Recensione: Black Tiger

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Onestamente non mi spiego, e sono anni che ci rimugino, come mai non esistano al Mondo le vie di mezzo. D’ accordo, non ci sono più le mezze stagioni: poter scegliere di avere il grigio ti porta immancabilmente alla drastica, e fors’anche cinica, scelta del bianco o del nero. Divago certo, ma neanche troppo. Perché alla fine, non mi so spiegare il motivo per cui alla maggior parte delle persone a cui mi sono riferito in questi anni, se parlo di Yesterday And Today trovi sempre ( bene mi vada ) risposte interlocutorie.
Non capisco, e non capirò mai, con quale criterio la Bendata Dea dai capelli color del topazio distribuisca i suoi baci. Non è pur vero che chi possiede dalla sua grandi capacità alla fine emerge? A questo punto mi vien da pensare che forse ciò non sia universalmente vero.

La sorte toccata alla truppa di Dave Meniketti sta appunto a testimoniare la fallacità di queste tesi, perché com’è indubbio ch’ essi abbiano rappresentato una delle proposte più interessanti dell’ Hard N Heavy degli anni 80, lo è altrettanto che il successo per loro sia stato una Chimera che mai s’è lasciata tendere la mano.

Prendete questo “Black Tiger”, ad esempio: uscito in un periodo storico, il 1982, in cui certamente non mancavano le proposte in ambito Hard Rock e Heavy Metal, periodo in cui l’ Inghilterra portava avanti il vessillo dell’ innovativa NWOBHM, periodo infine, in cui cominciavano a delinearsi gli scenari del Mondo musicale che sarà. Ebbene: “Black Tiger”, nel suo ( neanche troppo ) piccolo riuscì nonostante tutto, a proporre qualcosa di grandioso ed eccelso. Ma il bello è che tutto ciò non fu notato nè dalle major ( occasione clamorosamente sprecata ) nè soprattutto dal pubblico, che spostò, a torto o a ragione, la sua attenzione su altri prodotti. In alcuni casi questo comportamento potè considerarsi condivisibile ma, a distanza di anni, posso con fermezza dire che il prodotto Y&T avrebbe meritato molto maggior visibilità, rispetto a quella che in realtà gli toccò.
In “Black Tiger”, i ragazzi californiani raggiungono l’ apice della loro esperienza musicale, unendo una sublime raffinatezza ad un mood d’ eccezione che fanno sì che il risultato non possa non essere di livello superiore.
A sei anni dal loro debut, omonimo, i 4 di San Francisco danno sfoggio di una tale e tanta varietà di soluzioni, da lasciare e lasciarmi basito.

Si può dire infatti che ogni cosa l’ ascoltatore desideri, in “Black Tiger” abbia la possibilità di trovarla. Si passa dalla struggente melodia dell’ overture ( “From The Moon” ) dipinta dalle note della chitarra di Joey, passando per la granitica hit “Open Fire”, fino ad arrivare alla più sorprendente canzone dell’ intero platter: “Barroom Boogie”. “Funky” è l’ aggettivo giusto per definire questo pezzo dal carattere vivace ed incontrollato, una birba che passa tutto il tempo a combinar marachelle. Che lavoro al basso per il nostro Kennemore di fiducia, e che prestazione dello stesso Dave!
Il pezzo che non ti aspetti dagli Y&T è, dunque, il succitato e non vi nascondo che qualche balletto ( in assoluta solitudine naturalmente, per non violare i bioritmi del prossimo ) me lo abbia strappato…
Come non parlare poi della seconda grande hit dell’ album: la title track stessa, che propone il miglior riffing mai prodotto dagli Y&T.
Dopo la fresca “My Way or The Highway”, c’è spazio per concludere il disco in pompa magna: con una ballad di pregevolissima fattura quale appunto è “Winds of Change” che, lentamente, ci culla inesorabile verso la fine del disco.

Non c’è altro da dire, se non esplicitare il mio rammarico, e lo dico con tutta la passione che c’è in me, per una sorte avversa che ha, a più riprese, voltato le spalle ad una band che in verità di fortuna ne avrebbe meritata, e non immaginate quanta…

Daniele “The Dark Alcatraz” Cecchini

TRACKLIST
1. From The Moon
2. Open Fire
3. Don’t Wanna Lose
4. Hell Or High Water
5. Forever
6. Black Tiger
7. Barroom Boogie
8. My Way Or The Highway
9. Winds of Change

 
90