Recensione: Bilateral

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Avevamo già incontrato i Leprous un paio di anni fa, quando, in seguito alla pubblicazione di Tall Poppy Syndrome – secondo full length del gruppo dato alle stampe nel 2009 – erano improvvisamente balzati all'onore delle cronache come una delle principali rivelazioni di tutta la scena progressive metal, ottenendo larghi consensi sia a livello di pubblico che di critica grazie a una proposta musicale incredibilmente sfaccettata e davvero molto interessante dal punto di vista qualitativo. Da allora per il quintetto di Notodden (Telemark, Norvegia) le cose sono notevolmente cambiate: innanzitutto il 2010 è stato costellato da una proficua attività live, prima con la partecipazione al ProgPower Festival (sia l'edizione americana che quella europea) e, in seguito, con una breve tournée europea di supporto ai Therion. Come ciliegina sulla torta è quindi arrivato, nei primi mesi del 2011, l'accordo con InsideOut Records, vera e propria istituzione per quanto riguarda la scena progressive rock e metal.

A due anni di distanza dall'ultimo Tall Poppy Syndrome, vede ora la luce la terza fatica dei norvegesi Leprous dal titolo Bilateral, un disco complessivamente meno istintivo, meno oscuro e più “cervellotico” rispetto al precedente, nel quale trovano spazio sonorità che vanno dal progressive all'avantgarde, passando per sfuriate death metal, repentine accelerazioni dal sapore black metal, inserti di matrice elettronica e lontane reminiscenze psichedeliche. Per quanto riguarda la band, rispetto a due anni fa bisogna senz'altro registrare i grandi progressi compiuti dal cantante (e tastierista) Einar Solberg, notevolmente migliorato nell'uso della voce pulita – in questa occasione utilizzata in misura maggiore che in passato, a scapito del growl e dello screaming – divenuta molto più teatrale nelle parti votate all'interpretazione e complessivamente più matura. Ottimo anche il lavoro svolto dal resto del gruppo: la sezione ritmica, composta nell'ordine dal bassista Rein Blomquist – entrato nei Leprous a inizio 2011 in sostituzione di Halvor Strand – e dal batterista Tobias Ørnes Andersen, si rende protagonista di una prova precisa al millimetro e assolutamente varia quanto a soluzioni stilistiche proposte, mentre invece Tor Oddmund Suhrke e Øystein Landsverk vanno a costituire una coppia di chitarristi oltremodo solida ed estremamente efficace sia quando si tratta di macinare riff, che negli assoli. Da segnalare inoltre la presenza di uno special guest d'eccezione quale Ihsahn (ex Emperor), chiamato a partecipare alla realizzazione di una traccia all'interno di questo lavoro – più nello specifico Thorn.

Composto da dieci tracce (per un minutaggio complessivo che si attesta intorno ai cinquantotto primi di durata), questo Bilateral si rivela essere un disco abbastanza ostico e stratificato, decisamente eterogeneo a livello di sonorità, ampiamente ispirato per ciò che concerne il songwriting e senza il benché minimo calo per la durata dell'intera tracklist. Un lavoro nel quale trovano spazio delle composizioni estremamente fluide e articolate, mai particolarmente prolisse o macchinose – a dispetto della parecchia carne al fuoco – e che lasciano davvero pochi punti di riferimento all'ascoltatore. Per quanto riguarda gli episodi migliori... beh, in questo caso c'è solamente l'imbarazzo della scelta: a questo proposito potremmo citare l'accoppiata Bilateral / Restless, vale a dire le due tracce più lineari, dirette e immediate del lotto, che possono contare su melodie assolutamente efficaci, oltre che su strutture a dir poco solide e compatte. Ottima anche la lunga Forced Entry, a detta di chi scrive il brano più interessante di tutto il disco, che nei suoi dieci minuti circa di durata si snoda tra ritmiche forsennate, digressioni progressive, lunghe sezioni strumentali, sensuali aperture melodiche, pause e repentine ripartenze, mentre invece Thorn, pezzo che vede la partecipazione di Ihsahn al microfono, si mette in evidenza per alcune soluzioni vocali veramente di prim'ordine. Alla potenza e alla carica di Waste of Air, canzone oltremodo tellurica piuttosto simile per certi versi alla produzione più estrema del Devin Townsend solista, fanno da contraltare l'atmosfera e l'intensità di Mb. Indifferentia, semi-ballad particolarmente toccante che ha il proprio principale punto di forza in una parte finale davvero struggente ed emozionante. Degna di menzione anche la breve Cryptogenic Desires, brano decisamente sperimentale che può vantare degli arrangiamenti a dir poco folli (nel senso positivo del termine), oltre ad alcune linee vocali assolutamente teatrali ed evocative.

Insomma, che altro aggiungere? Questo Bilateral può essere considerato a tutti gli effetti un ottimo disco, prodigo di spunti compositivi interessanti e suonato in maniera francamente impeccabile. Un lavoro forse più simile al debut album Aeolia che non al predecessore Tall Poppy Syndrome, decisamente eterogeneo a livello di sonorità e sorretto inoltre da una produzione – affidata a Jens Bogren (Opeth, Symphony X, Pain of Salvation) – assolutamente valida sotto ogni punto di vista. Bentornati Leprous!

Lorenzo “KaiHansen85” Wolverine

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Tracklist:
01. Bilateral
02. Forced Entry
03. Restless
04. Thorn
05. Mb. Indifferentia
06. Waste of Air
07. Mediocrity Wins
08. Cryptogenic Desires
09. Acquired Taste
10. Painful Detour

Line Up:
Einar Solberg – Vocals, Synth
Tor Oddmund Suhrke – Guitars
Øystein Landsverk – Guitars
Rein Blomquist – Bass
Tobias Ørnes Andersen – Drums

Ihsahn – Vocals on Thorn

 
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