Recensione: Big Blue World

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Gli Unruly Child, benché abbiano esordito nei primissimi anni Novanta del secolo scorso, quando ormai il grunge stava soppiantando nel cuore dei rock fans il class metal e l’AOR (che avevano, invece, spadroneggiato nella scena rock nel decennio precedente), hanno sempre  trovato un posto speciale nel cuore dei cultori del rock melodico.
Il loro primo album, in particolare, è oggetto di culto ed un must have imprescindibile per costoro, ma tutta la loro discografia è di pregevolissimo livello.
Ed ecco che oggi la band della vocalist transgender  Marcie Michelle Free (era Mark ai tempi del primo lavoro degli Unruly Child e, ancor prima, dei King Kobra e dei fantastici Signal), del chitarrista Bruce Gowdy e del tastierista Guy Allison torna alla ribalta con il nuovissimo CD  Big Blue World”.

Diciamo subito che il full-length in uscita è assolutamente brillante. Presenta, infatti, alcuni autentici gioielli come Breaking The Chains (una semiballad acustica sì, ma ingemmata dagli inserti di chitarra elettrica e magistralmente interpretata dal punto di vista vocale), Are These Words Enough (soft rock raffinato e di classe valorizzato da un chorus emotivo ed orecchiabile, da una sei-corde scintillante e da una tastiera alquanto  vintage) e The Harder They Will Fall (un purissimo distillato di AOR dinamico, energico e carico di melodia).

Di là da queste vette,  tutto l’album è comunque di eccellente livello, a partire dall’iniziale  Living In Someone Else’s Dream (il miglior inizio possibile dell’album, con il suo uptempo rockeggiante, frizzante e solare e le sue chitarre e le sue tastiere cristalline) per  chiudere con l’AOR di gran scuola della conclusiva  The Hard Way, passando per All Over The World (midtempo articolato,  nervoso e dalle aperture corali deliziosamente sixties) e Down And Dirty (un hard rock melodico  groovy  e ricolmo di grinta e melodia).

Big Blue World”, insomma, riporta sugli scudi gli Unruly Child grazie a suoni cristallini, esecuzioni non solo impeccabili ma anche stracolme d’intuizioni raffinate e di gran classe, nonché ad un songwriting di pregio ed attuale, pur se con radici nel più classico AOR.

Francesco Maraglino

 

 

 
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