Recensione: Chaos And Harmony

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Dopo circa sette anni dalla loro entrata in scena, dopo aver prodotto “From Pain To Pleasure”, demo del 2011, “Illusion of Time” ed “Enter Of madness”, EP rispettivamente del 2013 e del 2014, i Bretoni Yugal esordiscono con il loro primo Full-length: “Chaos and Harmony”, autoprodotto e pubblicato il 28 ottobre del 2016.

Il nome Yugal deriva dal Tibetano e racchiude in se il significato del dualismo universale: gli estremi non corrono su binari paralleli senza incontrarsi mai, ma, al contrario, s’intersecano e si compenetrano sfumando i propri contorni.

Il combo francese esprime questi concetti, sia nel titolo del nuovo album, sia attraverso la propria musica.

I temi rabbiosi, oscuri e gravi del Death e del Thrash Metal, uniti alla spregiudicatezza dell’Hardcore, rappresentano il caos, ossia il disordine inteso anche come vuoto sociale, mentre l’armonia si esprime attraverso le partiture derivanti dalla grande cultura musicale del Medio Oriente.

Tali elementi, che paiono uno l’opposto dell’altro, sono fusi in un tutt’uno, all’apparenza in modo semplice e spontaneo, in realtà risultato di un intenso e ragionato lavoro.

Tutta l’opera è permeata da momenti acustici particolarmente emotivi e luminosi, paragonabili ad “un ventaglio in un giorno afoso” (dal cantastorie delle mille e una notte), intrecciati con altri burrascosi e pesanti per mezzo di un telaio di riff dal tenore viscerale, ma al contempo energico, con il quale gli Yugal tessono trame continuamente cangianti, atte a dimostrare che il caos e l’armonia non possono esistere disgiunti.

Senza virtuosismi eccessivi o fini a se stessi, il songwriting colpisce l’ascoltatore come il “Khamsin”, il tenace vento che soffia nel deserto del Sahara per cinquanta giorni di seguito, mettendo a dura prova ogni essere vivente che vi s’imbatte; non a caso questo è il titolo del brano d’apertura dell’album: una melodia strumentale affascinante ed esotica, ma al tempo stesso oscura e minacciosa che ben introduce il resto delle tracce.

La prima metà dell’album è imperniata sulla gravosità e sulla potenza del tempo medio, ottenuta con ritmiche serrate essenziali e dinamiche, tenute in equilibrio da una voce collerica e minacciosa, contrapposta ma al contempo unita alle melodie acustiche. Queste s’insinuano nell’anima creando giochi di luce psichedelici che trasmettono sensazioni di speranza: non tutto cadrà nel baratro dell’oscurità.

Queste percezioni sono esplicitate nella famelica “Once upon a Lie”, nella magnetica “Heavy Mental” e nelle muscolari “From This Day I Will Rise” e “Dogma”.

Con “Illusion of Time” gli Yugal variano d’intensità, premendo un po’ sull’acceleratore per giocare con la velocità Thrash ed il Mid-Tempo Groove.     

Una pausa è concessa con il secondo brano strumentale, “Interlude”, un momento acustico che infonde calma dentro la tempesta.

Poi l’aggressione sonora riprende senza compromessi: “Silence Is Golden”, “Lost Mind” e la conclusiva “Chaos And Harmony” sono condotte in modo eclettico e robusto anche nelle sonorità più melodiche, devo dire, però, in modo un po’ eccessivo ed articolato a scapito dell’immediatezza.

I testi pongono riflessioni sulle paure, sulle ansie, sui valori, ma anche sulle follie e le incoerenze dell’essere umano, criticando in modo esplicito i mali della società quali la guerra, la plutocrazia globale e l’egoismo in generale che porta alla miseria.

Con “Chaos And Harmony” gli Yugal ottengono un buon risultato, grazie alla loro capacità tecnica - compositiva e ad una cultura musicale molto aperta. Queste doti consentono loro di muoversi su più piani, senza porsi limiti o barriere, riuscendo a fondere due realtà musicali che solo all’apparenza sembrano agli estremi, creando qualcosa di unico. Bravi!!! Attendiamo la prossima uscita.

 
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