Recensione: Blessed He With Boils

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Fa caldo, molto caldo.

Ma, quasi per magia, ondate di brividi freddi continuano ad attraversare la pelle del corpo giungendo al cervello per eccitare visioni magiche, sensazioni oniriche, emozioni tanto profonde quanto lontane nello spazio e nel tempo. Come in un circolo in perenne rotazione sul proprio asse, le onde trovano il punto di contatto con se stesse frangendosi sulle membrane dei timpani, per spruzzare tutt’intorno le mirabili note degli Xanthochroid e del loro “Blessed He With Boils”.

Gli Xanthochroid nascono in quel di Lake Forest, California, USA, nel 2005, grazie all’impegno del mastermind Sam Meador, cantante, chitarrista e tastierista. Dopo un demo (“Iced, In Extremis”, 2010) e un EP (“Incultus”, 2011), a dicembre dell’anno scorso è la volta di “Blessed He With Boils”, debut-album realizzato con l’etichetta Erthe And Axen Records. Un album nato con tutti i crismi necessari per farsi largo nel vorticoso e affollato panorama del metal estremo, giacché registrato e missato da Mattew Earl presso gli Erthe And Axen Studios e quindi masterizzato da Jens Bogren ai Fascination Street Studios. E, non a caso, l’ottimo risultato finale in termini di resa sonora non lascia certamente l’amaro in bocca, consentendo anzi di godere appieno delle incredibili armonizzazioni concepite da Meador e i suoi compagni d’avventura.

I quali, a detta della casa discografica stessa, suonerebbero quel che viene definito ‘cinematic black metal’. Il condizionale è d’obbligo poiché in realtà la musica dei Nostri si può designare in vari modi. Da ‘post-black’ sino a ‘eerie emotional music’, passando per ‘shoegaze’, non si sbaglia di molto scegliendo le definizioni, tenuto conto che gli Alcest e i Lantlôs possono essere presi all’uopo come dei buoni termini di paragone. Anche se, occorre darne subito atto, nelle sezioni elettriche gli Xanthochroid pestano davvero duro, alzando esponenzialmente il livello della pressione sonora che, avvalendosi dell’aggressività dello screaming e dell’esagerazione dei blast-beats, raggiunge senza affanno i livelli del black metal tradizionale.

Come per gli ensemble sopra citati, è nelle delicate parti acustiche che le composizioni degli Xanthochroid trovano il sistema giusto per accompagnare la mente di chi ascolta nell’immaginario Mondo dei Sogni scaturito dalla letteratura fantasy, e da chimeriche isole che prendono il nome di Septentria e Axen, da favolosi continenti quali l’Erthe e da fiabeschi mari come l’Ealdor Ocean. La ricca componente letteraria è solidamente sostenuta dagli intrecci chitarra acustica / flauto, per l’appunto, ma anche dalle fantastiche orchestrazioni incastrate nelle veementi accelerazioni black, ove la visionarietà raggiunge lisergiche vette d’impossibile altezza. La varietà, la molteplicità dei nodi che legano le membrature di “Blessed He With Boils” è tale da rendere addirittura... pochi i suoi cinquantasette minuti di durata, alimentando di volta in volta, ascolto dopo ascolto, il desiderio di ricominciare daccapo. Una percezione del tempo desueta che dimostra la grandezza del songwriting dei californiani, assolutamente incapace di dar seguito a qualcosa che si possa lontanamente chiamare noia.

Impossibile restare indifferenti, insomma, alle commoventi, struggenti, travolgenti euritmie di “Rebirth Of An Old Nation”, o all’assalto di “Blessed He With Boils”, agghindata da formidabili orpelli dalla rara bellezza. O, ancora, all’incipit ‘sloga-vertebre’ di “Long Live Our Lifeless King”, song dal poderoso incedere, ridondante di accordi a cascata, che – come nelle altre – confluisce in rabbrividenti chorus dal taglio incommensurabilmente epico. Memorabili, anche, le ardite scale di “Deus Absconditus: Part II”, disegnate da linee vocali ardimentose, e le stupefacenti orchestrazioni di “The Leper’s Prospect”.

Impossibile restare indifferenti a un lavoro che non presenta nemmeno un calo di tensione, un filler, un attimo di tregua nel proporre combinazioni melodiche vincenti per facilità di assimilazione. La quale, per inciso, non inficia la longevità del lavoro medesimo, talmente vasto come ricchezza musicale da richiedere molto tempo per essere assaporato nella sua interezza. Il black degli Xanthochroid rappresenta, attualmente, una delle migliori realtà evolutive del metallo nero forgiato dalle divinità pagane primigenie. “Blessed He With Boils”, fervida materializzazione di questo stile così progredito, non può mancare da qualsiasi discografia che si rispetti.

Nel modo più assoluto.  

Daniele “dani66” D’Adamo
 

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