Recensione: Captain's Loot [EP]

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Dopo le soddisfazioni raccolte dal notevole “Starwolf-Pt. I: The Messengers”, rilasciato nel 2013, i Power Metallers teutonici Messenger proseguono il loro proficuo sodalizio artistico con la Massacre Records, pubblicando nei primi mesi del 2015 questo “Captnain’s Loot”: un prodotto che si prefigge lo scopo di acquietare gli animi dei fans in attesa di un nuovo album targato Messenger, proponendo un antipasto semplice ma in ogni caso gradevole nel suo insieme.
La breve opera presentata dal combo tedesco in realtà altro non è che una carrellata di alcuni brani simbolo della storia del Metal, incisi e portati originariamente al trionfo da gruppi leggendari come Rainbow, Helloween, Running Wild e Dio, tutte realtà che indubbiamente, attraverso i loro preziosi insegnamenti, hanno contribuito a forgiare in modo significativo il sound del gruppo germanico, il coglie questa particolare occasione per dimostrare piacevolmente la propria devozione per un genere che, nonostante il trascorrere inesorabile del tempo, non morirà mai.

Nonostante queste premesse e sebbene l’album sia dunque un tributo alla storia del Rock, i Messenger non mancano di ringraziare il sostegno del proprio pubblico, incastonando due tracce inedite, poste in principio del platter che dunque, fin dai primi minuti, scatena un turbine di potenza e classe melodica, attraverso le note della lunga “Sign Of The Evil Master”, entusiasmante epopea metallica comprendente tutti i classici ingredienti stilistici del quintetto teutonico: ad onor del vero infatti, eleganti e taglienti riff chitarristici fendono l’aria circostante, non trascurando in ogni caso la melodia, la quale resta costantemente in primo piano, sorretta come sempre da una sezione ritmica affilata e precisa.
La vena creativa dei nostri è più che mai attiva come dimostra la seguente e più rockeggiante “Tod Dem DJ”, dirompente e fiera nel suo prosieguo in cui a dominare incontrastato è nuovamente il lavoro orchestrato dalle chitarre suonate dai bravi Patrik Deckarm e Frank Kettenhofen, i cui granitici riff fanno da perfetto sfondo ad un refrain maestoso e battagliero, interpretato dall’aspra voce del bravissimo Francis Blake.
Subito dopo, prima di cedere la parola alla storia, i Messenger ritrovano tutta la carica della buona “Asylum X-T-C”, canzone che dava il titolo al loro secondo album uscito nel 1994, in questa sede completamente rivitalizzata dalla lineup attuale della band, per un risultato finale del tutto soddisfacente.
Pochi minuti più tardi inizia la carrellata di classici proposti dalla band, la quale allestisce una buona versione della celeberrima “Kill The King”, incisa dai Rainbow nel 1979 per l’album “Long Live Rock ‘N’ Roll” (l’ultimo registrato dal gruppo di Richie Blackmore con Ronnie James Dio alla voce) e coverizzata con successo anche dai finnici Stratovarius nel 1996.
Il tributo alla storia prosegue poi con una gradevole versione della mitica “Port Royal”, dei conterranei Running Wild e già inclusa precedentemente nel già menzionato “Starwolf-Pt. I: The Messengers”. Ad impreziosire maggiormente l’esecuzione del brano è la partecipazione di Gerald “Preacher” Warnecke alla chitarra, il quale fece parte della prima incarnazione del gruppo capitanato da Rock ‘N’ Rolf Kasparek, suonando nell’album d’esordio dei pirati di Amburgo, intitolato “Gate sTo Purgatory” e dato alle stampe nell’ormai lontano 1984.
Echi pirateschi sono ancora percepibili nella massiccia “Black Bone Song”, registrata con la partecipazione speciale della bravissima Jutta Weinhold, vocalist dei Zed Yago, i quali incisero la versione originale del brano in questione nel 1989.
Tra i gruppi tedeschi omaggiati non potevano mancare  gli Helloween, rappresentati dalla bellissima e classica “Dr. Stein”, mentre l’ultima parola per questo notevole EP spetta alla elegante e strepitosa “Don’t Talk To Strangers”, indimenticabile gemma incastonata nel primo stupendo album dei Dio, “Holy Diver”, uscito nel 1983.
Con “Captain’s Loot” i Messenger sono tornati a ruggire, offrendo un antipasto semplice ma ben confezionato, il quale rappresenta sicuramente un ottimo preludio al banchetto che si concretizzerà con l’uscita del tanto atteso nuovo album di prossima pubblicazione.


Francesco Sgrò

 
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