Recensione: Canti, racconti e battaglie

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In Italia, il progressive rock è sempre stato una corrente musicale in grado di dare grandi soddisfazioni agli ascoltatori. Sebbene siano ormai lontani i fasti degli anni settanta, in cui non era inconsueto vedere gruppi provenienti dal nostro paese riscuotere il meritato successo al di fuori dei confini nazionali, nel corso dei decenni sono stati molti i gruppi che hanno continuato, con risultati più o meno felici, a produrre musica riconducibile a questa fertile vena artistica. Questa volta, sono i cinque musicisti che si celano dietro il monicker de Il fauno di marmo a farsi avanti per tenere alta la bandiera del prog made in Italy.

Precedentemente conosciuti con il nome The Rebus, i nostri calcano i palchi dall’ormai lontano 2001; certo, non abbiamo degli inesperti di primo pelo: in questi dodici anni, hanno sicuramente maturato una certa esperienza, condividendo la scena e accompagnando alcuni di quei gruppi che li hanno influenzati a livello stilistico, come The Trip, Three Friends playing Gentle Giant e Biglietto per l’Inferno Folk.  Sicuri delle proprie capacità e forti dell’appoggio di un’etichetta che ha deciso di credere in loro, i cinque hanno deciso di lanciarsi e dar vita a quest’esordio discografico, la cui validità ci apprestiamo ora ad analizzare.

Dietro il design essenziale e i tratti fermi della copertina del digipak, estremamente colorata e naïf, si nasconde una produzione piuttosto curata, con nove brani solidi e ben suonati, anche se di impatto variabile. Mano a mano che si procede con gli ascolti, si ha modo di apprezzare l’impegno e la passione che i componenti del gruppo hanno profuso nella propria creatura. Chiaramente, Canti, racconti e battaglie è una dichiarazione di amore nei confronti di un genere che il quintetto ha amato e continua ad amare. Le influenze dei gruppi succitati e di tutti gli altri che hanno dato lustro al genere, echi e rimandi da un glorioso passato, sono numerose senza essere mai esagerate, miscelate in maniera piacevole e ben amalgamate con la produzione originale; dal canto loro i musicisti fanno bene il loro dovere e riescono a scandire i vari episodi del disco in maniera organica e piacevole.

Come già accennato, però, la qualità dei brani è altalenante. A fronte di alcuni brani davvero interessanti  come, ad esempio, Nova Res, ne troviamo altri con decisamente meno mordente, che finiscono facilmente dimenticati a causa di una struttura poco articolata e ridondante o, semplicemente, perché troppo timorosi e parchi di originalità. Inserendo il disco nello stereo e lasciando fluire la musica assistiamo a un effetto pendolo: la nostra attenzione viene catturata, assorbita e successivamente sputata fuori in maniera pressoché costante, in un ciclo continuo e inarrestabile.

Canti, racconti e battaglie è, con tutti i suoi difetti, un buon disco. La proposta musicale è interessante, i pezzi ben suonati, l’energia e la passione dei musicisti traspaiono attraverso tutta la produzione. D’altro canto, dispiace che i nostri non riescano a trovare uno stile davvero personale, in grado di valorizzare i loro punti di forza e di attutire le mancanze della band. Ascoltando questo debutto si ha l’idea che ci sia qualcosa d’incompiuto: le potenzialità inespresse del gruppo soggiacciono ancora sopite, in attesa di essere svegliate e imbrigliate. Ho l’impressione che i membri de Il fauno di marmo siano in grado di passare, con uno sforzo minimo, a un livello successivo. Tralasciando il rimpianto per ciò che poteva essere, possiamo ascoltare un buon disco di esordio, non adatto all’ascoltatore occasionale ma consigliato a tutti i patiti del genere.

Damiano “kewlar”  Fiamin
 

 
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