Recensione: Breathe In Life

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La nascita nel 2008, l’EP apripista nel 2009 (“The Hurt, The Divine, The Light”), poi una tournée europea di successo e, quindi, il primo full-length. “Breathe In Life” rappresenta, infatti, il momento del debutto discografico vero, per i parigini Betraying The Martyrs. La formazione, composta di sei elementi, ha trovato nel 2010 la sua stabilità con l’ingresso del chitarrista Lucas D’angelo e, soprattutto, con il cantante inglese Aaron Matts, considerato dalla band stessa come un punto di forza inamovibile.  

I francesi masticano una moderna commistione di più generi: hardcore, deathcore e black metal quelli più facilmente riconoscibili; anche se non mancano altri richiami come quello al technical death metal. L’uso massiccio delle tastiere, unitamente alle linee vocali clean/growl, dona al sound del sestetto una buona dose di melodicità, anche se non così vicina ai canoni classici del rock. Il corposo lavoro di Victor Guillet, difatti, rimpolpa a volte quasi esageratamente le partiture delle canzoni di “Breathe In Life”, facendo sì che lo stesso possa essere trattato come una sorta di esempio di symphonic death metal.
Questa definizione potrebbe essere vista come un’eresia da coloro che dei Death fanno il proprio credo musicale, tuttavia i tempi cambiano, si evolvono, e ormai sono parecchi gli act che hanno intrapreso la strada da loro stessi definita come modern metal. Oltre ai Nostri si possono all’uopo citare i Threat Signal, i Rose Funeral e i Cipher System, giusto per menzionarne qualcuno. E, anche, gli Slipknot (incipit di “Martyrs”) – a torto o a ragione rappresentanti una vera e propria linea di confine fra metal e non-metal – i quali, disquisizioni filologiche sull’uso del termine metal a parte, hanno contribuito a meglio definire gli ambiti di movimento di gruppi multi-genere fra cui, appunto, i Betraying The Martyrs. La stessa “Martys” mostra altre due facce dello stesso diamante: la sinfonia arcana in stile Troll, e la spiccata vena melodica delle linee vocali pulite. Un insieme di gusti che può sembrare eccessivo ma che invece rende maestoso il sound dei transalpini segnato, pure, da possenti breakdown: una fusione di classe fra potenza debordante, furia cieca e dolce armoniosità. In particolare, quest’ultima assume i connotati di una delicata sapienza nel riuscire a tratteggiare armonie trasognanti senza scadere nell’ampollosità (“Man Made Disaster”).
Certo, tenere assieme tutte queste differenti se non antitetiche peculiarità, è difficile: il rischio di disperdersi come lacrime nella pioggia è alto, tuttavia i Betraying The Martyrs fanno vedere che la loro estrema decisione nella scelta della direzione artistica da intraprendere non ha indecisioni né punti deboli (“Because Of You”). Spesso e volentieri, infatti, si lambiscono come più su accennato le buie lande del black metal (“Tapestry Of Me”), entro le quali Matts evita l’ingresso definitivo della band grazie al suo rabbioso growling, per compattarne quindi il sound nell’impianto death di partenza. Alla spettacolare ricetta inventata dal sestetto di Parigi non poteva mancare – in onore alla modernità – l’elettronica ambient (“Liberate Me Ex Inferis”) e il cyber death alla Fear Factory (“Leave It All Behind”), per una mistura tanto esplosiva quanto pericolosa da maneggiare. Le mazzate breakdown (“Life Is Precious”) sono ormai diventate una moda irrinunciabile (si vedano i Rose Funeral, per esempio), e i Betraying The Martyrs non si mostrano insensibili a questo particolare che, con ciò, aumenta a dismisura la loro energia esplosiva (“Love Lost”).

“Breathe In Life” è un buonissimo esempio di visionarietà musicale, abbondante sino quasi all’eccesso di partiture delle specie più disparate (“Azalee”). Il rischio, altissimo, di scivolare nella ridondanza e nella frammentazione è stato attenuato anzi quasi annullato dalla bravura artistica dei Betraying The Martyrs che, sugli scudi, portano, oltre all’ugola di Aaron Matts, anche le mani di Victor Guillet; abilissimo tastierista in grado di rinsaldare, seppur in maniera non altrettanto originale e innovativa, il sound del suo ensemble (“When You’re Alone”).
Da gustare con calma e con pazienza.

Daniele “dani66” D’Adamo


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Tracce:
1. Ad Astra 1:30
2. Martyrs 4:13
3. Man Made Disaster 4:40
4. Because Of You 4:40
5. Tapestry Of Me 4:36
6. Liberate Me Ex Inferis 1:50
7. Leave It All Behind 4:56
8. Life Is Precious 4:39
9. Love Lost 4:40
10. Azalee 3:44
11. When You’re Alone 3:53              

Durata 42 min.

Formazione:
Aaron Matts – Voce
Baptiste Vigier – Chitarra
Lucas D’angelo – Chitarra
Valentin Hauser – Basso
Antoine Salin – Batteria
Victor Guillet – Tastiere e voce
 

 
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