Recensione: Border Wild

Di - 22 Aprile 2009 - 0:00
Border Wild
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Anno: 2009
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68

Scala Mercalli da Fermo (Ascoli Piceno) è un ensemble storico del panorama hard’n’heavy tricolore. Nonostante gli annali riportino al 1992 l’anno di nascita del gruppo, i Nostri giungono soltanto oggi, nel 2009, al secondo full length. La tiritera è sempre la solita: innumerevoli cambi di line-up, serie di demo e dopo oltre dieci anni di sbattimenti e concerti l’agognato debutto ufficiale, nella fattispecie intitolato 12th Level, uscito per l’AB Records alla fine del 2005. Non mancano, nella carriera del combo, i riconoscimenti e i riscontri a livello di recensioni positive al di là delle frontiere patrie, oltre al fatto che il videoclip del brano My Daemons ottiene una discreta rotazione su canali della piattaforma Sky. Come ormai consolidato, uscire sotto l’egida della Heart Of Steel Records è sinonimo di cura dei particolari, che vanno dalla produzione al booklet, di sedici pagine e ricco di spunti.          

Se non fosse per il riffing thrashy, Border Wild – la traccia che dà il titolo al disco -, parrebbe un pezzo dei Sabotage tratto direttamente da Hoka Hey tanto la timbrica di Cristian Bartolacci assomiglia a quella del Morby nazionale, quando quest’ultimo non “tira” al massimo. Stesso discorso per la batteria, speculare a Dario Caroli, quindi metallurgicamente sopraffina. Successivamente alla title track, si susseguono uno dopo l’altro brani che paiono scaturire da un ideale mix di sonorità fatto di Megadeth e Queensryche, con una spruzzata di Over Kill e Iced Earth qua e là. Pain si erge per via dell’azzeccato vai e vieni delle due chitarre e dal chorus ben riuscito, The Sense Of Reality condensa in poco più di sei minuti la summa del songwriting in casa Scala Mercalli: bastone e carota si fondono in un caleidoscopio di note dall’appeal adulto. Chiusura album riposta nelle mani di Midnight Sun, che in un quarto d’ora – lordo, però – riesce nell’intento di non stancare e quindi bloccare il ditino già lì pronto per lo skip. Si tratta di un pezzo dolce, arpeggiato e dal retrogusto epico che riserva alcune sorprese nel finale, tutte da scoprire.      

Pregevolissima la tecnica profusa dai cinque componenti all’interno delle dieci tracce che però in più di un’occasione preclude l’hook giusto e il sano, violento, killer instinct musicale, componente fondamentale di qualsivoglia album che meriti di svettare sul resto delle uscite similari.           

Nota doverosa: risulta quantomeno imbarazzante scrivere in questo periodo tristemente doloroso la recensione di un gruppo dal monicker tanto impegnativo quanto ingombrante. Purtroppo una serie di sfortunate coincidenze ha fatto sì che Border Wild vedesse la luce in circostanze tanto tragiche. Mi scuso fin d’ora con chiunque possa sentirsi offeso, ma per onestà nei confronti degli sforzi profusi dal gruppo – peraltro il nome è storico e nato in tempi assolutamente non sospetti – e per etica professionale era giusto comunque pubblicare queste righe, non più ulteriormente rimandabili. Grazie.               
     

Stefano “Steven Rich” Ricetti

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Tracklist:
   1. Intro (Border Prelude)
   2. Border Wild
   3. Only Rage
   4. I’ll Stop The Time
   5. Pain
   6. Scala Mercalli
   7. Shadow Killer
   8. The Sense Of Reality
   9. Volcano
  10. Midnight Sun

Line-up:
    Cristian Bartolacci: vocals
    Riccardo Ricci: lead & rhythm guitar
    Andriy Poltavets: rhythm guitar
    Giusy Bettei: bass
    Sergio Ciccoli: drums

 

 

 

 

 

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