Recensione: Blending Galaxia and The Synthetic Formations

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Blending Galaxia And The Synthetic Formations è il primo EP degli Avangressive, giovane band padovana attiva dal 2013. Come spesso accade, il gruppo è nato grazie ad alcuni amici uniti dalla voglia di suonare per divertirsi ma, col passare del tempo, il progetto si è fatto più serio, e ha richiesto un aiuto da parte di altri musicisti. Trovata una formazione stabile, che comprende ben sei elementi – Paolo Berlato alla voce, Eleonora Bindi al basso, Gianni Bonafè e Filippo Giurisato alle chitarre, Gianluca Pistorello alla tastiera e Tommaso Temporin alla batteria – la band ha quindi cominciato a farsi le ossa con una serie di date dal vivo e, soprattutto, provando a lavorare su un repertorio inedito; non molto tempo dopo cinque pezzi sono stati completati, e i nostri hanno potuto finalmente entrare in studio.


L’assonanza nel nome non inganna, il genere di riferimento è proprio il progressive, non nelle sue incarnazioni più recenti, ma nemmeno in quella dimensione nostalgica e anacronistica che troppo spesso caratterizza le nuove band di questo genere. Si potrebbe affermare che le influenze principali coprono grossomodo tre decadi, dagli anni ’70 agli anni ’90, integrando le intuizioni di stampo vintage della tastiera con un approccio più moderno dato dalle chitarre e dalla batteria. Nonostante i limiti imposti dalla durata di un EP, gli Avangressive si sono impegnati nella stesura di un concept dal soggetto fantascientifico (genere sempre caro al prog), in cui ogni canzone rappresenta un capitolo della storia di una nave spaziale in viaggio verso l’ignoto, alla ricerca di un nuovo mondo abitabile.  

Le tastiere sono da subito in primo piano su “EarthScape” come su tutte le altre tracce, tanto che si possono considerare, forse, le protagoniste dell’intero lavoro; appare inoltre chiara la volontà della band di inserire melodie piacevoli e orecchiabili tra l’estro e le divagazioni strumentali tipiche del prog, in un equilibrio che sembra reggere abbastanza bene. Introduzione à la Keith Emerson per “Over the Kármán Line and Beyond the Sun”, brano più complesso del precedente, sviluppato attraverso un’alternanza di momenti molto dinamici e altri più rilassati, e con una svolta metal nella seconda parte, ma senza sbilanciarsi mai in sonorità troppo pesanti. “Næbula” è il pezzo più diretto e, per quanto riguarda le linee vocali, il più riuscito; In questo senso potrebbe avere la funzione di singolo. La seguente “Apocalypse of Darkness Singularity”, invece, si avventura in territori più oscuri, mostrando anche qualche leggera influenza neoclassica. Si chiude con “Moebius Pulse”, un lungo brano che, con il suo ritmo sostenuto e il suo sound vicino a quello dei primi Dream Theater, rappresenta, assieme a “Næbula”, uno dei momenti migliori dell’EP, specie nel finale.


La maggior nota dolente è la produzione che, purtroppo, penalizza un po’ tutti gli strumenti, ma in modo particolare il lavoro dei due chitarristi. Ci sarebbero inoltre alcune soluzioni o melodie che risultano ancora un po’ acerbe, ma non dimentichiamoci che stiamo parlando del primo demo, non sarebbe giusto esagerare con le pretese. Gli Avangressive hanno tutto il tempo di limare i dettagli e perfezionare il proprio songwriting, perciò aspetteremo fiduciosi un loro nuovo lavoro, le premesse sono già buone.

 

 
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