Recensione: Cemento Armato

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Musica dura e diretta quella proposta dai veronesi EX, come dimostra un artwork minaccioso e le sei sillabe di un titolo dalla scansione rocciosa.
La band si forma nel 1997 dal sodalizio di musicisti attivi in ambito rock a livello nazionale fin dai primi anni Ottanta (tra cui Spitfire, Exile, Vertigo, Slan Leat). Sulla loro pagina fb si presentano senza falsa modestia: “Un chitarrista che ha metabolizzato tutto il rock degli ultimi 40 anni, un bassista che senza paura fa acrobazie tra hard funk, metal e crossover, un batterista in grado di accarezzare le orecchie ma anche di sfondare le pelli, un cantante che non sbaglia una nota e che spara a zero sulle contraddizioni che dobbiamo vivere ogni giorno.
Il sound proposto oggi dagli EX è vicino all’heavy metal tout court, ma il combo italiano “nel tempo ha ottenuto un suono essenziale e personale, frutto anche dello sforzo di allontanarsi e rendersi indipendenti dai modelli rock classici, sia stranieri che nostrani”. Parlare di spaghetti rock risulta eccessivo, va lodato, semmai, l’ottimo guitarwork presente lungo il minutaggio dell’album, che da questo punto di vista non ha niente da invidiare a platter di band più rinomate.
La personalità mordente degli EX è a 360 gradi e ne pervade il songwriting, rigorosamente in italiano. Non c’è miglior chiosa a riguardo di quella degli autori: “I testi dei brani, tutti originali, sono scarni e immediati: quello che conta è che possano amalgamarsi all’impatto della musica e quindi trasmettere tutta l'energia necessaria”.
I temi vanno dall’insofferenza delle convenzioni sociali a situazioni quotidiane di periferie degradate, alla passione per la musica; ma si parla anche della vita di strada e dell'insofferenza per l’ipocrisia e il perbenismo.
Non manca nemmeno una vena ironica, a partire dall’intro à la Elio e le storie tese, che accusa il rock di essere semplice rumore, per arrivare all’intransigenza culinaria di anche “I shot the chef”.
Da segnalare “Sfiorando Icaro”, ricca di citazioni maideniane nei testi. Come già ricordato, gli assoli e le ritmiche di Stefano Pisani sono gustosi e vero punto di forza dell’album; così anche il basso di Gabriele Agostinelli, che però non brilla al microfono. La sua prova come cantante punta tutto su una sana attitudine rock, ma sono evidenti i limiti di range vocale ed eclettismo.
A fronte di una produzione più che valida e del discreto livello del full-length nel suo complesso, tra i difetti principali dell’album spiccano i testi de “Il re”, troppo tirati anche per una band anticonvenzionale come gli EX.
In definitiva Cemento armato è un disco consigliato agli estimatori del metal d’antan, ma che ha ancora qualcosa da dire… e lo dice come un pugno in faccia.

 

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

 
70