Recensione: Burning Bridges

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Non aspettatevi un attimo di respiro e immergetevi in questo prezioso disco degli Arch Enemy. I minuti registrati non sono molto più di pochi ma ogni brano si dimostra compatto e ricco, nutrito da una violenza particolare e melodica, caratteristica simbolica di questo gruppo e dell'intero album. Ritmiche veloci e travolgenti non esitano a lasciare lo spazio dovuto a due chitarre degne di tutta stima: momenti strazianti e pieni di rabbia sono spesso incalzati da melodie che riusciranno a farvi sorridere di piacere.

Non posso certamente fare a meno di citare il brano di apertura. The Immortal spezza le catene e invade lo spazio con una potenza impressionante grazie ad una batteria poderosa e martellante in grado di dare il giusto volume a brani relativamente corti. Alla fine di questo primo ascolto infatti, vi sembrerà strano siano passati meno di quattro minuti o forse non farete neanche in tempo a pensarci che le note della seguente Dead Inside vi scoppieranno nel cervello in una frazione di secondo.

Strepitosa la voce di Johan Liiva in queste prime due tracce: l'ex frontman di questa band possiede una voce del tutto particolare, lontana dal growl tipico di questo genere e di certo tutt'altro che pulita, quanto piuttosto leggermente rauca e grattante a formare un timbro miracoloso, parecchio difficile da imitare. Geniale l'intreccio a sei corde dei fratelli Amott, Christopher e Michael, ottimi compositori e validi interpreti di assoli brillanti come quelli al centro di Silverwing.

Il brano che ritengo più completo resta comunque quello in sesta posizione, ovvero Seed Of Hate, dove si comincia a creare un ambientazione forse più sentita grazie anche al profondo basso di Sharlee D'Angelo. Fredde parole sussurrate si preparano ad esplodere in un turbinio di distorsioni. Anche qui le chitarre si fanno sentire più spiccatamente ma questa volta avremo la possibilità di gustare attimi di pura tensione respirando i ritmi di una batteria angosciante, che verrà presto ripresa nel corso della cdtrack. Ecco, proprio in Burning Bridges è evidente la capacità di raggiungere delle elevate capacità artistiche con atmosfere tanto interessanti quanto gelide, frustranti. Purtroppo tutto ciò accade solo nelle ultime tracce.

Nonostante tutto, questo aspetto spiacevole è compensato da una gran dose di energia che non manca in alcun istante: per questo motivo si tratta di un disco che consiglio con tutto il cuore. Nel caso ne abbiate già sentito parlare ma non siete ancora convinti dell'acquisto, vi invito a scaricare uno dei pezzi più immediati al nostro orecchio, Pilgrim.

TrackList:
1. The Immortal
2. Dead Inside
3. Pilgrim
4. Silverwing
5. Demonic Science
6. Seed of Hate
7. Angelclaw
8. Burning Bridges

 
80