Recensione: Black Butterfly

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Formula antica quanto efficace per i redivivi Buckcherry, band statunitense di scarsa notorietà alle nostre latitudini, confortata invece, sin dagli anni degli esordi discografici datati 1999, da un notevole e costante successo commerciale in tutto il territorio nordamericano, giunto al proprio apice nel 2006, anno di pubblicazione del pluri premiato ”15”.

Nulla di particolarmente nuovo o stravagante nella ricetta di Josh Todd e Keith Nelson, unici due membri rimasti della formazione originale giunta, con “Black Butterfly”, al quarto acuto discografico in carriera.
Aerosmith, Black Crowes, qualcosa di Ac/Dc e Motley Crue ed un pizzico di blues, sono coordinate in grado di far comprendere sin di primo acchito le sonorità abbracciate ancora una volta dal quintetto, dedito ad un hard rock di stampo molto “classico”, che trae dalle proprie radici gli spunti necessari per proporre una serie di brani dal sapore antiquato e di certo non innovativo, ma ad ogni buon conto, baciati da ottime dosi di talento e capacità compositive. Gradevoli inoltre, i risvolti un po' più “modern” pronti a manifestarsi di tanto in tanto, elementi utili per non relegare l'album allo status d'anonimo e scialbo riempitivo in un'annata, per il genere, a dir poco sfolgorante.

È naturalmente la figura del leader storico Josh Todd, quella attorno alla quale ruota l'intera struttura musicale dei Buckcherry. Epigono del più noto Steven Tyler, ha dalla sua, forte carisma e personalità, oltre ad una voce non sensazionale ma alquanto espressiva, molto confacente al taglio stilistico entro cui le tracce si muovono.
Dall'iniziale “Rescue Me”, via via, sino alla conclusiva “Cream”, sono dunque i suoni del rock tradizionale la base principe su cui va a distendersi ogni nota con risultati che, in effetti, non lasciano a bocca aperta o stupiti più di tanto, ma nemmeno appaiono poco ispirati o di scarso valore.

Nulla da dire, canzoni quali “Drunk”, “Talk To Me”, “Fallout” e “Imminent Bail Out”, raggiungono l'obiettivo senza la minima difficoltà, rivelandosi episodi ad alto voltaggio elettrico e notevole energia, per le quali, come giusto, è auspicabile un ascolto a volumi elevati, ingrediente indicatissimo per rendere al massimo e garantire efficacia al torrido rock n'roll messo in pista.
È tuttavia con i momenti più riflessivi che le doti di maggior classe del combo americano vengono a galla. Molto bello e piacevolissimo all'ascolto, risulta a tal proposito il trio formato da “Dreams”, “Don't Go Away” e “Rose”, canzoni che abbracciando sensazioni ora affini al country, ora più soffuse ed edulcorate, non lasciano dubbi in merito ad un potenziale radiofonico piuttosto significativo.

Con “Black Butterfly” non scopriamo pertanto, un capolavoro o un disco di fattura inestimabile.
L'energia, la grinta tutta rock n'roll ed un pugno di brani interessanti, consentono ad ogni modo di considerare il ritorno sulle scene dei Buckcherry come un episodio riuscito e ben accetto, degno corollario alle tante gradite novità di questo 2008 quasi terminato, e valida compagnia per serate frizzanti e briose.

Inutile dire poi, che se siete dei grandi fan degli Aerosmith, i motivi d'interesse sono destinati a salire in maniera esponenziale.
In tal caso, un giro con Josh Todd e c. è quantomeno consigliato.




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Tracklist:

01. Rescue Me
02. Tired Of You
03. Too Drunk...
04. Dreams
05. Talk To Me
06. Child Called "It"
07. Don't Go Away
08. Fallout
09. Rose
10. All Of Me
11. Imminent Bail Out
12. Cream

Line Up:

Josh Todd – Voce
Keith Nelson – Chitarra / Back..Voc.
Stevie D. – Chitarra / Back. Voc.
Jimmy "Two Fingers" Ashhurst – Basso / Back. Voc.
Xavier Muriel – Batteria

 
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