Recensione: By Hook or By Crook

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Gli Shotgun Rodeo nascono in Norvegia nel 2008. Dopo un primo demo dimostrativo del 2009, pubblicano due EP tra il 2012 ed il 2013 ed il primo Full-Length, dal titolo ‘World Wide Genocide’, nel 2015.

Pur essendo il Sud della penisola scandinava terra fertile per l’evoluzione del Black Metal, gli Shotgun Rodeo preferiscono dedicarsi ad un altro genere, anche lui estremo, ma meno poliedrico: il Groove Metal, detto anche post Thrash. Ed è così che suona ‘World Wide Genocide’, né più né meno: un album godibile dai toni gravi, forti ed aggressivi.

La voglia di distinguersi però c’è e la si sente soprattutto nel nuovo album, dal titolo ‘By Hook or By Crook’, in uscita il 24 agosto 2018 via Mighty Music.

L’evoluzione consiste in un maggior uso delle sonorità veloci Heavy – Thrash a discapito delle tonalità groovy ed una maggiore ricerca melodica rinunciando ad un po’ di irruenza.

Il tutto funziona, anche perché il combo sa essere professionale e lascia poco al caso (ma, d’altronde, sembra che i musicisti che suonano male in Scandinavia li tengano tutti nascosti).

Valida è la voce di Espen Bjøru, con qualche limite estensivo ma giustamente interpretativa, si trova a proprio agio sia durante i pezzi più veloci che quelli più moderati. A volte un po’ di rabbia in più non avrebbe guastato … ma non si può avere tutto.

La sezione ritmica è un buon muro sonoro, con il bassista Sindre Marstad che sa giocare bene con le sue corde ed il batterista Vic Evil che tira alla grande.

Infine, Don Shrediablo è un ottimo chitarrista, sia ritmico che solista e sa regalare buone emozioni.

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L’utilizzo di maggiore melodia e l’attaccamento alla parte più Heavy del Thrash rende più originale il loro groove, meno bellicoso del normale (tipo Pantera, diciamo) ma altrettanto efficace; il prodotto derivato è molto godibile e vario ed il disco scorre via bene, con tredici canzoni che raccontano un po’ di tutto.

Si parte dal riff con ‘By Hook or by Crook’, dinamica e veloce e con un enfatico chorus durante il refrain. Un cambio di tempo porta ad una sezione pestata che conduce all’assolo greve, sostenuto da un buon basso che riporta al refrain. 

Segue ‘Taking My Life Back’ che inizia lenta e cupa per poi accelerare e prendere potenza facendo salire la rabbia. Buono è il momento dell’assolo.

Il terzo pezzo, ‘Fort Knox’ è un groove abbastanza ordinario, che però trova la sua variabilità nell’assolo, estrapolato più dall’Hard Rock che dall’Heavy.

Y.O.P.B.’ ci mostra una faccia diversa degli Shutgun Rodeo: un brano punkeggiante divertente ed irriverente (che non parla troppo bene di Yoko Ono, ultima moglie di John Lennon) con una sezione centrale groove al quale segue un assolo molto metallico. 

Il quinto brano, ‘Blaming the Kremlin’ è un buon Thrash, mentre ‘The Bandwagon Syndrome’ è pestata e cupa con strofe angosciate e rassegnate. Il Chorus durante il refrain fa capire che al combo piacciono gli Accept.

Shooting Slugs’, ‘Human Hand Grenade’ e ‘Stereotypical’ sono tutti discreti pezzi dal songwriting vario carico di lava incandescente. 

Dopodiché si arriva ad un pezzo dedicato ad uno dei padri dell’Heavy Metal, uno dei quali non si poteva proprio fare a meno: ‘Tony Iommi’ è un Tempo Medio non troppo aggressivo, con un assolo che vira verso l’Hard Rock. Il pezzo non riprende assolutamente lo stile dei Black Sabbath, ma rimane in quello degli Shutgun Rodeo

Il lavoro prosegue con ‘I Am the Silver Bullet’, che alterna velocità a parti più pestate, mentre la successiva ‘Bastardize the World’ è tutta un tempo medio con un chorus che punta oltre oceano. 

L’album termina con ‘Twist of the Knife’, un pezzo veloce frammentato da sequenze groove. 

Con ‘By Hook or By Crook’ gli Shotgun Rodeo fanno un buon salto in avanti ed escono dal guscio della banalità. Auguriamo loro di percorrere ancora tanta strada mantenedo questa voglia di evolvere. Per ora Bravi!!!

 
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