Recensione: Black [EP]

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Luciferian Light Orchestra è una entità creata da Christofer Johnsson, capo dei Therion, utile a celebrare il suo amore per le sonorità più ‘70’s di cui ha nutrito sempre una forte passione. Prendendo un pugno di canzoni scritte nel corso di diversi anni, ma poco adatte al suono della band principale, in quanto dotate di un sound troppo retro, chiamata una vocalist per interpretarle, che risponde al nome della signorina Mina Karadzic, pescata addirittura in Montenegro, nasce questo side project dai toni occult-rock.
Ci si può vedere anche una voglia da parte del compositore svedese di seguire un trend che ultimamente va molto, appunto il così detto occult rock che ha dato il via a una sequela di band con al microfono tante aspiranti sacerdotesse dai toni stregoneschi, ma non vogliamo dubitare della verace passione che muove le gesta di Johnsson. È lui a occuparsi in pratica di tutti gli strumenti, specie dell’hammond che regna sovrano, mentre il nome gli altri due elementi di supporto alla band restano dietro un velo di mistero (altro cliché del genere). Ma possiamo affermare che tutto ruota intorno alle composizioni di Johnsson e alla voce misteriosa e dal sapore vintage di Mina, e basti questo.

"Black" è un breve ep di quattro tracce, che fa seguito al debutto omonimo del 2015, probabilmente un assaggio del prossimo album. All’interno troviamo una versione anni settanta dei Therion, di cui è rintracciabile il tipico marchio, spogliato delle vesti sinfoniche e operistiche e ammantato da una vena mistica e rituale. Gli strumenti su cui si basa la proposta sono quelli essenziali del rock: batteria, basso, chitarra e l’aggiunta dell’hammond figlio di quegli anni.
Il ritmo è sempre lento, salmodiale, l’atmosfera oscura si respira in pieno, e c’è una fumosa dose psichedelica lungo tutta la durata del breve lavoro.
La prima “Evil Masquerade” è l’esempio perfetto di quanto detto: una traccia che si immagina facilmente all’interno di un qualsiasi disco dei Therion, basta aggiungere l’orchestra e un suono più metal. Qui le scarne melodie del pianoforte accompagnano una chitarra ruvida e il canto rituale a due voci.
"Where The Lilies Goes" è più delicata nell’approccio, la tattica vocale di Mina tende a voler avvolgere e incantare l’ascoltatore. L’impianto sonoro anche qui è scarno, un lieve tappeto operistico in sottofondo si aggiunge alla chitarra malinconica. Anche in questo caso si sente come il pezzo sia stato in originale scritto per i Therion, ma rende bene in questa veste occulta e misteriosa. Ottimo sia il basso pulsante che il ripetersi del tocco di hammond.
Serpent Messiah” è più veloce, ma resta a metà tra una volontà seventies e un approccio compositivo metal che resta evidente. Il pezzo migliore della quartina è la conclusiva “Thunder Perfect Mind”, che riesce a centrare il proposito iniziale della band, un andatura slow per voce e hammond in una melodia da figli dei fiori, atmosfera maligna da sabba con voci profonde e gregoriane, e una chiusura sfumata che sa di antico.

La produzione dei Luciferian Light Orchestra è minimale, con un riverbero come se il disco fosse stato partorito nella decade di riferimento. La qualità delle tracce di questo breve “Black” si lascia ascoltare, è un buon aperitivo in attesa della portata principale, e magari può fungere da stimolo nell’andare a ripescare l’album di debutto e scoprire il lato più oscuro di mister Johnsson.

 
60