Recensione: Buena Suerte

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Dopo una raccolta dei suoi classici in lingua italiana, reinterpretati per l'occassione con molti ospiti, Pino Scotto, pionere e semi-leggenda della musica heavy in Italia, torna a pubblicare un album di inediti che segue Guado del 2000 per quel che riguarda la carriera solista e Third Moon del 2005, pubblicato con i Fire Trails, progetto momentaneamente messo da parte.

Sul Pino-personaggio si sono spese tante, tantissime parole, senza mai giungere, come spesso accade in questi casi, ad un effettivo giudizio finale; nonostante questa premessa però, non è in questa sede che va continuata la discussione, ammesso che ciò vada fatto. In fondo, ciò che ci interessa è la musica, cosa che il buon Pino, nel bene ma anche nel male, non ci ha mai fatto mancare. Quella presa oggi in esame, infatti, è la diciottesima uscita ufficiale in una carriera che lo ha visto personaggio di grande rilievo nel far arrivare la musica heavy nelle case del Bel Paese. Buena Suerte è il frutto di un grande ritorno di popolarità per questo artista, avvenuto anche grazie a RockTv, che ha girato in lungo e in largo lo stivale in supporto all'ultimo, ottimo, album, Datevi Fuoco, che però, come già detto, altro non era che un best of della carriera in italiano di Pino.

Qui si tratta invece di materiale inedito, composto presumibilmente proprio durante il lunghissimo tour di cui si accennava prima (e che. inoltre, lo ha visto pubblicare anche il primo DVD della sua carriera: Outlaw - Now N' Ever). Il risultato è un album sicuramente scorrevole e gradevole nei suoi 35 minuti abbandanti, ma, da un certo punto di vista, una delusione. Piatto forte di Buena Suerte dovevano essere i testi, una traduzione di tutto il Pino-pensiero tramutata in musica da cui, però, ci si aspettava forse qualcosa in più.

Le varie denuncie alla società italiana scritte da Pino si rivelano a tratti ridicole per l'assurda quantita di offese e utilizzo di termini volgari (Morta è la citta, Il Pronista, Maldido Street) e, in generale, mancano di un po' di sano "sense of humour" e di uno stile un po' più elevato. Certo è che non è nello stile del personaggio in questione utilizzare certi mezzi per esprimere le proprie idee (basti pensare a quanto avviene ogni martedì pomeriggio su Rock Tv), ma è anche vero che nelle precedenti uscite (Datevi Fuoco e Third Moon con i Fire Trails) la situazione era "sicuramente" (cit.) migliore.

Per fortuna però ci sono almeno tre eccezioni, rappresentate da Gli Arbitri ti Picchiano, ibrido rap-metal in duetto con Caparezza, la struggente blues ballad Soldatini di Piombo in coppia con Nina, e il mid-tempo Che Figlio di Maria che non a caso è il miglior brano del lotto. Musicalmente parlando, invece, siamo su ottimi livelli. Il disco abbandona le classiche sonorità metal per passare ad uno sfrenato hard rock n' roll (molto eloquente e convincente, in questo caso, l'ottima opener "Quore di Rock n' Roll") con forti influenze blues che lascia poche tregue, rappresentate dalle già citate Soldatini di Pongo, Che Figlio di Maria e da un breve strumentale per chitarra e armonica (suonata proprio da Pino) intitolato semplicemente Blues On.

Per concludere, siamo di fronte a un album onesto e abbastanza convincente, da cui però mi aspettavo qualcosa in più per quel che concerne i testi.

 

Giacomo "Big Jack" Pirrone

 

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Tracklist:
01.Quore di Rock 'n' Roll
02.Morta è la Città
03.Gli Arbitri ti Picchiano
04.Il Pronista
05.Tempi Lunghi
06.Soldatini di Pongo
07.Stage degli Innocenti
08.Maldido Street
09.Che Figlio di Maria
10.Blues On
11.Diatribal Rock


Line-up:
Pino Scotto (voce)
Steve Volta (chitarra)
Frank Kopo (Basso)
Marco Di Salvia (Batteria)
 

 
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