Recensione: British Bangla Testament

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Gli H2SO4 (formula chimica dell’acido solforico), provengono da Sylhet, città del Bangladesh, stato asiatico costituitosi nel 1971 e confinante quasi totalmente con l’India, tranne una piccola porzione limitrofa alla Birmania. Nel paese la scena Metal è più che discreta con la maggioranza dei gruppi che suona Death o Black Metal. 

Gli H2SO4 sono sorti come band Heavy Metal nel 2011 da un’idea del cantante/chitarrista Shuyo e del chitarrista Rahul; successivamente hanno estremizzato il loro sound portandolo al Thrash attuale, concentrandosi essenzialmente sull’attività live locale e registrando il brano ‘Shorod Bihar’ per inserirlo nella compilation di gruppi locali ‘Tyrant Shall Fall’, pubblicata nel 2015 dalla DGR.

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In ‘British Bangla Testament’, mini album d’esordio pubblicato il 28 ottobre 2017, la cattiveria scaturisce, oltre che dalla musica, dai testi che si concentrano sul periodo della dominazione inglese nel subcontinente indiano, parlando, in particolare, dei tragici incidenti verificatisi, tra il 1905 ed il 1947, per l’indipendenza comprendenti gli eccidi di massa del popolo bengalese.

Il sound è fortemente legato al Thrash Old-School, suonato con molta violenza e a tutta velocità, proprio per dar voce alle numerosissime vittime del loro paese.

Vengono inseriti sia buoni cambi di tempo cadenzati per spezzare il ritmo, che altrimenti sarebbe sparato solo ‘dritto per dritto’ perdendo efficacia, sia buone partiture per far scuotere la testa ma anche elementi melodici, come nella Title Track ‘British Bangla Testament’ dove un triste arpeggio è contrapposto ad una potente doppia cassa.

La passione per l’Heavy Metal più classico si evidenzia negli assoli, mentre si distingue, tra tutte, ‘The Partition’ un mid – tempo dominato dalla pesantezza che conferma che gli H2SO4, volendo, sanno anche spaziare andando oltre il Thrash nudo e crudo, inserendo elementi anche più moderni.

Le ultime due tracce, ‘The Bengala Holocaust’ e ‘Illuminator’ rientrano nei canoni del genere, con un buon songwriting che le rende più che interessanti.

Un lavoro di solo quattro canzoni è un po’ poco per riuscire a capire se il gruppo potrà avere un futuro oppure se sarà una tra le tante meteore che solcano i cieli spargendo acciaio fuso.

Di certo ‘British Bangla Testament’ è un disco più che discreto, che colpisce non solo per la musica ma anche per le tematiche trattate, dove i demoni e le anime dannate non sono personaggi di fantasia ma veri uomini che hanno fatto subire o subito violenze inenarrabili.

Attendiamo l’album.

 
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