Recensione: British Steel

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Dopo essere approdati in casa Columbia già da molti anni ed aver attestato il loro trionfo con il grandissimo “Unleashed in the East” (primo disco live di una band HM), i Judas Priest cavalcano l’onda del successo e assestano un colpo da maestro nella storia dell’Heavy Metal.
Mentre il resto del Regno Unito andava matto per la New Wave Of British Metal ed il resto del mondo stava a guardare (o quasi) i Judas Priest (rimandendo coerenti con quanto proprosto in precedenza) forgiano un album sensazionale, energico, pesantissimo e assolutamente innovativo: British Steel!!
Già al primo impatto il disco risulta mostruosamente esplicito e duro: basta dare uno sguardo alla mitica copertina o sentire le prime note dell’operner “Rapid Fire” per rendersi conto del tipo di Eruzione Metallica a cui stiamo andando in contro!
La prima song infatti scorre molto veloce, unendo al dinamismo delle chitarre una pesantezza di suoni e di ritmiche, tipici marchi di fabbrica del prete di Giuda. La successiva “Metal Gods” invece è un terremoto incontrastabile di puro Metallo Pesante atto a coinvolgere l’ascoltatore in un poderoso headbang di cui scandiscono i tempi i refrains ed in particolar modo il volutamente asettico coro. Tra l’altro la canzone non è (come si potrebbe pensare) un inno celebrativo al gruppo stesso, ma parla di una lontana (ma possibile) realtà in cui le macchine governano gli uomini; i JP porteranno con sé questa “mania” di scrivere testi i cui titoli sono allusori anche ad altre tematiche…eheh, che simpaticoni!
Subito dopo incombe l’intramontabile “Breaking the Law”: il classico da concerto più richiesto in ogni show dei Priests. La song in questione coinvolge tantissimo e affascina, suprattutto grazie alla prestazione-assolutamente-non-imitabile di Rob “I Am The Metal God” Halford. Già, perché prima di adesso non ho parlato di Sua Maestà? Facile, perché ho preferito tenerlo per la parte migliore!! L’allora capellone Rob in quest’album usa tonalità medio-basse, a volte ruvide, (sulla stessa linea dell’intero sound delle canzoni) che conferiscono un fascino particolare all’intero album; ed è proprio su “Breaking the Law” che il mr. Halford tira fuori l’asso vincente e spara un “You don’t know what it’s LIIIKKKEEE” che vale da solo l’acquisto di tutto l’album (un “must” per chi ama l’heavy classico e per chi si definisce “metallaro”).
Si passa poi alla granitica “Grinder”, dura e cadenzata song che rallenta un po’ l’album e risulta un valido esempio di come il Metal God canti su questo album. Discorso simile per “You Don’t Have To Be Old To Be Wise”, in cui però personalmente sono dell’idea che il testo superi il brano musicale vero e proprio. Lyrics da leggere e capire.
Spazio adesso all’inno Priestiano per eccellenza: “Living After Midnight” (brano di chiusura del live set dei Priest al Gods2001, se non vado errato).  Una canzone spensierata, tosta, ritmata e coinvolgente che ad oltre venti e passa anni dalla composizione non invecchia di un giorno…in più riguardo la composizione di questa canzone nel booklet (dell’edizione “The Remasters”) la band racconta lo strano modo in cui è nata questa particolare song.
Dopo l’orgogliosa “The Rage”, si passa alla conclusiva track: “The Steeler” ossia il nemico numero uno delle vostre vertebre!! Una canzone tostissima, evocativa, coinvolgente e micidiale in puro stile priestiano: un riffing serratissimo della coppia leggendaria Tipton/Downing, una sezione ritmica che provoca headbangs senza sosta e l’eccezionale prestazione di Robert Halford.
L’edizione rimasterizzata aggiunge due bonus tracks: “Red, White & Blue” (song lenta e cadenzata creata per suonarla ai concerti per far partecipare anche il pubblico; magari più coinvolgente della stessa e simile “United” presente nel disco) e la versione live di “Grinder”.
A proposito di questa track, vi riporto le parole che il Dio Del Metallo pronuncia prima di attaccare col pezzo:
«Long Beach, California! (boato dei fans in sottofondo) Are you tonight people all right? Good to see you, good you see ya. We have FOURTEEN THOUSANDS HEAVY METAL MANIACS here this evening!»(boato sovrumano del pubblico).

British Steel: un album fondamentale dell’Heavy Metal e della Storia dell’Heavy Metal, obbligatorio per ogni “Heavy Metal Maniac”!!

 
95