicale del combo verso sentieri sì più tecnici, ma meno istintivi e brutali, decretarono l’insuccesso dell’album, che non riuscì a vendere quanto sperato.

Nonostante questo “Beyond the Gates” non è privo d’importanza; al contrario si può dire che, per quanto sfortunato e controverso, con tale album i Possessed parteciparono alla crescita del Thrash Metal nel suo momento storico migliore.

Ne consiglio l’ascolto non solo ai Thrashers più granitici ma anche a chi ama la storia di questo fantastico genere che ancora oggi, se pur tra alti e bassi, è ben radicato e ben lungi dallo spegnersi, come dimostra Jeff Becerra, unico superstite della formazione originale, che con grande dignità continua a portare avanti il progetto Possessed.

 
60