Recensione: Caustic Deathpath To Hell

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L’intento, dichiarato, di ricreare le sulfuree atmosfere delle prime band europee di death metal si vede subito. “Caustic Deathpath To Hell”, opera prima dei modenesi Blood Of Seklusion, ha difatti una copertina che puzza di marcio lontano un miglio; alimentando alla perfezione quel binomio cover/disco che, con un semplice sguardo, fa venire subito in mente con che tipo di musica si abbia a che fare. Un tipo di musica che, come si può facilmente immaginare, rimanda alla parte più purulenta dell’old school death metal, che vive – o meglio, giace sepolta – sotto l’egida di band leggendarie quali Unleashed, Entombed, Dismember, Asphyx, ecc., con una spiccata attitudine a trafiggere la carne putrefatta con dei micidiali fendenti a base di grindcore.  

Il trio emiliano è attivo da un lustro, e in tale lasso di tempo ha rilasciato un demo (“Flogging Deathstorm Of Pain”, 2010), uno split con i Tools Of Torture, Macabre Demise e Purulent Phlegm (“Illuminatetree”, 2010) e, quindi, il presente album. Malgrado questa discografia non certo abbondante, la band mostra un piglio sicuro e deciso, sintomo evidente di un retroterra culturale non indifferente. Anzi, il flavour di “Caustic Deathpath To Hell” è così acre e pungente che viene di conseguenza immaginare che Daniele Lupidi (Hateful, Valgrind, ex Recreant) & Co. abbiano passato ore e ore a navigare nel profondo underground, alla ricerca di quelle sonorità così tanto amate, ancora oggi, dagli appassionati del death metal più decomposto. Non a caso, peraltro, il platter è marchiato Butchered Records, etichetta statunitense specialista nel genere.     

L’incipit cimiteriale dell’opener “Flogging Deathstorm Of Pain” è l’ideale inizio di un viaggio nell’oltretomba, ove si viene sballottati qua e là con veemenza dalla potenza erogata dai tre, davvero abili a non far pesare la mancanza di uno/due musicisti in più. Del resto, Alberto Dettori (Imposer, Mad Maze, Recreant, ex Unbirth) arrotola e stritola le membra con la forza del suo basso, riuscendo a coprire con efficacia i buchi che, eventualmente, dovesse lasciare aperti la chitarra di Lupidi. Inoltre, Marcello Malagoli (Hateful) si dimena come un ossesso coprendo i ritmi dal death’n’roll al grind, riuscendo a dotare il sound dell’ensemble di una certa varietà; senza cioè assestarsi su quei quattro/quarti accelerati che, alla fine, provocano un po’ di noia. Una mobilità, questa, che si può apprezzare, pure, nella successiva “Epidemic Madness” la quale, più che all’Europa, rimanda ai primordi in cui compivano i primi passi Possessed e Morbid Angel. Dei ‘bei’ toni tetri e oscuri fanno capolino in “The Darkest Of The Graves”, ove si miscelano in contemporanea riffoni doom e furibondi blast beats. Riffoni che formano l’ossatura portante dell’ossianica “Dead Dominion”, gustosamente lugubre nel suo incedere malsano costellato da melodie malate. Le mortifere pulsazioni delle linee di basso caratterizzano “Embracing Death”, che raggiunge, a intervalli, picchi di violenza (sonora) assoluta. “Liar In Darkness”, ed è hardcore condito con il growling. A proposito di ciò, la monotonia delle linee vocali è una peculiarità intrinseca allo stile dei Nostri, che ‘deve’ farne parte, insomma. Anche se, alla lunga, un po’ di stanchezza la provoca. Ottimo il riff portante di “Beware Of The God”, trascinante e piuttosto originale che – semmai – potrebbe far venire in mente certi passaggi ‘motörheadiani’ dei Bulldozer. In ogni caso è da apprezzare la consistenza compositiva del terzetto, in grado di metter su oltre quarantotto minuti di musica suddivisa in tredici canzoni: per una tipologia fra le più praticate e quindi inflazionate in ambito underground, non è affatto male! È vero che qualche song ha una struttura a volte ripetitiva, come “Freezing In Fire” e “My Desire” ma, nel complesso, “Caustic Deathpath To Hell” si dimostra tosto e coerente con se stesso; vedasi “Decorations For The End Of All Days” e “The Scaffold”, vere bombardate di materia corrotta sui denti.    

“Celebration To Death”, ben architettata nelle sue divagazioni armoniche, e “The Riding End”, sferzata da ondate di blast beats e repentini rallentamenti, chiudono un lavoro che non presenta elementi di novità ma che ha tanto... cuore e amore per il death metal dei Padri fondatori. Una passione che rende l’opera, anche per quanto riguarda la produzione, assolutamente al di sopra della media della categoria musicale.

Daniele “dani66” D’Adamo


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Tracce:
1. Flogging Deathstorm Of Pain 2:39     
2. Epidemic Madness 3:13     
3. The Darkest Of The Graves 3:49     
4. Dead Dominion 4:44     
5. Embracing Death 2:48     
6. Liar In Darkness 2:55     
7. Beware Of The God 5:26     
8. Freezing In Fire 2:26     
9. Decorations For The End Of All Days 2:45     
10. The Scaffold 5:14     
11. My Desire 2:35     
12. Celebration To Death 5:39     
13. The Riding End 4:27         
    
Durata 48 min.

Formazione:
Daniele Lupidi – Chitarra/Voce
Alberto Dettori – Basso/Voce
Marcello Malagoli – Batteria/Voce
 

 
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